Arte di scrivere, Scrittura
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La gomma da masticare

Marta sentì qualcosa di strano che le oltrepassava la sua pianta del piede sinistro che sorreggeva il peso dell’altra gamba accavallata mentre era distesa sull’erba; l’ascolto del leggero…. formicolio le fece osservare i ciuffi verdi delle foglie che spuntavano attraverso le dita dei piedi. Erano piedi morbidi di latte perché nei suoi primi cinque anni, ancora il latte materno gli scorreva nel corpo come i primi giorni dopo la sua nascita, quando fuoriusciva con vigore dal seno della madre che le detergeva la pelle con un batuffolo di cotone.

Marta diceva che stando distesa sulla terra, riusciva a vedere nello stesso tempo ciò che era lontano, come il cielo, e ciò che era vicino, come quelle piccole e veloci formiche che attraversavano le sue gambe come fossero le montagne e nuotavano come nei fiumi d’acqua della rugiada che l’umidità del sottobosco si posava sulla sua pelle.

 

Formiche

 

Quel giorno aveva scelto l’ombra di quel grande albero che copriva il cielo per osservare le formiche che nervosamente cambiavano direzione ad ogni ostacolo che lei le frapponeva. Seguì con lo sguardo una di essa che si era arrampicata sulla corteccia dell’albero; vide un liquido biancastro sgorgare dalla scorza dell’albero, lo toccò con un dito mentre un altro si appiccicava e succhiandolo sentì sul suo palato un gusto dolciastro ricco di sapori.

Riusciva a distinguere la meraviglia in quella dolcezza infinita tanto che il fiato le usciva

di bocca gonfiando le sue gote come bolle di sapone.

Vide, attraverso la sua lente d’ingrandimento, che anche alla formica piaceva questo liquido biancastro e di questo Marta n’era sicura, perché con la sua lente arrivava a scoprire lo stupirsi di tutto ciò che osservava.

Si accorse che tutto il tronco era pieno di questi fili sottili e bianchi del liquido che scivolava fino alla radice per poi allargarsi in piccoli cerchi che la terra raccoglieva.

 

Alberi

 

Marta non voleva immaginare il liquido prezioso consumarsi nella terra assorbendosi, allora si mise a raccoglierlo nella sua scodella, pensando al latte riscaldato e a quanto le piacesse. Costruì allora una piccola montagna di rami molto simile ad un vulcano e ci pose in cima la sua tazza, accendendolo con lunghi fiammiferi che il nonno usava per la sua pipa un fuoco alla base. Dal fuoco un fumo di muschio acre incominciò a uscire e con un bastoncino di legno mescolava il suo liquido che divenne primo una crema e poi si trasformò in una pasta sempre più morbida. La sua curiosità fu soddisfatta quando incominciò a masticare quella gomma saporita che era diventata; era dolce e sapeva di legno, di muschio e anche di fragoline. Alla fine il fiato del suo stupore soffiò nella pasta e ne venne fuori una sfera grande e trasparente che come un mappamondo ondeggiava di fronte a lei. In quel mondo piccino Marta era riuscita a racchiudere tutti i suoi sapori più cari della sua vita che era ancora all’inizio ma infinitamente ancora segreta.

 

Specchiarsi

Paola Ricci © Photo

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