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Il peso del nero / Marco Tirelli, 1956

I colori hanno un peso quando occupano una superficie definibile con una forma ascritta?

Quello che differenzia la quantità di peso nel colore è dato, dalla sua luminosità, o dalla superficie che occupa?

Il nero è una tinta che non è ritenuta luminosa ed è opposta al bianco che invece racchiude la massima luminosità. Eppure il nero può essere talmente “accecante” che può portare a socchiudere gli occhi per definirne poi la tinta e il peso.

“Il bianco ed il nero hanno un loro significato, una loro motivazione e quando si cerca di eliminarli, il risultato è un errore: la cosa più logica è di considerali come dei neutri: il bianco come la più luminosa unione dei rossi, azzurri, gialli più chiari, e il nero, come la più luminosa combinazione dei più scuri rossi, azzurri e gialli.” Vincent Van Gogh.

 “C’è un solo nero e un solo bianco” ci dice J.Itten, dando così, a queste due tinte, una supremazia “concettuale” rispetto agli altri colori. Ponendo, l’osservatore, in una dimensione quasi mistica, redendosi conto che la sua interpretazione cromatica non è contemplata e gli si permette solo di compiere l’osservazione “pura”, la dimensione corporale di accettazione del colore e della sua forma che lo racchiude.

 

Paola Ricci©Photo

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Questo quanto avviene quando siamo di fronte ai grandi cerchi neri di Marco Tirelli, l’accettazione, con pochi compromessi; dove lo spazio “gira” attorno a queste forme, superiori di altezza a un umano.

Il cerchio diventa la campitura sul muro diretto, per trasformare la parete in una dimensione tridimensionale dove gli elementi metallici sono dei “bilancieri” nello spazio e il peso del nero li contiene.

Paola Ricci©Photo

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Questi oggetti metallici non si muovono e vi è la netta convinzione che il movimento è già avvenuto o avverrà e non sappiamo se lo potrai percepire, però potrai sentire il “peso” della massa cromatica che Tirelli elabora come un back per gli elementi metallici e anche nel disegno bianco che contiene.

L’oggetto metallico, come un ago di una bussola, si trova sul diametro orizzontale del cerchio ed è lì a indicarti punti nello spazio. Mentre la struttura a triangolazione è il profilo metallico di un solido che racchiude l’aria su un disegno bianco nel cerchio nero. Tutto appare come una “illusione” nello spazio, nel muoversi in un senso e nell’altro parallelamente all’opera, non si comprende dove finisce il disegno e inizia la tridimensionalità della forma.

Sembra di ruotare dentro a questi cerchi, sembra di essere catturati in questi pianeti, o è solo un modo estetico di sentire quanto “pesa” il nostro corpo?

La dimensione dell’opera d’arte non è sempre data da una misura, ma di come noi stiamo riguardo allo spazio che contiene noi e l’opera e non separarli, ecco quello che avviene difronte a questi grandi cerchi neri che talmente luminosi che il loro colore si proietta, sul pavimento della Galleria.

 

Paola Ricci©Photo

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