Archeologia dell'alimento, Cibo
Leave a comment

Il pane cantò / II

Quella morbida sensazione,  toccando l’impasto del pane che tra poco sarebbe andato nel forno a  rigonfiarsi nuovamente,  era quello che Corrado stava aspettando quella notte nel suo forno.

Verso l’alba la città era ….silenziosa non come era nel giorno caotico  in cui  le corsa delle persone prende il sopravvento sul ritmo del cuore.

La gente si getta nella confusione non  ricordandosi cosa brucia nel loro cuore, come andrebbe nutrito anche solo con la mollica calda di un pane appena sfornato.

 

La gatta

Paola Ricci © Photo

 

L’amore ti fa osservare come la sensazione di vedere  i colori della crosta del pane è sempre diversa perché ogni pane non si assomiglia. Questo stava pensando quando aveva lasciato a casa la sua gatta con la sua scodella con poco latte; era il gusto che non gli negava alla sua sinuosa gatta rossa e arancio che  si aggirava nella sua casa vuota. Viola era partita e non sarebbe tornata, lui ormai l’aveva capito nelle lunghe notti passate a impastare il pane; lui con quest’arte faceva sorridere tutti quelli che passavano dal suo forno. L’allegria l’aggiungeva all’impasto nel suo pane che aveva sapori di musica di danze e tutti uscivano con quel calore sotto il braccio per tornare a casa a preparare il pranzo.

Alzava i pani lievitati, come fossero così delicati che ogni spostamento li potesse aprire e poi li incideva con un coltello per dare a loro la possibilità di gonfiarsi come piccole mongolfiere dove l’aria calda sarebbe entrata dentro.

 

 

Corrado non pensava più a Viola che era partita, i suoi viaggi facevano parte del passato, quando lui si divertiva a raccontarle la storia del pane. Quest’alimento così antico e così ricco di storia che ci si può perdere nella “conoscenza”, ed era quello che lui faceva nel preparare il pane. Con la “comprensione”  l’aveva lasciato andare,  perché lui stava nelle piccole cose che s’incastrano nelle melodia dei movimenti come la danza e ballo all’aria aperta. Quella mattina, con una luce morbida, mentre aspettava fuori dal forno di aprire le porte per la gente, vide in lontananza una donna che correva come fosse  un foulard sospinto dal vento primaverile, lei correva con la sua chioma bionda e calda e gli passò vicino sfiorandogli le  spalle con i capelli attraverso l’aria. Le ricordava un sorriso di vita. Il pane stava per essere sfornato e lui doveva rientrare dentro e allora le spalle si toccarono, allora i corpi si girarono come un volteggio su stessi e inevitabilmente ci fu un abbraccio no cercato.

 

Il primo risveglio

Paola Ricci © Photo

 

La sorpresa di lei si unì allo stupore di Corrado che non le lasciò i suoi fianchi e con leggerezza gli disse: “Gentile signora le offro il mio pane in cambio del suo nome “.

La donna si accorse in un attimo che quel tocco sconosciuto era come se fosse atteso e con leggerezza disse: “ mi chiamo Alessia “, ma corse via e non si fermò.

Il pane usciva ogni giorno dal forno di Corrado e ogni mattina sperava di rincontrare quella donna, ma passarono dei mesi e nulla accade che lei riapparisse e invece la sua gatta rossa era in attesa dei suoi cuccioli. Il veterinario disse che tutto procedeva bene e la sua gatta era sana e forte; Corrado era sicuro che quella notte avrebbe partorito,  allora decise di portarsela al forno.

 

Il pane cantò- II

Paola Ricci © Photo

 

Tenne la porta socchiusa, il pane doveva essere sfornato e nello stesso momento la gatta mise al mondo quattro cuccioli tutti rossi e arancio e il suono di quei piccoli si mescolò con il leggero scrocchiare del pane che usciva dal forno all’aria aperta. Era una nascita che cantava col pane. La porta si aprì sospinta da una mano leggera e si affacciò un viso di donna, era Alessia che entrando disse: “Sono io, Alessia e quel giorno correvo, correvo, perché mi era scappato di casa il mio gatto e da allora non l’ho più trovato, ormai sono passati tre mesi mi sono rassegnato, ma a volte torno spesso da queste parti per vedere se riesco a sentire il suo canto, ma ho sentito questo canto invece. Posso accarezzare la sua gatta? “

Allora Corrado le disse con calma: “Aspetti che si riposi e poi potrà accarezzarla. Intanto, posso farle assaggiare un po’ del mio pane con dell’olio crudo? L’ho appena sfornato e sta ancora cantando, forse per noi che ci siamo finalmente incontrati”.

 

Il pane cantò-II

Paola Ricci © Photo

Facebook Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *