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La Caccia

alt="Marta Guerra"

Da un testo Anonimo.

La nebbia si stava alzando dal suolo, lasciando il terreno morbido e sensibile alla minima pressione. L’autunno si stava avvicinando e i colori ormai erano quelli del legno e non più la

tinta brillante del verdone; i cavalli si stavano avvicinando, il rombo degli zoccoli era un rumore sordo, annunciava l’imminente arrivo ancora prima che le grida dei cacciatori fossero udibili.

La cerva correva, il suo costato si gonfiava e sgonfiava ritmicamente, un ritmo che comunicava il pericolo in cui si trovava. Il primo destriero improvvisamente apparve, il cacciatore era chino sull’arcione sembrava che fosse sul punto di lanciarsi dalla sella, come un felino pronto a calare su una preda nello scatto finale, ma la cerva era ancora in leggero vantaggio.

I suoi piccoli zoccoli erano sicuri sul terreno silvestre, le foglie si alzavano al suo passaggio, ma ormai la stanchezza era evidente, come se una spina ad ogni respiro si stesse conficcando sempre più in profondità.

 

alt="Marta Guerra"

Photo©Marta Guerra

 

La foresta si stava aprendo e il gruppo di cavalieri si stava ricompattando, ormai erano certi del successo della loro caccia, ma fu in quel momento che una cosa accadde, un cambiamento nell’aspetto del paesaggio e proprio per questo il sole che solo un attimo prima filtrava attraverso le fronde, ora invece illuminava direttamente il volto degli uomini e gli accecava gli occhi rendendo impossibile vedere la lingua di terra spoglia che si allungava davanti ai loro occhi.

Quello che videro era uno spettacolo di pace e tranquillità, incontaminato e quieto, però la corsa non si fermò, anzi prese velocità e il ritmo sembrava quello di un tamburo, se qualcuno avesse osservato quello che stava accadendo, avrebbe visto una macchia rumorosa che sfrecciava per la prateria dirigendosi verso il vicino specchio d’acqua con una velocità tale che era chiaro che non si sarebbero fermati neanche all’idea di saltare nelle fredde correnti.

 

alt="Marta Guerra"

Photo©Marta Guerra

L’eccitazione pulsava nelle membra dei destrieri e gli uomini erano protesi come se da un momento all’altro stessero per spiccare il volo verso il nulla.

La cerva intanto stava volando tra i flutti e in quel momento il suo vantaggio cominciò ad aumentare, avendo lasciato gli inseguitori sulla riva in difficoltà mentre i cavalli s’impennavano, rampavano e non si muovevano dalla terra.

La creatura silvestre fuoriuscì dall’altra parte e scomparve.

Gli uomini si girarono e tornarono alla loro vita, senza dimenticare la cerva che era loro scappata.

 

alt="Marta Guerra"

Photo©Marta Guerra

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