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Inchiostro, vuoto, pennello

Consideriamo vuoto la mancanza di qualcosa e di qualcuno che abbiamo perso?

La fiducia di qualcuno che racconta quel vuoto, è riposta nel sentirla tradotta come pieno del dono?

Se è vero che “l’uso artistico del vuoto è osservabile in quasi tutte le forme artistiche dell’Estremo oriente” vi sono luoghi o oggetti in cui sembra concentrata la sua presenza e la sua funzione ?

La stanza del vuoto “sukiya” ne è uno, dove si celebra la cerimonia del tè, ma la magia più affascinante è tra l’inchiostro e il pennello.

Sukiya

 

In Cina e in Giappone la scrittura e la pittura sono fortemente connesse, non come avviene nella cultura Occidentale che le ha tenute separate come fossero “campi” sconosciuti entrambi. La connessione non è solo quella fisica e del movimento, ma anche quella semantica, il significato è visto attraverso le diverse sfaccettature della logica, della psicologia e della comunicazione.

 

Sukiya

La scrittura cinese introduce il pennello dopo il periodo dell’ incisione, nel 213 a.C., con le punte di fibra e poi successivamente con setole di animali, 206 a.C.; a quel punto gli strumenti sono gli stessi per la scrittura e la pittura, la ciotola, l’inchiostro, il pennello e la carte e la seta.

Questa connessione non è stata “tradita” da allora fino ai nostri giorni, la fiducia che il gesto ha trovato è la risultante dello stare su questa triade: inchiostro, pennello, carta. Il “calamaio” vuoto contiene l’inchiostro che si andrà a depositare sulla carta. La materia delle setole e la sua differenza di rigidità crea, nel pennello, la differenza che si trasferisce sulla carta del pieno e del vuoto. Tutto allora diventa parte di questo elemento semantico, la precisione della mano, la regolarità dell’espansione delle setole sottoposte a pressione, la coerenza della rotondità, la presa del pennello nella sua verticalità, lo scioglimento dell’inchiostro.

 

Shi Tao, Autoritratto

 

Come nell’Occidente poi c’è il momento in cui la carta assorbe l’inchiostro. Capire come la carta accoglierà l’inchiostro fa parte della “validità” del vuoto. Quello che rimane forte sia in scrittura che in pittura è il coinvolgimento completo di tutte le parti che si presentano in questo atto, l’energia che circola attorno all’anima e al corpo (qi; in giapponese ki ), perché ciò avvenga occorre creare un vuoto perché l’energia circoli.

 

Shi Tao, Huangshan

 

Shitao fu un pittore cinese, vissuto tra il 1642-1707, e impiegò più di una dozzina di nomi, durante la sua vita, tra cui quello di Shi Tao (Onda di roccia); la sua pittura fu rivoluzionaria per il suo periodo. Lui utilizzava il bianco che lasciava sulla carta perché sia semanticamente ed emotivamente parte del paesaggio. La prospettiva si allunga e le rocce delle montagne parlano come scrivono alcuni trattati della pittura cinese: “ Non esistono molti metodi segreti per dipingere le rocce. Se posso riassumerli in una frase, dirò che devono essere vive”.

 

Huangshan, Cina orientale

 

Se il pittore è riuscito a fare vuoto in se lasciando i suoi canali liberi, il qi delle rocce e quello del pittore si incontrano e rendendosi efficaci e visibili nel tratto del pennello.

Così che i monti Huangshan, “Montagna gialla” nella Cina orientale, non si separano dal vuoto e giocano a nascondersi quando le nuvole lo avvolgono stando al di sotto delle sue cime e gli effetti sono così meravigliosi che sembra che il mare si sia trasformato nel biancore delle nuvole.

 

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