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Il viaggio artistico/ Partecipazioni Nazionali II

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Continuando a viaggiare e posando piede su terre lontane è una delle possibilità del genere umano di scoprire che i confini territoriali non sono uguali dai confini politici o sociali.

Varcare nuove terre e scoprirle è stato un desiderio innato per il genere umano, per la curiosità, ma anche per espandere un proprio credo su terre non conosciute. Ora riuscire a trovare luoghi che sembravano nascosti può essere considerata un’utopia e forse quello che si cerca e si cercherà sono i nuovi pianeti e i multiverso che postula l’esistenza di universi coesistenti fuori del nostro spazio tempo, di dimensioni parallele.

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Australia Biennale Arte 2017,Paola Ricci©Photo

Nel Padiglione Australia ai Giardini, curatore Natalie King e artista Tracey Moffatt, il viaggio avviene immediatamente; catapultato indietro nella storia e a vedere dalla baia per la prima volta le ombre dei primi colonizzatori?

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Tracey Moffatt, Biennale Arte 2017,Paola Ricci©Photo

Il padiglione Australia è una struttura architettonica che nasce nel 21° secolo ed è proiettato, nella sua geometria essenziale ma imperiosa, a essere immagine galleggiante pur nella sua massa compatta. Distinguendosi per contrasto il suo colore si staglia sul verdeggiare degli alberi. Il Progetto architettonico è Denton Corker Marshall Pty Ltd in granito nero e che ha aperto la 56. Esposizione internazionale d’Arte e che ora in questa 57. Esposizione presenta il progetto della costruzione al di la della storia come il riscatto degli eventi . Vi è una sorta di mistero e di concretezza nelle immagini e nei filmati presentati, i luoghi come il porto di Sydney sono immaginati alle spalle perché ciò che si riprende e si vede è lo sguardo di chi stava in quel luogo.

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Australia, Biennale Arte 2017,Paola Ricci©Photo

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Australia, Biennale Arte 2017,Paola Ricci©Photo

Da uno sguardo che guarda fuori e impressiona quello che si prolunga nello spazio c diventa dimensione di movimento a quello di contenere il movimento in uno spazio chiuso anzi in una abitazione circondata da una seconda muratura trasparente, arriviamo al Padiglione della Germania.

Contenere quello che vorrebbe spingere fuori nello spazio?

Ci prova con una cancellata che potrebbe essere scavalcata da umano, ma diventa anch’ essa un dimensione di chiusura e di azione rimbalzante come fossero muri di gomma e gli umani rimbalzano come automi persi.

Fluido compresso?

Leggero ma ancorato?

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Anne Imhof Biennale Arte 2017,Paola Ricci©Photo

Il Padiglione Germania ai Giardini, curatore Susanne Pfeffer e artista Anne Imhof, presenta una azione performativa di una “installazione sculturale” che però dopo i primi giorni di vernissage non presenta nessun video di quest’azione; la scelta è che occorre attende per poter vedere cosa avviene in quella casa.

L’azione che sia ripetuta, può essere diversa nella sua possibilità che l’immediatezza teatrale si esprime sul palco?

In rete abbiamo diversi video che ne danno un esempio, ma non sappiamo se si ripeterà o si modificherà nel suo divenire.

Il vuoto del Padiglione Germania diventa un camminare con precarietà su un a superficie trasparente ma sorretta da una struttura reticolare d’acciaio grigio, alzati da terra ma posti con i piedi per terra è l’illusione per antonomasia di una leggerezza costruita e illusoria.

 

Ma dove poggiamo i piedi?

In che casa ci muoviamo?

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Anne Imhof Biennale Arte 2017,Paola Ricci©Photo

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Anne Imhof Biennale Arte 2017,Paola Ricci©Photo

Faust è il titolo del progetto di Anne Imhof, tratta dall’opera del grande Goethe; lo spazio diventa occlusivo se vi è la folla e invece è liquido se è attraversato da poche persone in cui l’azione performativa è assente.

In entrambi le situazioni lo spazio c’è ed è concreto e forse in esso potrebbero realmente alleggiare le parole di Faust ?

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Anne Imhof Biennale Arte 2017,Paola Ricci©Photo

“All’attimo direi:
sei così bello, fermati!
Gli evi non potranno cancellare
l’orma dei miei giorni terreni.
Presentendo una gioia tanto grande,
io godo ora l’attimo supremo.”

Le presenze demoniache che aleggiano in quella casa possono essere volate e si sono spostate nell’aria verso altri lidi?

 

Le streghe come archetipo rivoluzionario della figura femminile si sono materializzate come miraggi ciclopici sulle terre dell’Irlanda.

Il Padiglione Irlanda, che non ha una sua struttura costante nella Biennale di Venezia, si trova in questa 57. Esposizione all’Arsenale; curatrice e committente Tessa Giblin, presenta un progetto di Jesse Jones, con collaboratrici artistiche Olwen Fouéré e Susan Stenger.

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Jesse Jones, Biennale Arte 2017,Paola Ricci©Photo

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Jesse Jones, Biennale Arte 2017,Paola Ricci©Photo

Così la presenza demoniaca che è incanalata dall’iconografia cristiana sulle streghe, come sacerdotesse del male, diventa in questo progetto l’incarnazione della ribellione a un sistema giudiziario. Tremble Tremble, “Tremate Tremate le streghe sono arrivate. Jones recupera la figura della strega come archetipo femminista ed è l’elemento di rottura in grado di trasformare la realtà. Il corpo gigante diventa il contenitore che proclama la nuova legge che si muove interna al corpo nelle viscere e ogni piccolo punto corporale è la vibrazione che da vita alle parole e alle leggi delle moltitudini che l’artista lascia decretare dalla donna gigante che sovrasta nell’oscurità lo spazio dell’Irlanda.

#BiennaleArte2017 #VivaArteViva #irelandatvenice

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Jesse Jones, Biennale Arte 2017,Paola Ricci©Photo

 

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