Architettura & Design, Concept, Filosofia
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La contemplazione / III

“Tutto è disposto in modo che il peggiore di tutti i gusti, il gusto dell’assoluto, venga crudelmente nutrito e se ne abusi sinché l’essere umano impari a mettere un po’ di arte nei suoi sentimenti e preferisca tentare con l’artificio, come fanno i veri artisti” Nietzsche.

La natura e l’artificio possono essere posti a confronto  riguardo la  “contemplazione” ?

Recentemente si è affermato, sempre tra gli scienziati, la necessità di porsi nei confronti della natura in termini olistici, perché l’insieme è maggiore (o comunque diverso) dalla semplice somma delle parti analizzate separatamente l’una dall’altra.

In teoria tutti i processi cosiddetti artificiali non sono altro che la riproduzione di processi esistenti in natura.

La contemplazione della natura comprende anche l’integrazione di sistemi dell’artificio che portano la conoscenza e l’intuizione nella produzione di nuove ricerche e nuovi sistemi costruttivi in campo fisico, matematico e ingegneristico, come la visione del flusso di un fiume è assimilabile ad un acquedotto.

 

Paola Ricci © Photo

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Oppure lo studio, ormai in uno stato avanzato di sperimentazione, di nuove tecnologie che sfruttano artificialmente il meccanismo della fotosintesi. Contemplare una foglia diventa “un’ermeneutica dell’occhio” nel nostro elaborare conoscenze che alimentano anche e soprattutto il benessere corporale, affinché rimanga in contatto diretto con la Natura.

Allora occorre fare della contemplazione la concezione di una “scrittura di testi visuali”,  o di “codici contemplativi” per poter portarci fuori da schemi mentali che risultano spesso ripetitivi e retorici.

 

Paola Ricci © Photo

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