Arte di scrivere
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Il mio flusso di pensiero.

alt="Nora Kaye"

Se fosse possibile individuare come fluisce il mio pensiero e come lo trasformo nell’arte della scrittura, allora sarebbe facile immaginare cosa “penserò”, ma mi riesce difficile spiegarvi tutto ciò e ora ci provo.

Come le parole escono dalla mente e come diventano frasi e poi discorsi e infine testi che assumono lunghezze per articoli o romanzi e che non riesco più a interrompere.

Quello che potrebbe in parte spiegare quello che sto per raccontarvi sarebbe quello di ascoltare insieme un brano di musica classica o un’opera lirica o anche un concerto per strumento, una sinfonia oppure ancora una forma orchestrale di un’opera.

Quello che avviene nel mio flusso di pensiero, quando ascolto la musica classica, non avviene con altri generi musicali. Tutto forse è cominciato quando, nella penombra di una stanza in cui stavo da sola ad ascoltare la musica, vivevo la liberazione dei miei pensieri che erano sempre accavallati tra di loro, come la corsa di cavalli liberi che saltavano nei miei pensieri. Uscivano le mie intenzioni come dai recinti in cui erano spesso compressi, per scendere a valle o nel mare libero come un fiume deve andare verso il mare.

 

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Baltimore and Ohio Railroad Company at Pier 7, East River 1951

 

Sembrava normale per me non riuscire a svolgere le correzioni, io non arrivavo a vederle, e l’azione era rivolta altrove a correre fuori dai ranghi dove dovevo agire; quest’azione diventa qualcosa di molto simile alla corsa nella nebbia con il sole alle spalle, perché spesso non riuscivo neanche a vedere quello che era chiaro ed evidente.

Contraddizioni allo stato puro, somma della somma della corsa libera.

Io saltavo ogni passaggio perché non lo vedevo perché ero, col mio pensiero, oltre; volevo già stare avanti rispetto alle scene che mi apparivano e quando la musica scorreva sullo spartito e il direttore dirigeva con maestria quel concerto o quel canto sublime, come per esempio, nell’opera di Mozart “Così fan tutte”, io mi perdevo.

Nessuno sapeva quello che avrei detto e pensato, ma neanche io sapevo precisamente cosa mi portava a quell’inizio e che finale ci sarebbe stato. Ancora adesso i pensieri arrivano veloci, troppo veloci, tanto da non riuscirli a frenare, non ci riesco; non distinguo la mia velocità e non separo se la frase è in prima persona per poi trasformarsi in più soggetti, perché qualcosa è apparso e non lo posso scacciare via, lo unisco e diventano più persone.

Tutto si affolla e spinge per farsi vedere e per essere scritto.

C’è qualcuno insieme con me?

O sono io che lascio lo spazio che arrivi qualcuno all’improvviso?

Il pensiero si colora di più visioni di più universi visibili.

Distinguere è qualcosa che mi affascina, ma poi la differenziazione mi prende la mano e la scrittura diventa tortuosa inespugnabile; non so se sono sola in prima persona a parlare o se accanto a me ci sono altre persone che si sono aggiunte e altre che arriveranno, allora il verbo si confonde e il tempo a volte inverte i fatti modificandone le conseguenze o inventando premesse impossibili.

Il tocco dei timpani segna a volte insieme ai fiati il cambio di scena di qualcuno che introduce un nuovo evento nell’opera che si manifesta in teatro.

Poi la musica classica continua lei non si può fermare è un flusso e gli archi assumono il potere di trasformare la melodia e tutto si muove ancora più velocemente ed io non riesco a fermare il nulla, non si ferma più la mia mente e lascia che il flusso di pensiero non ha sistemi di frenata così sulla mia tastiera le mie dita scorrono e niente può permettere di controllare i cambi dei soggetti, sono involontari.

Sono riflessi incondizionati dove la logica ne troverà un senso nella mia mente?

Non me lo chiedo, lascio che il suono di quella voce incantata di donna che cerca il suo amato diventa la punteggiatura come il pizzicato delle corde dei violini o delle viole.

Usare “Innalzo” o “innalza” contemporaneamente nella frase è come sentire due suoni diversi, è come sentire, nella pancia, due movimenti diversi del muscolo dell’addome, ma non distinguere il senso diverso senso che avviene nella frase; è come prendere due direzioni contemporaneamente in una strada che non ha biforcazioni. Tutto è già avanti di 100 metri mentre le mani scrivono sulla carta o toccano sulla tastiera che può diventare una scacchiera. Io vedo e non scrivo e poi a un certo punto, scrivo avendo omesso qualcosa che spiegherebbe a un purista cosa è avvenuto o che tutto ciò non sia spiegabile ed erroneo quello che vede scritto.

 

alt="Virgil Thomson"

Virgil Thomson 1950

Dove sta il soggetto?

Non sono errori voluti, sono inciampi sono corse forsennate che non cercano giustificazioni dai lettori che le trovano.

“Vorrei Impressioni di suoni che fossero le mie frasi come la musica che mi scorre nella mente; oppure anticipazioni di pensieri incastrati tra loro per intuizioni possibili”.

“Accumulo e intasate possibili soluzioni verbali di metaforiche immagini che mi appaiono”, o ancora “contorte parole che musicalmente esprimano un’azione visiva ma che sono delle espressioni erronee non volute”.

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