Archeologia dell’Ingrediente, Cibo, Ricetta dello Chef
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Il melone bianco / Profumerà l’aria.

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Quando la terra genera frutti dorati e gialli come il sole disegnato dai bambini, quale sarà il suo gusto?

 

Il gusto di una polpa bianca che vicino alla scorza appare di sfumature verde leggero e invece vicino ai semi, vi è  un bianco spennellato di arancio dal tramonto; allora quella freschezza è raccolta in una forma ovale come una conca di un lago allungato.

A Paceco nel trapanese si coltivano questi meloni che illuminerebbero una notte buia se solo la luna li vedesse, riflettendo quel giallo intenso di spezie antiche.

Nel territorio di Paceco (Frazione Nubia) si estendono anche le famose Saline di Trapani, Riserva Naturale. La terra  accoglie  il sale rilasciato dalle acque per farne  nobile moneta per scambi commerciali nell’antichità.

Agli inizi del 1600 la sua coltivazione era diffusa, tanto che nel testo di G. Monroi del 1609 “Storia di un borgo feudale del seicento ‘si dice che’ questa gente avesse la specialità della coltivazione dei melloni”. Nel libro di A. Genovese (1860-1923)”.

 

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Melone Bianco
Paola Ricci©Photo

Quella bianca polpa sembra che non possa avere sapore così profondo e rifrescante, invece il profumo si espande nel palato lasciando nella bocca la fresca caduta di acqua di sorgente che rigenera il corpo come se si bevesse un profumo che assapora la polpa.

 

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Melone Bianco
Paola Ricci©Photo

Sembrava che quella giornata di sole di metà agosto, fosse una delle ultime accaldate in una settimana che volgeva alla fine dell’estate; eppure Roland era arrivato in Sicilia per cercare di finire di scrivere la serie di racconti fantastici che l’editore aspettava. Egli diceva che la terra di un’isola è sempre più profonda e secca delle altre terre per galleggiare meglio sul mare che la circonda.

Partito dalla fredda Bretagna aveva trovato da alloggiare vicino alle saline. Quella dimensione di acqua e fili di terra che separano le diverse vasche, gli dava una sensazione di sospensione, e così poteva  alleggerire tutte le frasi e le parole che avrebbe scelto.

Si svegliava e vedeva, dalla sua casa, i riflessi dei cieli sulle acque e questo era il giusto equilibrio per lui,  tra scrittura e realtà. Quel pomeriggio Roland aveva deciso di interrompere la scrittura e camminando si trovò a mirare i cumuli di sale ricoperti da tegole attraverso la vegetazione e infondo i mulini a vento vicino alle case. Si avvicino a uno di questi mulini e busso alla porta semi aperta con delicatezza.

Una voce gentile e impallidita dalla sorpresa si voltò e gli disse di entrare perché lei era indaffarata sul tavolo. Quel tavolo con una lastra bianca di marmo appoggiato alle gambe chiare di legno era ricoperto di fette di un frutto bianco che non si confondeva col piano per la sua scorza gialla. Liquido su liquido, scivolava sul piano il succo del melone e quello del limone appena spremuto. Li sta mescolando Ines, una giovane donna con i capelli sciolti fino ai fianchi di color ramato.

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Melone Bianco
Paola Ricci©Photo

Tutto era stato tagliato e mondato, il melone il succo di limone; stava aggiungendo alla polpa frantumata del melone un po’ di zucchero e del liquore anch’esso a base di limone che preparava sua nonna d’inverno. Mescolava e rigirava con dolcezza e fermezza quella cremosità di polpa bianca che emanava profumo di aria fresca e che odorava di limone fino a riempirne la stanza.

Roland non fece in tempo a uscire per non disturbare Ines che lei gli porse un tazza ricolma di quel sorbetto profumato che aveva tirato fuori dalla ghiacciaia e appoggiato fresco sul suo palmo fu allora che decise Roland di lasciare in attesa la sua scrittura e non continuare a camminare tra le saline, ma odorare il profumo di quel frutto bianco che stava dissetando le loro bocche.

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