Fotografia
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Istanbul / Yucel Basoglu

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Tra il Mar Nero e il Mare Mediterraneo, è li la terra dove sorge  Istanbul,  che abbraccia le due acque e non vi è separazione  o confine tra loro.

Tra Europa e Asia, Anatolia lei appartiene a due continenti, a mondi che sembrano distanti eppure una lingua di terra le unisce; è a metà strada il clima che l’avvolge, il freddo dell’inverno dove arriva anche a ricoprirla la neve rendendo la superficie morbida e impalpabile quando soffia il vento del polo nord, ma anche inverni miti e piovosi quando soffia il vento del Mediterraneo. L’aria come l’acqua qui non si ferma non si può bloccare e come se fosse perennemente intorno agli edifici e alle persone che come personaggi di quadri di Chagall potrebbero sorvolare la città per osservarla dall’alto e ne vedrebbero la bellezza infinita. Poi l’estate è calda è umida e l’acqua allora si deposita sulla pelle della gente, sull’asfalto delle strade e al primo mattino e sulle barche ferme nel porto.

 

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Mappa di Costantinopoli (1422) di Florentine

Il nome Istanbul fu dato a questa città solo dopo il 1930, prima si chiamava Costantinopoli, “Isten polis” “ quella è la città”, quando i turchi alla conquista dell’Anatolia chiedevano ai greci dove fosse la città. Così anche il nome di Istanbul racchiude l’evoluzione storica della città.

Il nome İstanbul potrebbe derivare dalla frase greca medievale “εἰς τήν Πόλιν” (da leggersi con la pronuncia “istinˈpolin”), oppure da quella in dialetto ionico “εἰς τάν Πόλιν” (pron. “istamˈbolin”), che significa “verso la Città” o “nella Città”. In questo modo i Greci si riferivano alla “Città delle Città”, come Costantinopoli era conosciuta, durante l’era bizantina. Poi altre ipotesi si uniscono a questa creando quell’atmosfera di mistero che si è creata attorno alla città. Dall’origine greca dal nome Bisanzio, poi Costantinopoli.

All’inizio del XVII secolo furono costruite le grandi moschee imperiali come quella di Solimano, costruita tra il 1550 e il 1557, situata sul sesto colle di Istanbul nella parte occidentale della città, dove la terra declina rapidamente verso il Corno d’oro e una forte fondazione di pietra la sorregge per elevarsi al cielo.

 

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Ponte Galata, Istanbul di Abdullah Frères,1880-1893

Congiungere l’antico col moderno tra le acque e la terra si stende come una lingua, il ponte di Galata sottile ma possente. Il sultano Bayazid chiese nel 1502-1503 a Leonardo da Vinci di progettare tra la Punta del Serraglio e Pera un ponte che avrebbe dovuto utilizzare principi geometrici architettonici, ben noti, l’arco centinato, la curva parabolica, e la chiave di volta. Questo progetto che ha un disegno fatto dal maestro non fu eseguito ed è presente nell’archivio del Topkapi; ironia il Ponte di da Vinci è stato poi realizzato in Norvegia. Si susseguono costruzioni diverse nei diversi tempi storici, il primo ponte Galata, costruito nella posizione attuale, fu del 1845, poi ci fu quello del 1863, il terzo ponte del 1875, il quarto fu di metallo del 1912 e infine il ponte attuale costruito nel 1944 che è un ponte sollevabile con sotto le attività commerciali come nel precedente.

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Il ponte di Leonardo da Vinci

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Ponte Galata ,Yucel Basoglu©Photo

Nelle foto in bianco e nero di Yucel Basoglu la dimensione del ponte è azzerata non percepisci il collegamento tra due terre o il passaggio dei mezzi che attraversano il congiungimento della lingua di terra su cui la città si estende. Con i tempi lunghi di esposizione l’acqua diventa una superficie rispecchiante e emana la  luce che invece è stata risucchiata dall’elemento architettonico si sinistra, il susseguirsi incalzante della sotto struttura del ponte.

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Karaköy Yucel Basoglu©Photo

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Karaköy,Yucel Basoglu©Photo

Ci si sente affacciati su quello specchio di luce e la balaustra è sulla linea della diagonale dello scatto di Yucel. Karaköy è il nome moderno del quartiere medievale di Galata, è il nucleo storico della città, Così da questo quartiere si scorge la parte antica della città.

La città posta lontano sulla line dell’orizzonte nello scatto Yucel è un miraggio?

La linea di configurazione è così sottile che si confonde nel bianco e nero con la superficie dell’acqua?

Forse è salito sulla torre di Galata, alta oltre i sessanta metri per osservare e scrutare il paesaggio?

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Vista di Costantinopoli, di Ivan Aivazovsky,1846

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Torre Galata Yucel Basoglu©Photo

E’ l’essenza della memoria, della storia che il fotografo Yucel vive giorno dopo giorno quando cammina per “cogliersi” “catturare lo scatto” , per prendere cura del suo pensiero, per proiettare la sua mente solida, in quello specchio di acqua che è compatto, dove onda e movimento fluido è stato azzerato.

Come scrive Orhan Pamuk in Istanbul:” Cercavo rifugio nelle foto sui tavoli, le scrivanie e le pareti intorno”

“ Le sfumature in bianco e nero delle persone che tornano a casa di corsa nelle giornate invernali, quando il buio arriva presto, mi spingono a pensare che anche io appartengo a questa città..” Pamuk.

Quello che pervade in questo lavoro di ricerca di Yucel Basoglu è proprio “scovare” dei luoghi sicuri che vengono arricchiti di materia, la foto è densa, l’acqua è piano su cui si potrebbe camminare è materia da racchiudere. Quello che aleggia nelle foto di Yucel è la tristezza come sentimento attivante e creativo.

“ Per me la tristezza è come il vapore sui vetri delle finestre, creato da una teiera che bolle continuamente in una giornata fredda d’inverno perché non ha un istante di trasparenze e appanna la realtà,” Pamuk.

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Kuleli ,Yucel Basoglu©Photo

Kuleli è un antico edificio di una scuola militare, localizzato in una zona chiamata Çengelköy, bianco si staglia tra gli alberi appoggiato sulla terra che guarda il mare.

Lungo e sottile, l’architettura si dipana tra mille forature di finestre e una struttura a torre su un inizio lato che si ripresenta nella parte centrale del complesso architettonico conclusasi nel 1843.

Nello scatto fotografico, dove è nascosto  lo spettatore?

Si è posto in un punto per non guardarlo in tutta la sua lunghezza, ma sbirciandone la bellezza minimale dell’edificio. Dove le mille finestre risultano allora un ricamo del nero sul bianco che gli alberi elevati racchiudono la vista. Qui l’inquadratura è stata scelta per fare curvare l’orizzonte in modo che l’occhio circoli tra la partenza e poi ritorna su se stesso.

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Eminönü ,Yucel Basoglu©Photo

Eminönü è il quartiere che è il cuore della città, dove c’è il palazzo di Topkapi, e la Moschea Blu, Santa Sofia; lo scatto di Yucel Basoglu è quello che non descrive il nome del luogo, ma il luogo dove il fotografo sì è posto per aspettare di fare lo scatto, dove si vede in lontananza la Torre di Galata.

La nave a destra del paesaggio s’impone come angolo compositivo che interrompe la linea d’orizzonte, ferma e priva di persone che si muovono sul ponte, sembra che avanzi in avanti e non rimanga solo sospesa nell’acqua a specchio. La percezione è enfatizzata  attraversol’incisività dell’ombra nera che si dipinge sul grigio diffuso dell’acqua.

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Moschea Suleymaniye , Yucel Basoglu©Photo

La moschea di Solimano, o semplicemente chiamata Suleymaniyyè, fu costruita tra il 1550 e il 1557. Solimano il Magnifico (150- 1556) fu il sultano che commissionò la costruzione.

Il cortile che precede l’edificio, inserito in una cornice di giardini curati, è circoscritto su tre lati da un muro con grate e al suo centro si trova una fontana per le abluzioni, sormontata da una cupola.

Yucel è dentro alla moschea, è nella vastità dell’edificio è con il suo occhio che guarda cosa c’è fuori, cosa si vede dalla parte opposta, come è stato dal ponte di Galata; egli vive nei due paesaggi, dati dai due punti vista opposti. Dove si pone Yucel col suo occhio è il luogo citato e quello che fa vedere agli altri e il paesaggio catturato, come se vi portasse in braccio a vedere con i suoi occhi.

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Moschea Suleymaniye ,Yucel Basoglu©Photo

Il taglio della foto è sempre quello quadrato dove le diagonali e la struttura portante del quadrato sia la struttura portante per il paesaggio che lui osserva. Il bianco e nero fa emergere dalla pietra le scritte delle diverse cromie della pietra e come infinite finestre si vedono le aperture esterne che porta ad altri passaggi.

La maestosità di questo edificio e le mille uscite ed entrate che presenta e le infinite inquadrature di questa architetture che si eleva e dall’alto della maggiore cupola si vedrebbe il ponte di Galata e l’acqua che scorre trai piani della città, ora Yucel sceglie l’inquadratura raccolta non maestosa non il grandangolare o una vista aerea, sceglie l’intimo , la sua dimensione raccolta il suo stare sospeso davanti alla grandezza, la semplicità davanti alla complessità come una referenza davanti alla bellezza.

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Uskudar, Yucel Basoglu©Photo

Üsküdar ha la posizione frontale alla bocca del Corno d’Oro si passa il ponte e sempre l’acqua ci sostiene e la luce del cielo rispecchia lo stesso fluire , ci si domanda nel paesaggio di Yucel Basoglu se Istanbul è distante dalle nostre prospettive o se ci rimane incollata come sensazione sulla pelle dopo il viaggio di averla raggiunta. La Torre che appare dall’acqua, la Torre di Leandro o più suggestiva la torre della ragazza, che si vede attraversando l’acqua con il vaporetto. E’ terra piccola di 200 metri appena dalla costa.

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Torre della ragazza,Yucel Basoglu©Photo

Fu costruita prima in legno nel 1110 per sbarrare l’ingresso al Bosforo con una catena di ferro, finché nel 1763 fu eretta in pietra. La dimensione notturna in cui Yucel Basoglu la ritrae è come una pittura dove il colore è immaginato dai diversi gradienti di nero, grigio e bianco. Le pitture sono materia su materia di livelli cromatici che si confrontano nella dimensione paesaggistica, la fotografia qui usa un pennello ottico, usa la diluizione attraverso la luce che entrerà nell’otturatore.

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Kadikoy,Yucel Basoglu©Photo

Kadikoy è un altro quartiere di Istanbul , la stiamo percorrendo attraverso lo sguardo di questo fotografo che è nato in Svizzera si è trasferito in questa città in cui la modernità e l’antichità è sempre viva, non si separano i due livelli anzi si mescolano e questo blande è presente nella tecnica di Yucel che sceglie il bianco nero per enfatizzare l’aspetto costruttivo del suo approccio tecnico che è quello della lunga esposizione quasi l’attesa che i colori si mescolino “con calma” con l’atmosfera che quel giorno lui ha incontrato.

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Kadiköy ,Yucel Basoglu©Photo

“The first photos I took were based on color photography entirely; however, I have switched to black-and-white photography for ten years. In nature, I really like to create dark and dramatic scenes with sea view. I think a photo must have an emotion in it regardless of the technique used.  The point of view and technique develop and change in accordance with the experience. I am expressing myself with the black-and-white and long-exposure techniques. Istanbul is a city where many civilizations live. You can see and live this history on every street in Istanbul. So taking photos in the streets of Istanbul is like witnessing history.” Yucel Basoglu

“A Istanbul, a differenza di quanto succede nelle città occidentali con le vestigia di grandi imperi del passato, i monumenti storici non sono reliquie protette ed esposte come in un museo, opera di cui ci si vanta con orgoglio. Qui le rovine convivono con la città. Ed è questo ad affascinare molti viaggiatori e scrittori di viaggi.” Orhan Pamuk

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Beylerbeyi, Yucel Basoglu©Photo

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