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Il mistero della “Fanciulla con cappello rosso”/ Vermeer -1665

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È stato considerato un falso per alcuni aspetti, tra questi il fatto di essere olio su tavola e non su tela.  Il dipinto rappresenta una fanciulla  girata di trequarti che guarda fuori del quadro, mentre il corpo è girato di tre quarti.

Da studi ulteriori, fatti con i raggi X, svelano la presenza di un dipinto precedente di stile rembrantiano; nonostante le perplessità rimane chiaro l’alta qualità della pittura.

Tanto che Arasse scrisse che la Fanciulla è un «falso riuscito», che riesce comunque ad affascinare.

La luce è trasmessa pittoricamente attraverso alcune precise pennellate. Negli occhi si vedono due punti turchesi e sulla bocca semi aperta la luce è sulle labbra dando volume e qualità vivida della materia; sono le piccole aree che non appaiono, ma che sostengono la luce che si muove attorno al personaggio

La donna dal cappello rosso è una pittura sensuale e intima; lei comunica con lo spettatore, mentre la tappezzeria, che sta nel fondo da profondità per far emergere la figura, vestita da un capo di velluto blu illuminato anch’esso.

La combinazione dei colori attorno alla donna è calda e rende delicata la luce che ricade sul vestito blu di un tessuto che appare nel cangiare tra le pieghe. Il viso è stabile sotto il cappello in una penombra colorata.  Vermeer uso un rosso profondo e aranciato, nel parte sottostante il cappello

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Fanciulla col cappello rosso Vermeer 1665 circa Olio su tavola Washington
National Gallery Art

Il rosso è intenso e caldo per poi continuare con un arancione trasparente che risale sul cappello, dimostrando come il pittore usava il colore per far rispecchiare i riflessi della luce

Il verde è usato invece per realizzare l’ombreggiatura sul l’incarnato del viso della donna che ha il viso metà in ombra e la restante in luce.

Le prime notizie di questo dipinto risalgono ad un’asta  parigina del 1822 , facendo accrescere  i dubbi sulla sua autenticità  che fu avanzata da diversi studiosi a partire da considerazioni formali. Dipinto su tavola insieme a quello della “Fanciulla con Flauto”, entrambi di giovane fanciulle con un capello insolito, seduta sulla stessa sedia e con un arazzo di fondo.

Sembrano la stessa donna ma essendo di dimensione diversa, risulta poco probabile che furono fatti nello stesso momento.

In questo dipinto il capello, che attira subito l’attenzione, non si comprende di che materiale sia fatto, anche se la pennellata adduce alla presenza di piume. La sua forma impegnativa proietta sul viso della donna un’ombra che aumenta l’atmosfera di mistero e la lucentezza appare nel restante parte del viso sulla guancia e le labbra.  Un punto, ben definito, di luce si espande proprio dalla punta del naso con un’unica pennellata di bianco sull’incarnato. Anche sulle labbra semi aperte dove s’intravedono i denti, la maestria è di realizzare spazi infinitamente piccoli che rilanciano la luce su delle labbra inumidite e abbellite. Anche qui vi è la presenza di perle con una dimensione improbabile, elemento che contraddistingue la pittura dei ritratti femminili di Vermeer.

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Dettaglio-Fanciulla col cappello rosso Vermeer 1665 circa Olio su tavola Washington National Gallery Art
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Dettaglio-Fanciulla col cappello rosso Vermeer 1665 circa Olio su tavola Washington
National Gallery Art

L’attenzione della luce nel quadro è data anche nell’attenzione che il pittore realizza la testa del leone intagliato all’estremità dello schienale della sedia. Sull’arazzo il pittore ha poi inserito in alto a sinistra il suo monogramma “IVM”.

Quello che per alcuni studiosi rimane ancora un dubbio sulla vera attribuzione al pittore Vermeer di questo quadro, rimane comunque l’innegabile bellezza di tale ritratto. Rimane quell’innato desiderio dell’artista di non ritrarre persone di certa “maestà” e non cercando il verismo, ma risultando vero. A volte le persone di Vermeer sembrano essere racchiuse in una sorta di leggera e soffice immagine soffusa e “imbambolata”, ma lui passa attraverso la gente e cattura quello che può essere l’ordinaria espressione e la rende misteriosa, ne cattura la luce che delinea il volto. Come se lui partisse dalla luce per definire le espressioni e non c’erto al contrario. Ma la luce non è altro che colore e così ogni pennellata è luce-colore, è la dimensione biunivoca inscindibile che Vermeer studia in modo meticoloso e lento.

“Conta il colore. Sono dunque fantasmi quelle persone, la moglie , o una figlia, o lui stesso, quelle persone familiari ritratte, quegli oggetti consueti, evocati? E’ possibile. Il vero resta nella giusta misura, pur scappandone e diventando metafisico, facendosi idea, forma immutabile, per non divenire alla fine se non puro colore, o meglio, accorta, misurata distribuzione di puri colori, l’un nell’altro compenetrandosi, l’uno dall’altro isolandosi” Giuseppe Ungaretti.

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"lasciate nel sole questo brillare di stelle, come libere parole donate la luce, accompagnatele dove loro vogliono andare / let the dazzling stars shine, like words, to accompany them wherever they choose to go"

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