Architettura & Design, Concept
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La contemplazione /II “Utsikten”

Noi cosa vediamo oltre le montagne quando le raggiungiamo?

Noi con le dita protese nel cielo cosa potremmo disegnare di loro?

Nel trattato di pittura Leonardo ci parlava della figurazione delle Alpi, monti e colli, dicendo che…. il pittore deve mostrare: “ la sommità dei monti”, “l’herbe che vi nascono” e “ le falde e rotture delli ruginosi scogli”.

In Norvegia ci sono 18 strade nazionali turistiche che si sviluppano nella bellezza della natura, con i loro 2059 km che si trovano tra Varanger e a Jæren.

Quelle strade sono state costruite nella natura, sembrano fatte solo per fare percorrere le macchine, i mezzi pesanti, le moto e per congiungere i luoghi distanti tra loro. Invece possono diventare dei luoghi per raggiungere i “viewpoint”; questa parola in inglese ci trasporta subito nei sensi dell’uomo che vanno in contro alla natura. La traduzione è “punto panoramico”, è il “belvedere”, dove i nostri sensi vivono in contatto col bel – vedere, osservare la natura come entità autonoma dall’essere umano e da rispettare la sua autorevolezza nel mostrarsi a noi.

Photo © Bjørn Andresen

Photo © Bjørn Andresen

Questa parola inglese è “costruita” con due nomi attaccati e il vedere ci induce a trovare i “punti” dove lo sguardo si soffermi e che dia l’avvio a quest’azione che è la “contemplazione”.

Ora incominciamo a percorrerne una la n.13 nella zona chiamata Gaularfjellet, attraversando le montagne tra i comuni di Balestrand, e Moskong. Prima la strada segue il fiordo Vetlefjorden e poi sale su per le montagne per il punto più in alto della Gaularfjellet.

Questo punto, chiamato “Utsikten” che significa proprio “vista”, si raggiunge dopo la serie di 9 tornanti; è sempre stato lì accanto alla strada che continuava il suo percorso nella parte superiore della salita dal Vejlefjord. Un posto che era lì per essere nella calma della natura donato alla nostra vista nel suono del suo silenzio da ascoltare; l’uomo ponendosi nel rispettoso ascolto della natura sente come piccola la sua entità rispetto a quello che lo circonda. Salire, risalire verso l’alto nel tentativo di toccare il cielo, ma non scordarsi di dare uno sguardo verso le montagne e le valli profonde e lasciando ormai la vista dell’acqua del fiordo al ricordo conservandolo alle spalle, tra le montagne Dragsvik e il Sognefjord, alte tra i 1550 metri sul livello del mare.

 Photo© Jarle Wæhler


Photo© Jarle Wæhler

Ora il luogo si arricchirà di una struttura architettonica, dove il coraggio del pensiero rispetta la natura e costruisce un emergere di materia nell’aria, nel vuoto che si arricchisce per vedere lì in fondo verso la valle. Appare come una “piattaforma” per permettere di protendersi nel vuoto, ma quello che hanno pensato lo studio Code di Architettura, con base a Oslo, è di sorreggerla nell’aria. Creato nel 1997 lo studio Code aveva già realizzato un altro progetto ed eseguito in un punto d’osservazione nell’isola Senja a Nord della Norvegia.

Quello che appare forte è  la supremazia, senza prevaricazione, dell’estetica, dove l’equilibrio tra la Natura  e l’Arte si manifesta  come opera dell’uomo che si rivela.

Arkitekt Code Photo ©Eivind Nygaard

Arkitekt Code
Photo ©Eivind Nygaard

La struttura è una superficie di cemento di forma stellare, con gli angoli che puntano verso nord, sud e ovest. Ogni angolo è intagliato nel vuoto permettendo di “abitare” nel paesaggio; lo spazio sarà condiviso per “contemplare” la vista, ma anche quello di “vivere” lo spazio per eventi nella parte poggiante per terra come fosse un teatro di tradizione antica come quelli dove si manifestavano le tragedie greche. Qui però i tre elementi stellari si ergono nell’aria, dove le scalinate del teatro greco si appoggiavano sulla terra e si arrampicavano al suolo. Qui sembra che scompaia la forza di gravità e potrai alzarti verso l’aria in una sospensione “strutturata”.

Saranno allora i colori della natura che ti arriveranno al viso senza intercessioni di altro come pure connessioni tra pelle e forma del corpo si attaccheranno al tuo stare proteso verso di loro e prima di dimenticarli dovrai scendere a terra e non vorrai riprendere la strada con quella macchina che ti ha portato fino a lì, una parte di te l’avrai lasciata lì quella “vista” che ti mirerà nella notte come la prima volta che i tuoi occhi l’hanno guardata.

“ Sentire non è in alcun modo conoscere, è lasciare alla cosa sentita il suo potere e il suo mistero. E’ involversi, quindi è mancare di punto divista; o si percepisce lo spazio per conoscere la sua prospettiva, o si sente il luogo per provare la propria immanenza e la propria opacità. Il sentire sta al conoscere come la carezza al palpare, come il soffio- la sospensione della parola e il suo tessuto fisico- sta al messaggio linguistico, come il momento di attrazione o di sgomento sta alla stasi dell’”io penso” e alla rappresentazione che ne risulta”. Erwin Strass

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