Arte, Arte & Opere
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Jan Fabre/ Vero e falso ?

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Performer, regista e artista visuale controverso che sottopone l’arte al ricordo nel tempo, ma per quello che ha fatto o per quello che non doveva fare?

Abbiamo artiste e artisti, che si “accettano”, altri che sono “accolti” nel tempo; le epoche obbligano a vedere come la società si muove e come l’artista è collocato nella società, però non sappiamo cosa succederà nel futuro e non sappiamo se nel futuro egli sarà posto nell’oblio totale. I gesti degli artisti sono le poche cose che sopravvivono nella storia insieme alle montagne.

Paragonare l’arte alla natura è un errore di fondo perché niente riesce a copiare o riprodurre la bellezza della natura; l’arte può essere un surrogato estetico della natura ? Può avere proprietà analoghe, sostituirsi, ma non essere “NATURA”. Ecco che alcuni artisti si pongono come artefici di un’operazione surrogata di altro.

Queste sostituzioni possono essere fluide, oppure l’operazione di sostituzione assume caratteri di provocazione e di scioccare il pubblico cercando di catturare i sensi e portarli a livelli di sollecitazione forte e quasi plateali.

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Jan Fabre , Anversa Muhka,2015,
Paola Ricci©Photo

Ossessioni orwelliane

Schegge impazzite

Danze orgiastiche

Per raggiungere e unire all’evento anche l’insulto e l’indignazione da parte del pubblico; lo cerca perché fa parte di un risultato che lo proietterà nel futuro della memoria artistica o fa parte di un’elaborazione del progetto estetico?

Siamo in un’epoca che per fare veicolare le immagini è molto più semplice di quando all’epoca gli impressionisti cercavano di farsi conoscere; però siamo anche in un’epoca in cui l’estetica dell’arte sembra alla portata di tanti e quasi tutti e così occorre “emergere” nella miriade di figure manifestate.

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Jan Fabre , Anversa Muhka,2015,
Paola Ricci©Photo

La provocazione per essere provocatorio o per provocare il pubblico?

Ecco che il citazionismo di Fabre nelle sue opere di happening è fondamentale per avvalorare un connotazione di riconoscimento, come Lancelot del 2004, nel quale Jan Fabre, indossando una pesante armatura, evoca la battaglia dell’eroe contro se stesso.Oppure come nella mostra a Pietroburgo dove ha messo in mostra animali in tassidermia per le sue installazioni. Dove è arrivata subito l’accusa del pubblico nel compiere queste operazione in nome dell’arte;  lui invece“si difende” dicendo che accusa così il maltrattamento degli animali.

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Jan Fabre , Anversa Muhka,2015,
Paola Ricci©Photo

Guardando indietro a questo artista, la provocazione l’ha operata principalmente su di se e sul suo corpo rendendo l’operazione un divertimento e per sentirsi “orgoglioso”; provocare per riconoscersi prima che il pubblico lo riconoscesse, pur constatando che l’arte performativa all’epoca non poteva essere vendibile e realizzare una sua economia.  Lui la praticava e la reazione del pubblico benevola o no era per lui sufficiente, poi se la polizia lo arrestava era la conferma di quello che aveva fatto aveva un valore aggiunto. I piani si sfalsano e ciò che è grande diventa piccolo e così lui si trova chiuso in barattolo di vetro forse di conserve.

 

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Jan Fabre , Anversa Muhka,2015,
Paola Ricci©Photo

L’anima del diavolo diventa il suo surrogato?

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Jan Fabre , Anversa Muhka,2015,
Paola Ricci©Photo

I limiti che l’artista conosce li vorrebbe sentire sulla propria pelle e Jan Fabre ha iniziato ad esplorarli attraverso l’arte, ma ora percorre ancora i limiti o percorre l’uso di questi?

E’ per rimanere visibile e allontanare sempre più la paura di un suo oblio ?

 

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Jan Fabre , Anversa Muhka,2015,
Paola Ricci©Photo

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"lasciate nel sole questo brillare di stelle, come libere parole donate la luce, accompagnatele dove loro vogliono andare / let the dazzling stars shine, like words, to accompany them wherever they choose to go"

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