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La natura di Arp / Peggy Guggenheim Venezia

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Come possiamo pensare alla scultura  “liquida” senza non pensare a Arp, queste forme che sembrano uscite fuori da un’immersione della materia “plastica” per scivolare sul contatto della pelle, senza incontrare ostacoli o ruvide superfici.

Le forme di Arp cambiarono l’idea della costruzione di una scultura che aveva allora.

All’epoca il lavoro sulla scultura e la massa di partenza era il pieno, l’informe il non detto, per raggiungere la finezza del dettaglio del rappresentazione di forme animate dall’investimento di una storia e narrazione interconnessa. Invece le opere di Arp sono il pieno che non si svuota della massa, anzi delimita la massa piena in una ricerca di delimitazioni nuove. Il blocco di partenza si assottiglia si arrotonda, ma quello che l’artista mette in evidenza è solo la proiezione di una manipolazione non per sottrazione, ma per contenere l’energia in curvature infinite.

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Ritratto di Arp, ca. 1926 Portrait of Arp, ca. 1926 Courtesy Stiftung Arp e.V., Berlin/Rolandswerth

Egli è stato uno dei fondatore del Dadaismo nella Svizzera in piena prima guerra mondiale all’età di 28 anni. Quello che lui incarna è uno dei fondamenti del dadaismo il senso di libero fare in cui non esistono schemi stabiliti in cui persista un ordine.

Arp è esposto alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, che custodisce delle opere fondanti di Arp, grazie alla lunga amicizia che ha legato Peggy Guggenheim ad Arp. Nel 1954 Arp vince il Gran Premio per la scultura alla Biennale di Venezia e ci sembra decisamente adeguato che sessantacinque anni dopo i visitatori della Biennale di Venezia del 2019 abbiano l’opportunità di conoscere la sua opera.

La mostra La natura di Arp alla Collezione Peggy Guggenheim, è stata esposta in precedenza al Nasher Sculpture Center. Ideata e organizzata dalla curatrice Catherine Craft.

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La natura di Arp / The Nature of Arp 13.04. – 02.09.2019 l Peggy Guggenheim Collection Matteo Defina©Photo

Una poesia di Arp del 1931, Configurazione Strasburgo, inizia con apparente semplicità: “sono nato nella natura”.  Quello che mi sembra di comprendere è che in quella semplice frase vi è un concentrato di azioni per realizzare la sintesi che Arp opera sulla forma e sulla scultura; se la natura è così complessa e diversificata in quelle variazioni impossibili da descrivere e da realizzare pari passo, allora perché non raggiungere una “sintesi interpretativa”.

L’organico che fluidamente si riversa nell’astrazione del pensiero di questo artista, la morbidezza della scultura, non è per adempiere al contrasto della  materia che si presenta rigida come il legno, ma è per sovvertire quell’essenza rendendo omaggio al concetto a cui anela la forma.

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La natura di Arp / The Nature of Arp 13.04. – 02.09.2019 l Peggy Guggenheim Collection Matteo Defina©Photo

Quella stessa morbidezza la possiamo trovare in Mirò, Tanguy e Moore che costruiscono nell’aria i volumi morbidi, in Arp raggiungere l’essenza smussando una forma che non crescerà e risulta il condensato di qualcosa che non si allungherà, non si piegherà, rimarrà in “procinto di”. La sua non è un’operazione di concentrarsi su “surrogati”, ma di liberare la natura dalla duplicazione attraverso un passaggio creativo ed estetico. Il suo lavoro anche se appare fluido comporta un forte senso di stabilità, perché parte da principi di conoscenza ascrivibili alla relazione tra umano e natura.

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Jean (Hans) Arp Concrezione umana Human Concretion, 1934 Marmo (scolpito prima del 1949) / Marble (carved before 1949) 33.7 x 40.6 x 39.4 cm (13 1/4 x 16 x 15 1/2 in.) Chrysler Museum of Art, Norfolk, Virginia Donazione Walter P. Chrysler Jr / Gift of Walter P. Chrysler, Jr. 71.3208 © 2019 Artists Rights Society (ARS), New York/VG Bild-Kunst, Bonn / © Jean Arp, by SIAE 2019 Photo: Ed Pollard/Chrysler Museum of Art

Oggi Arp è sicuramente più conosciuto come scultore, ma ottiene i primi successi con i rilievi, oggetti in legno dipinto montati a parete a metà tra pittura e scultura. Lavora molto sulla carta, producendo collage, disegni, stampe e libri adottando il ricamo e tessitura come forme d’arte proprio per non essere relegato in confini stabiliti.

Sulla carta le campiture definite dalla matita si riempiono o si assottigliano a seconda che la forma incastra un’altra figura come un libero movimento sulla superficie bidimensionale dove la matita e la tempera nera sono sullo stesso piano di costruzione.

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Jean (Hans) Arp Senza titolo (dessin déchiré) Untitled (dessin déchiré), 1934 Collage di carta strappata, inchiostro e matita Collage with torn paper, ink, and pencil 24.5 x 22 cm (9 5/8 x 8 11/16 in.) Stiftung Arp e.V., Berlin/Rolandswerth © 2019 Artists Rights Society (ARS), New York/VG Bild-Kunst, Bonn / © Jean Arp, by SIAE 2019 Photo: Wolfgang Morell/Stiftung Arp e.V., Berlin/Rolandswerth

Dopo aver lavorato per un decennio con il vocabolario di forme riconoscibili nei rilievi degli anni Venti, Arp passa a opere di vario formato che sembrano ancora legate all’astrazione, come Costellazione 1928; e Oggetti organizzati in base alla legge del caso III; Configurazione simmetrica 1931. Nel 1931, quando scrive Configurazione Strasburgo, pubblica À propos d’art abstrait (A proposito d’arte astratta) in cui critica la vanità e la stupidità umane e la follia dell’arte figurativa: “Amo la natura, ma non i suoi surrogati. L’arte illusionista è un surrogato della natura”. Include nel suo attacco il concetto stesso di astrazione, cui oppone un nuovo termine: “concreto”.

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Jean (Hans) Arp Pianta-martello (Forme terrestri) Plant-Hammer (Terrestrial Forms), 1916 Legno dipinto / Painted wood 62 x 50 x 8 cm (24 ½ x 19 ½ x 3 1/8 in.) Collection of the Gemeentemuseum Den Haag © 2019 Artists Rights Society (ARS), New York/VG Bild-Kunst, Bonn / © Jean Arp, by SIAE 2019 Photo courtesy Gemeentemuseum Den Haag

La sua concretezza è data che le forme astratte che non hanno avuto un modello di riferimento, sono comunque concreti come una foglia, ciò che viene realizzato assume il ruolo di essere un coscienza realizzata. L’astrazione si assicura un campo di apparenze  inteso come privo di sostanza; forse poteva assurgere come ad Aristotele, come il punto d’inizio per la ricerca della verità, ma per Arp questo non poneva nessuna curiosità, perché la verità come tale poteva essere sovvertita.

Per Arp: “l’arte è un frutto che nasce nell’uomo, come un frutto su una pianta o il bambino nel ventre della madre”.

Quello che risulta affascinante per lo spettatore è che l’occhio cerca di percorrere i profili della materia dei “rilievi”, come colore e forma; esse arretrano o avanzano rispetto al piano d’appoggio sul muro come fossero incuneati tra loro senza comprendere dove inizia uno e finisce l’altro colore- forma. E’ la bellezza di tutto ciò, sta non nell’osservazione frontale, ma in quella obliqua, mettendosi di lato o guardando verso l’alto l’opera. Il visitatore coglierà quello stare in perfetta sintonia con la fisicità della materia senza far prevalere questo rispetto al cromatismo.

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La natura di Arp / The Nature of Arp 13.04. – 02.09.2019 l Peggy Guggenheim Collection Matteo Defina©Photo

Avviene virtualmente anche vedendo i disegni di Arp, perché anche se si concentra sulla definizione dei contorni e delle forme chiuse, è la sottotraccia del disegno della matita che sdoppia il lavoro compositivo e l’occhio attento si sposta sui lati dell’opera e guardandola di lato, la materia della carta si muove e si percepisce il peso della matita rispetto alla fluidità dell’inchiostro del colore. L’illusione è che l’artista lavori nel disegno utilizzando forme ritagliate rendendo questo parallelismo ancora maggiormente comprensivo.

Sebbene i rilievi di Arp siano tra le sue opere più note, pietra miliare del Dada e del Surrealismo, le loro origini e primi sviluppi rimangono sorprendentemente oscuri.

Sono realizzati con pannelli di legno tagliati (di solito da un falegname) nelle forme curvilinee irregolari e sovrapposti, avvitati dall’artista e poi dipinti. “Pianta-martello” è considerato il primo rilievo del 1916.

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Jean (Hans) Arp Scultura coniugale Marital Sculpture, 1937 Eseguita con Sophie Taeuber-Arp Executed with Sophie Taeuber-Arp Legno segato e lavorato a tornio / Lathe-turned and sawed wood 39 x 26.8 x 26.2 cm (15 3/8 x 10 1/2 x 10 5/16 in.) Stiftung Arp e.V., Berlin/Rolandswerth © 2019 Artists Rights Society (ARS), New York/VG Bild-Kunst, Bonn / © Jean Arp, by SIAE 2019 Photo: Delfanne Photography/ Stiftung Arp e.V., Berlin/Rolandswerth

Il passaggio alla scultura segna il passaggio ad un’intensità del pensiero nella ricerca dell’artista. La svolta che avviene negli anni ’30 risulta comunque oscura, anche se si pensa che con la constatazione che il collage era una forma artistica deteriorabile il passaggio ad una forma più duratura possa essere uno dei motivi.

Quello che colpisce nella produzione scultorea di Arp è l’effetto di sorpresa; la scultura racchiude la meraviglia di quando, spostandosi, si osservano i volumi modificarsi tanto che lo spettatore si trova a dover scegliere se essere risucchiato dentro o mantenere la distanza di “sicurezza” per  poter toccare tutti i punti possibili della superficie della scultura.

Il punto di vista dominante comunque sussiste in ogni opera realizzata attraverso la scultura, ma in Arp si disperde nella molteplicità per quanto riguarda le sue sculture .

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Jean (Hans) Arp Dafne Daphne, 1955 Gesso / Plaster 122.4 x 39 x 30 cm (48 3/16 x 15 3/8 x 11 3/4 in.) Stiftung Arp e.V., Berlin / Rolandswerth © 2019 Artists Rights Society (ARS), New York/VG Bild-Kunst, Bonn / © Jean Arp, by SIAE 2019

Poi come è trattata la superficie per Arp, egli  non sceglie una riflettanza eccessiva sulla superficie,  diversamente da Brancusi che lavorava sulla massima  lucidità per far emergere  come diceva lui l’intensità dell’opera.

La modernità delle sculture di Arp è qualcosa che in modo sottile s’insinua nella perdita della materia che non è una scelta per raggiungere maggiore leggerezza, ma per scaturire una memoria di forme futuribili di tempi non ascrivibili in un’estetica riconoscibile. Tutto nella scultura diventa massa sovrapposta e accumulata in un dettaglio minimo necessario per realizzare il pensiero dell’artista e questo stare su una massa che non è contenibile determina una forma osservabile in un’espansione nello spazio, anche se data da misure ridotte. Questo è la parte misteriosa del lavoro di Arp che si dilata pur stando in un’azione centripeta dove le morbidezze non sono delicatezze, ma spinte a contenere il pensiero dello sguardo.

La natura di Arp / The Nature of Arp

13.04. – 02.09.2019 l Peggy Guggenheim Collection Venezia

http://www.guggenheim-venice.it/exhibitions/arp/index.html

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"lasciate nel sole questo brillare di stelle, come libere parole donate la luce, accompagnatele dove loro vogliono andare / let the dazzling stars shine, like words, to accompany them wherever they choose to go"

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