Arte di scrivere, Viaggi
Leave a comment

La bellezza sgorga

alt="Connecticut"

Esisteva un roseto così fitto che anche d’inverno i bambini  dal giardino potevano spiare i passanti.  A maggio il verde intenso delle foglie stagliava i mille colori delle rose, il bianco, giallo, rosa fino al rosso sanguigno.

Le rose crescevano così alte e ricurve che racchiudevano il cielo in un cerchio e i bambini dicevano di trovarsi nel letto di un piccolo ma vasto vulcano. Era come se al di fuori del giardino non esistesse il mondo o che la vita scorresse con altri tempi, altri rumori e altre luci.

La luce  del giardino rimbalzava sui petali delle rose bagnate dalla pioggia estiva come piccoli specchi che mandavano messaggi morse. Il tempo scorreva al variare dell’intensità del colore che da ombroso e cupo diventava lucente e schiarito e poi con mestizia si caricava del calore del tramonto tra verdi d’oliva e i rosa incarnati per riposare nell’oscuro blu della notte distesa. Gli uccelli intrufolandosi tra i rami spinosi facevano echeggiare rumori insoliti e ingorde api si addormentavano nel calare del loro brusio nel cuore d’ogni rosa.

alt="Connecticut"
Fiori, case in Connecticut Paola Ricci©Photo

C’era una volta una bambina che in quel giardino aveva creato il suo mondo; quando usciva da casa per andare a scuola si dimenticava del suo corpo, mentre nel giardino, il suo corpo cominciava a dialogare con il mondo circostante. Imparò prima dagli  uccelli a modulare il suono, dalle api imparò a raccogliere il nutrimento e a conservarlo, dalla luce imparò a guardare il variare dei colori e a osservare le gradazioni. Con un vecchio specchio del portacipria della nonna parlava con la luce e con le cose invisibili.

Poi il suo sguardo si posò sulle rose e rimaneva in attesa di ricevere qualche parola per molto tempo e tempo ancora. Un giorno, quando il sole stava scomparendo, la madre la chiamò per rientrare a casa.  Allora prese un stelo di rosa e lo portò con se. Il giorno dopo lo mise nella cartella e si avviò a scuola.

alt="Roma"
Fiori, Composizione di Ciuri, Roma Paola Ricci©Photo

La maestra  la chiamò alla lavagna e con lo spavento sul viso si alzò dal banco.

Incerta e titubante nelle risposte, non riusciva a trovare la forza che provava quando stava nel suo giardino e nel tirare fuori il quaderno con il suo componimento da leggere si ferì con una spina della rosa.

Il sangue si distese sulla carta come una colata di tinte diverse che si intensificavano nel assorbirsi sulla carta e sulla pelle. La sua ferita lasciò allora una traccia visibile sulla pelle, rendendo  consentito il suo dolore e sentì la rosa nell’accaduto era svanita per emettere la sua voce alla maestra.

Facebook Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *