Archeologia dell'alimento, Cibo, Ricetta dello Chef
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La collina gialla

Le narrazioni antiche ci riportano di  alcuni viaggiatori, sui cammelli, che portavano latte nelle sacche e dopo lunghi viaggi trovavano depositato delle masse solide che erano il risultato dei continui movimenti della sacca durante il viaggio. Nutrendosi di questi “pani”, dal gusto piacevole, si accorsero che toglieva a loro la fame.

Anche le divinità parlavano di questa morbida crema compatta, per essere spalmata come una delizia. Nelle scritture sacre induiste, Veda che risalgono al 1500°.C., si parla che veniva gettato nel fuoco come offerta sacrificale, il calore scioglieva la sostanza per disperdela nella fiamma. Gli Egizi, usavano quello ricavato dalla pecora o capra e ancora oggi lo chiamato il “burro arabo”.

 

Il nutrimento del burro è qualcosa che è radicato nella terra,  il latte della mucca è l’alimento che cambia  nel come la terra fa crescere l’erbaggio. Il burro spalmato sul pane  è l’alimento che racchiude la purezza antropologica del femminile. Nel quadro, “La donna che prepara il pane con il burro per il bambino” di Pieter de Hooch del XVII sec., la ritualità del gesto è avvolto nell’atmosfera enfatizzata dalla luce che entra dalla porta aperta nel fondo del dipinto. La luce si appoggia sul fondale, dove le quinte di una casa, vista dall’interno, appaiono come l’interno di una chiesa. Il gesto è bilanciato, la donna  prende il burro e con l’altro braccio tiene il pane.

 

Pieter de Hooch "La donna che prepara il pane con il burro per il bambino"

Pieter de Hooch “La donna che prepara il pane con il burro per il bambino”

La variazione del colore del burro è qualcosa di magico, non riesci a definire i confini di dove il bianco si mescola col giallo e viceversa, rendendo la gamma di una delicatezza infinita come se l’occhio giocasse a catturare l’aspetto distinguibile, e anche le stagioni giocano a cambiare il colore del burro,  dall’estate all’inverno  l’erba cambia ed è quello che “colora” più intenso o no il bianco del latte.

 

Paola Ricci ©Photo

Paola Ricci ©Photo

La magia della pennellata, nel quadro di Antoine Vollon del 1875-1885, è data dal sembrare come presente la spatola, riempita di pastosità, nel preciso momento che lo si osserva, come uno “still life fotografico”; la presenza della luce è data dalla bellezza del cangiare il giallo, tra ombre e volume, muovendo a tutto tondo l’osservatore sulla superficie del quadro. Sembra di toccare quel burro, di poter prenderlo e stenderlo direttamente sul pane fresco del mattino e per fare colazione insieme al pittore.

 

 

 

 

 

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