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John Ruskin (1819-1900) / Le Pietre di Venezia

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“ E’ mia convinzione che l’eccellenza di un artista, in quanto tale, dipenda interamente dalla finezza della percezione, e che questo sia ciò che un maestro o una scuola possono principalmente insegnare; sicché mentre le doti di invenzione distinguono un individuo dall’altro, le doti di percezione distinguono una scuola dall’altra” J. Ruskin, dal libro “Gli elementi del disegno”.

La grande mostra presente a Venezia al Palazzo Ducale espone per la prima volta, un pensatore e scrittore dell’arte nella sua veste di artista; la mostra ricrea, attraverso le sue opere, la vita dell’artista nei suoi innumerevoli viaggi in Italia e in Europa. La sensazione è di muoversi con lui, nelle diverse sale allestite al Palazzo Ducale in una dimensione “notturna”, permettendo allo spettatore, di dimenticarsi di essere in museo e di “viaggiare” nei luoghi sparsi per il mondo e che lui ha visitato e vissuto. Si diventa così dei “viaggiatori estetici” nel “guardare” attraverso un cannocchiale immaginario delle viste stupende.

 

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JOHN RUSKIN, Autoritratto, 1874
matita su carta, 254 × 204 mm scritta di Charles Eliot Norton:
J. Ruskin (se ipsum) del.; sul verso: J. Ruskin. His own drawing
of himself, 1873 or 4. C.E.N.
Not a good likeness
Lancaster, Ruskin Foundation (Ruskin Library, Lancaster University), inv. RF 991

 

John Ruskin fu un personaggio centrale del panorama artistico internazionale del XIX, ammirato da scrittori come Tolstoj e da Proust; capace di influenzare l’estetica dell’arte e dell’architettura e portando a riflessioni negli animi dei lettori senza definire i confini tra le diverse discipline artistiche del momento storico, e ravvivando così tutto il mondo intellettuale.

La mostra voluta da Gabriella Belli, come contributo alla conoscenza e al mito di Venezia, è curata da Anna Ottani Cavina e si sviluppa, tenendo conto della versatilità di Ruskin nei diversi campi, con cento opere a penna ad acquerello e a matita. L’eccezionalità è data anche dalla presenza di tutti prestiti internazionali e dalla presenza di alcune opere di Turner e altri, di cui lui riconosceva la rivoluzione che stava compiendo nella pittura.

“la natura ha dato un occhio particolare e un’immaginazione selvaggiamente bella” J.Ruskin su Turner.

L’arte di Ruskin si pone in un confine delicato, tra il sublime di Turner e l’astrazione matura rivolta alla luce, per riuscire a rendere reale quello che scrutava nei suoi viaggi nella natura che era fonte di vita, operando sulla carta e sui suoi taccuini di viaggio.

“ In quanto a me, preferisco insegnare il disegno affinché i miei allievi imparino ad amare la natura, che insegnare a guardare la natura perché imparino a disegnare” J.Ruskin. dal libro “Gli elementi del disegno”.

 

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JOHN RUSKIN, Aiguilles
di Chamonix al chiaro di luna, 1854-1856
tempera, biacca su carta,
105 × 166 mm
Lancaster, Ruskin Foundation (Ruskin Library, Lancaster University), inv. RF 1202

 

Le opere presenti in mostra oltre a essere inerente, ai viaggi in Italia, mostrano proprio la sua fascinazione per la natura e Venezia;  le montagne, i paesaggi delle spiagge, i cieli carichi di nuvole e gli elementi “botanici”, aggiunge novità alla Venezia conosciuta dai maggiori spettatori. La mostra e il catalogo edito da Marsilio riescono così a dare una visione nuova di questo personaggio e  con studi e testi densi che aumentano il senso narrativo di una vita vissuta e carica di accadimenti.

Gabriella Belli dice a questo proposito nell’introduzione del catalogo edito da Marsilio: “Un’esposizione che, per essere quasi la prima che il Paese dedica a questo versatile intellettuale inglese, ha inteso innanzitutto focalizzarsi sul racconto della sua personale vicenda artistica, meno nota rispetto alla più ampia diffusione del suo pensiero, contenuto nelle migliaia di pagine vergate nel corso della vita e pubblicate coeve in magnifiche edizioni”.

 

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JOHN RUSKIN, Il Monviso,
in lontananza, 1846
acquerello, matita su carta,
122 × 198 mm
scritta sul verso di un passepartout rimosso: Monte Viso (going from Turin to Genoa) Londra, The British Museum, inv. 1931,0618.3
cat. 12

Entrando in dettaglio, sulla tecnica che utilizza Ruskin, negli acquerelli e nelle tempere, ne comprendiamo meglio quello che fece dei suoi “sguardi” sulla natura; egli lavorava dando alla conoscenza approfondita e minuziosa del disegno un valore molto importante. Quello che egli ha fatto nel tempo è di cercare sempre di volgere uno sguardo ricco di acutezza, verso il mondo reale, manifestando un’apparente “semplicità” nel disegnare il soggetto visto.

Lo stesso avveniva nell’osservazione delle ombre e di come conferiscono l’apparenza del rilievo alle forme; è un lungo lavoro nel tempo osservando continuamente come nella sua mente il pensiero si riversarla nel gesto della mano.

La saturazione del colore che appare negli acquerelli è contraddistinta dalla capacità di tenere fluida la materia che è realizzata con diversi strati del colore, ma anche riuscendo a mantenere delle velature quasi inesistenti.

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JOHN RUSKIN, Canal Grande,
Ca’ Pesaro verso San Geremia, 1876
matita, tempera su carta,
362 × 521 mm
Lancaster, Ruskin Foundation (Ruskin Library, Lancaster University), inv. RF 1612

 

Ruskin non separa il chiaroscuro dal colore, perché questo sarebbe  risultato dannoso, e si riscontra la capacità di dare diverse intensità “cromatiche” anche nei disegni a matita. I suoi disegni a matita su Venezia appaiono delle immagini “apparentemente” in bianco e nero, ma si vede come il chiaro e scuro del segno, renda “cromatica” la grafite.

Nei disegni di Venezia, Ruskin conferisce agli spazi la dimensione prospettica non come il fine “sacro” da raggiungere per primo e insegnando  così anche i suoi allievi di non “fargli la corte” alla prospettiva.

Il disegno diventa un’ermeneutica convinzione che è che la natura a insegnare a disegnare e questa sua riverenza verso le foreste e le colline  lo si percepisce chiaramente in queste opere presenti in mostra e che vengono mostrate già dalle prime sale per poi arrivare alla bellezza decadente della Venezia che scoprì nei suoi viaggi in Italia.

 

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JOHN RUSKIN, Canal Grande,
Ca’ Tron e Palazzo Duodo a Santa Croce, 1876
matita su carta, 375 × 528 mm scritta: Pal. Capovilla Lancaster, Ruskin Foundation (Ruskin Library, Lancaster University), inv. RF 1622

La gamma dei colori nelle montagne  sembrano circoscritti in una serie di cromie mescolate  con piccolissimi “guizzi” di bianco e di giallo per increspare le pieghe delle montagne delle rocce, delle colline e anche  nell’acqua in movimento che lambisce le spiagge.

Vastità ed infinito si cimentano con maestria su dimensioni così ridotti e “fragili” che la natura appare ancora più maestosa e sublime nei suoi colori di cenere, beige, caffelatte, terra di Siena, ocra e nocciola, cercando di fare evaporare il silenzio e la sua maestosità che le montagne racchiudono.

“Il monte Pilatus, una delle montagne più belle … della Svizzera. Da qualsiasi luogo lo
si guardi, la sua forma è sempre elegante, e le foreste di conifere sui suoi pendii, e i pascoli sopra ai quali si innalzano le alte rocce appuntite gli conferiscono una varietà di forma e colore che si trova soltanto in poche altre vette, basse, e isolate” (John Ruskin, Diario, 18 agosto 1835).

 

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JOHN RUSKIN, Monte Pilatus,
sul lago di Lucerna, 1854 circa
acquerello, tempera, matita su carta, 102 × 220 mm Lancaster, Ruskin Foundation (Ruskin Library, Lancaster University), inv. RF 971

Ruskin scriveva che siamo circondati di macchie colorate e variamente ombreggiate, e “l’inganno dell’occhio” percepisce il colore solo perché la luce del sole permette tale artificio. Nel suo cangiare la luce del sole il colore cambia con esso. Il riflettere di ogni oggetto su un altro oggetto che si diffonde il colore.

“..tutto ciò che vediamo in natura è percepito soltanto nella misura in cui è più chiaro o più scuro degli oggetti circostanti, oppure è di colore diverso da essi” J.Ruskin. dal libro “Gli elementi del disegno”.

 

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Joseph Mallord William Turner, The Dogana and Santa Maria della Salute, Venice, British, 1775 – 1851, 1843, oil on canvas, Given in memory of Governor Alvan T. Fuller by The Fuller Foundation, Inc.

Il primo “incontro” che ebbe Ruskin con Turner fu 1836 quando scrisse una lettera in difesa di Turner, in risposta all’attacco del “Blackwood’s Magazine, rilevando una visione modernissima e una critica coraggiosa per il tempo.

Ruskin ha intrapreso una battaglia che lo ha messo da subito in contrasto con l’ortodossia delle posizioni accademiche, che vedevano nell’opera del grande inglese troppo colore, troppa luce. Sarà proprio Ruskin, infatti, a ricevere la responsabilità di gestirne, alla morte avvenuta nel 1851, la grande eredità morale e il cospicuo patrimonio di opere.

“allo spazio limitato e alle forme de nite del paesaggio antico, Turner sostituì l’immensità e il mistero dei più vasti scenari terrestri”
John Ruskin, Modern Painters, 1843, Vol. I, Part 2, Sec. 1, Ch. 7, § 44

 

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JOHN RUSKIN, Canal Grande,
Ca’ Sagredo e Ca’ d’Oro, 1876-1877
matita, acquerello, tempera su carta, 170 × 260 mm scritta di Joan Severn: by JR Lancaster, Ruskin Foundation (Ruskin Library, Lancaster University), inv. RF 1067

La mostra si avvalora di un catalogo edito da Marsilio che mantiene la  coerenza della mostra e arricchendo con maestria storica ed estetica un capitolo dell’arte  in continuo studio e approfondimento; lascia memoria scritta di una mostra che purtroppo sta chiudendosi in questi giorni d’inizio giugno. La forza di un catalogo è proprio quello di durare nel tempo al di là dell’evento che si è manifestato e la casa Editrice Marsilio di Venezia raggiunge quella pienezza  estetica nel realizzare un “libro di studio” che rimarrà nel tempo.

 

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JOHN RUSKIN, Tramonto
sul Monte Pilatus, 1861
acquerello, matita su carta,
131 × 208 mm
scritta su etichetta: Sunsets – on two outlines of Pilate; weathered forms of steep beds. J.R. 1861 Oxford, Ashmolean Museum, University of Oxford. Presumably presented by John Ruskin to the Ruskin Drawing School (University of Oxford), 1878, inv. WA.RS.ED.294bis.b

 

Il volume si apre con il testo di Gabriella Belli “ Le Ragioni di una mostra”, poi segue quello di Anna Ottani Cavina, curatrice della mostra “Jonh Ruskin. Ritratto d’artista”: “la mostra è anche una sfida a celebrare Ruskin come pittore, grande e singolare pittore, al di là della sua vertiginosa capacità di interpretare i tanti ruoli del genio, al di là della sua stessa determinazione a privilegiare la parola scritta”.

Poi l’intervento di Joseph Rykwert “John Ruskin:Una voce sempre viva”, si concentra sui discorsi tenuti da Ruskin nell’ambito di numerose conferenze, incontri che rappresentavano una delle principali forme di intrattenimento popolare dell’Ottocento.

A concludere il volume, gli interventi di Sarah Quill, Sergio Perosa, Stephen Wildman, Francesca Tancini e Clive Wilmer, oltre al catalogo delle opere in mostra, curato da Elena Marchetti, e l’ampia bibliografia di riferimento a cura di Francesca Tancini.

http://www.visitmuve.it/

http://www.marsilioeditori.it/

 

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