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Il mio letto è una nave / III

Parte finale dell’articolo pubblicato sulla rivista “Infanzia” novembre-dicembre 2014 dell’Università di Bologna.

La forma è adattata a quel significato scelto dall’artista, quindi bisogna conoscere il contenuto prima della forma. In questo caso il contenuto racchiude il modo in cui funziona l’oggetto. Così quando il bambino disegna ci chiede la nostra conferma al suo schema che sta utilizzando, se questo non avviene, egli ricalca l’oggetto riformulando la domanda.

Questo significa che al bambino non interessa l’assunzione della convenzione ma un processo per lui di assimilazione. Ci chiede principalmente di poterlo praticare.

L’educatore, nel preparare il bambino a disegnare, deve praticare il processo del pensiero attivo alla volontà del disegno; deve compiersi una formazione intrinseca della volontà della mano e del corpo nel compiere la fisicità del gesto del segno; collegare tutti i movimenti possibili della mano o anche altre parti del corpo al nostro emotivo mentale. La mano è una parte del nostro corpo che compie infinite operazioni, ma anche i piedi potrebbero compiere questa volontà del segno, come altre parti del corpo. Questa fisicità va esplorata come corporeità emotiva e il segno ne diventa un risultato.

Quindi diventa importante lasciare un tempo necessario al bambino per ascoltare il suo emotivo e un tempo utile per la creazione; la conoscenza di sé e il relazionarsi col mondo esterno, dovranno accompagnarsi con il depositarsi di queste emozioni sulla sua terra interiore; quest’approccio didattico dovrebbe appartenere all’educazione in generale, la paideia, che non può trovare soluzioni o risposte in macchine anche se utili come il computer. La didattica dell’arte, in questo epoca, fa uso eccessivo di tecnologie che riproducono segni e forme e colori ottenuti da un’elaborazione di programmi fotografici o d’illustrazione dove il bambino usa una protesi tecnica della mano che segna sullo schermo della macchina i segni, modificabili con semplici invii di azioni con risultati grafici.

Nel disegno, la forma e il colore sono solo dei termini-strumenti come possono essere il ritmo e il significato per la parola; quello che occorre è stemperarli come successioni conoscitive e operative che superano lo stereotipo e attingono a un’applicazione maggiormente interdisciplinare dove l’attenzione si muove parallelamente tra l’educatore e il bambino. La materia di supporto per il disegno, come la carta, la stoffa, il polistirolo, il legno e altri materiali, è un’amplificazione tattile fondamentale che accresce maggiormente quando sono citate le azioni che si possono compiere su di essi. Il nostro agire con strumenti e con modi diversi, sensibilizza il segno e la superficie stessa, ma sensibilizza l’acquisizione di un elemento importante, quello della dimensione estetica del mondo.

Usare un pennino da inchiostro su una carta liscia produrrà un segno che assumerà maggiore espressività se fatto su una carta ruvida; poi la postura della mano rispetto al supporto imprime le sensibilizzazioni mutabili rispetto al movimento che si compie. La materia diventa duttile al nostro volere emotivo, si può strappare, incidere, addirittura bruciarla; i gesti sono molti e i movimenti avvengono nel fluire del fare con essi; la loro conoscenza può essere ampliata dall’individuazione dei relativi vocaboli che li descrivono:

così dicendo con molta pressione s’immagina subito come la nostra mano imprimerà un peso e una forza maggiore rispetto al normale uso. Gli strumenti per agire sulla materia vanno osservati come fosse un gioco e l’educazione è di insegnare a guardarli in modo molteplice: funzionale ed emotivo. La loro forma e materia lancia essa stessa un messaggio di come utilizzarli, così la pastosità di un pastello a olio induce a sperimentare diverse pressioni sulla materia. Un bastoncino di fusaggine che spolvera nell’aria il suo pigmento, induce a sporcare la materia e utilizzarlo in tutta la sua lunghezza.

Ogni strumento ha la forza e la bellezza di parlarci e occorre insegnare ad ascoltare questi suoni visivi che sono emessi dalla capacità d’intersezioni sinestetiche dei diversi argomenti.

“Noi tre nel prato ondeggiante a navigare,

noi tre a bordo del cesto nel prato:

Soffiano venti primaverili sullo scafo lanciato

e onde nell’erba come onde nel mare” ” R.L.Stevenson

 

Alcune domande che porteranno allo sviluppo del disegno:

Perché il mare ed erba ondeggiano?

Queste due soggetti si assomigliano?

L’onda è un’oscillazione dell’acqua?

Che cosa è un’oscillazione?

Con l’acqua può disegnare?

 

Una linea sinuosa può essere simile ai tratti dell’erba sospinti dal vento che formano un prato?

Anche l’acqua è mossa dal vento e pari a una linea sinuosa e così il disegno di una linea solitamente rettilinea come l’erba, diventa sinuosa e si curva col vento.

Il disegno sarà imprimere una volontà alla mano di incurvare la linea della matita o del pennello o del pastello, sollecitando forze simultanee; questa volontà scaturisce dall’ascolto della poesia e dalla visualizzazione mentale che il testo narra. Il bambino vivrà allora prima una volontà interiore del movimento della sua mano che ondeggerà, e poi lo trasmetterà allo strumento sul supporto, perché l’ascolto della poesia ha attivato un processo metaforico. (4Fig.)

 

Il disegno ha raggiunto l’effetto visivo descritto nella poesia. La linea curva segna altezze diverse dell’onda rispetto all’orizzonte.

Il disegno ha raggiunto l’effetto visivo descritto nella poesia. La linea curva segna altezze diverse dell’onda rispetto all’orizzonte. Paola Ricci © Photo

 

L’educatore narrerà ai bambini come l’artista, P. Klee, parlasse della trasformazione della linea retta in sinuosa e curva; egli trovando una fonte sorgiva da cui usciva l’acqua, disegna la linea dritta che si attorcigliava quando trovava il punto da cui esce l’acqua, nel disegno Polla nelle corrente nel suo trattato Teoria della forma e della figurazione. (6)

Inizia il dialogo tra l’educatore e i bambini che si suggeriscono vicendevolmente:

Posso, cambiando la linea, disegnare entrambi, sia il mare che l’erba, e facendo insieme una linea sinuosa e una seghettata ho l’erba e l’acqua; usando entrambi i colori verde e blu ci sembra d’essere sia in un prato che nel mare. (5 Fig)

 

La foglia e le sue venature incurvate disegnano le onde e i due colori aumentano il riconoscimento di entrambi.

La foglia e le sue venature incurvate disegnano le onde e i due colori aumentano il riconoscimento di entrambi. Paola Ricci © Photo

 

La stessa rappresentazione mentale dell’ondeggiare è raccontata ai bambini di diversa età, dai 3 anni ai 7 anni, dove ed è ancora più bello, mettersi distesi sotto gli alberi che ondeggiano al vento e a contatto con l’erba che si sposta con maggiore leggerezza, sentire sul proprio corpo il movimento di questi elementi. L’invito dell’educatore è di seguire il movimento con gli occhi che guardano stendere il loro braccio, in particolare il loro dito, che punta verso l’azione delle foglie e dell’erba; usare il loro dito come il prolungamento mentale per disegnare direttamente nell’aria.

Il bambino compie l’azione di unire, nel disegnare col suo dito nell’aria, l’interconnessione tra movimento e articolazione verbale.

Allora, dopo questo gioco, si può estendere l’azione sulla carta; i bambini più piccini, potrebbero usare anche una piccola scopa, che immersa nell’acqua colorata ondeggia sulla carta, diventando veramente erba-mare nella purezza dell’azione.

Le dita della mano che nell’aria hanno seguito i profili della natura, diventano le loro impronte di segno pittorico; il loro movimento diretto e mosso sulla carta dal colore blu è spalmato direttamente sulle dita, e si muove come onde del mare disegnando l’acqua.

I bambini di seconda elementare, davanti alla domanda se l’acqua disegna, hanno subito incominciato a toccare l’acqua, poche gocce di colore che lasciano depositare su un loro foglio bianco e poi immergendolo completamente nel liquido stesso… (6Fig).

 

Quando spruzzo il colore invece di andare su un punto, va da tutte le parti del foglio e l’acqua lo muove.

Quando spruzzo il colore invece di andare su un punto, va da tutte le parti del foglio e l’acqua lo muove. Paola Ricci © Photo

 

Si può disegnare con l’acqua se è colorata?

Francesco: Quando spruzzo il colore invece di andare su un punto, va da tutte le parti.

Andrea: Ne ho messo poco, perché se no, bagno tutto, e non si vede tanto il colore.

Meno acqua si mette, più intenso sarà il colore.

Davide: Perché l’acqua è per caso verde?.

Quando apro il rubinetto, esce acqua verde ?.

Il mare normalmente di che colore è ?.

Leonardo: Azzurro, blu, certe volte arancione, dipende dal sole.

Leonardo: Verde è l’acqua quando sotto ci sono le alghe, si vede il verde.

Matteo: Il mare è più movimentato del cielo ?.

Tommaso: Come muove il mare, l’aria ?.

Se è forte …muove i capelli lunghi.

Il vento lo possiamo creare anche noi, muovendoci.

Cos’altro il vento muove?.

Tommaso: La sabbia perché e di puntini piccoli.

E in un campo d‘erba, il vento cosa farebbe?

Lorenzo: Con tantissimo vento, l’erba quella soffice volerebbe via.

Che cosa vuol dire, ondeggiare?.

Linee con onde.

Se alle linee attacco delle foglie, queste potrebbero essere onde a erbe?.

Il disegno incomincia a svelarsi ai loro occhi; i bambini ascoltando, guardando, parlando, hanno incominciato a giocare con la linea; la loro idea stereotipata cambia nel susseguirsi del disegno, si trasforma nell’azione del disegnare, quello che era la nozione, che partendo da un punto libero con due forze uguali e opposte si ottiene una linea retta, sperimentando, diventa la possibilità di renderla sinuosa, seghettata e invertendo la cromia del mare con quella dell’erba ci si trova in due posti diversi nello stesso momento.

Le opere di Paul Klee e Vincet Van Gogh, osservandole, diventano mondi che li portano a scoprire il loro interiore mondo emotivo; la pastosità delle pennellate di Van Gogh è percepita ora dai bambini come i movimenti della mano, per stendere il colore, per fare ondeggiare il mare, dipingere un prato, come nel quadro intitolato Barche da pesca nel mare del 1888. Sia il dipinto, sia il disegno di quest’opera di Van Gogh, ora è osservata dai bambini con occhi nuovi.

Nel disegno il bambino scopre come l’artista ha trasformato la sua idea iniziale di linea, in un’infinita varietà di segni serrati e in movimento; il paesaggio è vivente ai suoi occhi, anche se è in bianco e nero. Nella pittura la cromia diventa mare spiaggia e prato insieme, acquisendo un’altra nozione: il colore assume lo spazio che colora.

La parola verde o blu o altri colori è senza confini. Lo spazio cromatico come pure superficie diventa un altro gioco per il bambino; con la forbice la superficie di colore è tagliata per diventare nuove forme, che messe una vicina all’altra diventano, come i papier decoupè di Matisse, altre forme; egli diceva che disegnava col colore quando compiva queste opere.

I bambini davanti ad opere d’arte così importanti potrebbero sembrare troppo piccoli per riconoscere i soggetti, le composizioni ed entrare nei dettagli delle opere, invece sono i dettagli che danno loro la possibilità di stare nell’opera e ricordarla come opera in se e non crearne un’immagine parallela tradotta.

I laboratori di disegno con i bambini sono così la possibilità di superare lo stereotipo di disegnare il mare solo in blu; possiamo finalmente fare le onde del mare con linee fatte da foglie o fili d’erba di colore verde. Lo stereotipo verbale e d’immagine va superato all’interno di un processo educativo per i bambini perché ciò porterà alla crescita di un pensiero emotivo e unico per ciascuno di loro. Poi a volte, succede, che la nostra fantasia possa superare l’immaginario e trovare nella reale natura questo pensiero; per esempio l’arbusto rampicante Polystichium stipulata cresce girando attorno come un vortice di linee e per poi andarsene anche da altre parti. (7Fig).

Paola Ricci © Marzo 2014

 

L’arbusto rampicante Polystichium.

L’arbusto rampicante Polystichium.

6 Paul Klee, Teoria della forma e della figurazione, Milano, Feltrinelli, 1984

 

 

 

 

 

 

 

 

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