Arte, Fotografia
Leave a comment

Istante d’Artista/ Samuele Galeotti

alt="Samuele Galeotti"

Americo Salvatori è pittore marchigiano di Urbania, realizza una pittura del paesaggio che sembra adocchiare quello che potrebbe essere una fotografia analogica, dove i colori sono ricercati mantenendo un aspetto terso, dato da una apertura focale bassa, come col diaframma f /2. Avendo la luce che appare come una folgorante immissione di scia nella macchina e attutendo  le diverse saturazioni cromatiche che rendono il colore sfumato in modo infinito.

Quello che acceca nelle pitture di questo artista è quindi la luce che si mescola con i profili del paesaggio come una tersa giornata spolverata di una nebbia inesistente che è la luce assordante. Quest’appare a gli occhi che si socchiudono davanti alle pitture di Salvatori, ma nello scatto di Samuele Galeotti il bianco e nero è denso è sostenuto dalla materia che descrive ed alimenta nella composizione della scelta “dell’istante d’artista”; una dolce e graffiante malinconia dello sguardo dell’artista che da destra va verso la sinistra come un’entrata nel campo d’azione e la sua uscita nello sguardo che è rivolto a qualcosa di esterno e non catturato dal fotografo.

Qualora Salvatori ha realizzato, nelle sue pitture un paesaggio lunare, arricchito di variazioni di verdi e grigi tagliati da blu e da giallo, quello che invece è nello scatto fotografico di Samuele Gaelotti, pur essendo in bianco e nero, una divisione dei campi di luce e lo fa  con la chiusura del diaframma.  Egli esprime la luce come porzioni di spazio nella stanza abitativa dell’artista che si presenta nella sua dimensione di assenza, ma presenza corporale. Il corpo di Americo Salvatori è scultura nella pittura, è soggetto nel silenzio del mostrarsi, è nudità come propulsione di estrapolarsi da dove egli stava. Il fotografo ha letteralmente catturato il torso dell’artista come forma simbolica di un essere parte condivisibile con i quadri che sono posti in secondo piano dietro al soggetto principale. Capovolge Samuele la consuetudine che l’artista è fuso con l’opera che qui invece, è avulso dal resto anche se è parte del tutto.

L’appartenenza è data dall’incipit di alzare nella penombra il pennello e parte di altri strumenti sorretti dalla caduta di un pezzo di stoffa sporcato di pittura .

E’ la posa del busto scoperto che cattura la centralità dello scatto fotografico, ma non sarebbe così se non ci fossero i quadri nel “back” che accumulano una energia contemplativa, sono i personaggi che guardano il fautore della loro stessa vita, danno profondità alla rotondità del corpo dell’artista e l’istante che ne viene fuori è la stessa meraviglia che nasce su il viso che sta guardando nel mirino di una macchina fotografica, una scena che sembra di vita quotidiana ed invece una pittura essa stessa.

 

alt="Samuele Galeotti"

L’artista Americo Salvatori si ferma per il tramonto. Urbania,2007
Samuele Galeotti©

alt="Samuele Galeotti"

L’artista Alceo Pucci nella scalinata esterna della sua casa. Fano,2008
Samuele Galeotti©

 

Nello scatto fotografico invece per Alceo Pucci, quest’aspetto del dialogo sui diversi piani è negato, perché la centralità corporale è materia volumetrica che si fonde completamente con la scultura realizzata dall’artista. Il corpo a torso nudo è scultura con la scultura, dove la mano dell’artista si fonde con la pietra che è espressa nello scambio del bianco e nero tra la luce davanti e l’ombra che tagliata da dietro. Anzi sono le sculture che s’impongono quasi a uno schiacciamento di occupare lo spazio vuoto per lasciare “l’istante dell’artista” in un’aureola circolare data dall’apertura delle due braccia e la conformazione del torso nudo è piegata con una rotazione che sembra che possa far muovere  le opere realizzate nello studio dell’artista.

Alceo Pucci anche lui marchigiano di Fano si dedica prevalentemente all’attività scultorea, quasi in una forma di “creatore di forme antropomorfiche”, dove i personaggi sono immersi in una materia che sembra morbida e plasmabile dal nulla, quando invece sono “pesi” di personaggi misteriosi innalzati al mondo onirico e  lo scatto di Galeotti raggiunge questo aspetto narrativo dove la penombra si spalma per tutta la superficie della stampa fotografica e dove la scultura e l’artista sono un connubio di corpo unico quasi non distinguendo facilmente dove finisce la scultura e inizia il corpo dell’artista.

Galeotti, in queste due foto che hanno una similitudine formale nella corporalità “dell’Istante d’artista”, esprime  quel momento quasi abissale di quando l’artista scompone la propria materia fisica come energia vitale per l’atto creativo, lui è connesso all’artista perchè ne ascolta quel dirompente e a volte dissacrante desiderio di essere fusi con l’opera creante.

Facebook Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *