Cibo, Il doratore dell'isola
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1.2 La maledizione di Ècric

Seconda Parte.
La maga per placare il suo desiderio di vendetta rincorse nella foresta il canto di Chantal, che non aveva compreso cosa fosse accaduto al suo amato. La sposa fu avvolta nel vento creato improvvisamente da Ècric per spogliarla di ogni veste e portarla dall’altra parte dell’emisfero, nella terra dell’Isola di Pasqua. Chantal fu trasformata in una statua, distesa su seta morbida…..

 

William Hodges, L'isola di Pasqua

color perla, ceruleo era il manto che le copriva parte del corpo e avrebbe dovuto guardare sorridente quella natura che per molto tempo sarebbe stata sua compagna.
Jean-Baptiste doveva custodire questo segreto, non poteva raccontarlo a nessuno della corte o a nessun’altra persona, fosse un borghese o un povero abbandonato sulle strade della bella Parigi, perché chi ne avesse parlato si sarebbe trasformato in animale, di stupende forme e colori, ma non sarebbe stato in grado di parlare, se non per raccontare favole, questa era l’unica maniera per poter essere liberati da questo incantesimo.
Quello che l’artista decise di fare era un sortilegio buono. Usando l’arte del disegno, preparò dei cartoni per realizzare uno splendido arazzo in cui rappresentare gli uomini che erano stati trasformati in animali, che avrebbero visto il Re e la sua corte. Quest’arazzo fu commissionato dal Re per intercessione di una donna colta e bella che frequentava i salotti parigini di artisti, letterati e filosofi, di nome Madame de Fleurs.

 

Giovane ragazza con scimmia

Jean-Baptiste le aveva solo raccontato che voleva fare un arazzo magico, diverso dagli altri,
che con un solo sguardo poteva far materializzare persone di terre lontane. Il filato scelto aveva colori dorati, ed egli creò un tessuto così ricco di materia che il palazzo rappresentato sembrava uscire dalla stoffa e diventare attraversabile. Negli spazi vuoti di questa misteriosa architettura vivevano e si muovevano diversi animali che venivano da terre lontane e sconosciute, come l’Unicorno bianco che volgeva lo sguardo verso l’ombra del suo corpo proiettata sulla Gru blu. Mentre la Gru blu stava reclinata al centro del disegno sopra un basamento di marmo, da cui s’innalzava una colonna a forma di grifone alato col capo rivolto verso il basso, un bellissimo uccello dai colori ambrati dei paesi caldi, un pappagallo color rosso ramato, muoveva il becco sul suo capo fino al collo, come in una danza che annunciasse anzitempo qualcosa che stava per accadere, le favole raccontate dagli animali a Ècric. L’incantesimo poteva essere vinto, vi era una possibilità di liberare Chantal dalla sua condizione statuaria, che la bloccava nell’impervia e nascosta Isola di Pasqua, e di ridare forma umana agli animali incatenati da Ècric. “Così la maga si pronunciò: Se ciascun animale, presente nel palazzo, e imprigionato nel cerchio dei portali maestosi, sarà in grado di raccontarmi una favola che mi alletti il palato e il gusto, allora io li libererò dall’incantesimo, ma non li farò riapparire umani nella Parigi del Re, bensì si troveranno nell’Isola di Pasqua e lì potranno provare, senza essere da me ostacolati, a liberare la bella Chantal. Questo sarà concesso a tutti gli animali, sempre se saranno in grado, con le loro parole, di farmi “degustare con la mente”, romperò l’incantesimo e saranno nuovamente umani e si ritroveranno liberi insieme sull’isola. All’ultimo darò un’occasione anche alla bella Gru blu, se ancora vorrà rifiutare la mia passione”.
Una nobile donna questo aveva bisbigliato all’orecchio di Baptiste, prima che Ècric la trasformasse nello splendido Unicorno bianco.

 

Unicorno

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