Scrittura, Viaggi
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Il luogo della scrittura

La scrittrice aveva preso una pausa,  lasciato sul tavolo  il suo nuovo romanzo, andò fuori dallo studio, a fare una passeggiata.

La giornata di sole era fredda e dopo il primo mattino, nel cielo si era sviluppata una leggera foschia leggermente sospesa sul suo capo; stava scomparendo lentamente quel biancore e il sole si innalzava oltre le colline, in quell’inizio d’inverno a Johnson, una piccola cittadina nel Vermont. Ella sapeva, fin dall’ora, che interrompere la scrittura con il disegno, era utile per trovare nuovi spunti e nuove idee che non affollassero più la sua mente con troppa fretta. Le sembravano vuoti alcuni passaggi e tra una frase e l’altra mettere nuovi argomenti, potevano presentarsi come nuovi errori, provocati dalla mancanza di forza nello scorrere violento che l’ispirazione le faceva provare quando scriveva.

Paola Ricci©Photo

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Aveva appena finito la sua colazione e decise che sarebbe andata nella stanza del disegno. Ogni giorno c’era un modello o una modella che posavano nudi in una stanza piccola e accogliente dove, su un piccolo palco, il modello si esponeva, si spogliava non solo degli indumenti, ma anche del suo pensiero che muto che gli scorreva nella testa.

 

Paola Ricci ©Photo

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Lei si sarebbe seduta su una delle sedie poste di fronte a lui o lei  con una serie di matite, poteva schizzare sulla carta, quel corpo che non era per niente silente in quella stanza calda all’inverosimile.

Come ogni mattino, uguale agli altri, il figlio di Jacob andava a scuola e il padre non poteva accompagnarlo con la macchina perché se no,  avrebbe perso una possibilità di trovare un nuovo lavoro per il prossimo mese. Doveva pagare la retta scolastica e dare anche soldi alla sua ex moglie, e non certo rimanevano molti soldi anche per lui. Jacob non voleva far mancare nulla a suo figlio, si alzava sempre contento, quel giovane ragazzo e con tutto l’entusiasmo che aveva in corpo disse al padre che la scuola stava organizzando un viaggio in Italia, a Firenze e voleva andarci anche lui con i suoi amici di classe. Soddisfare i desideri del figlio, era per Jacob liberarsi del peso di una colpa di un padre assente e lo faceva stare meglio e in pace con se stesso; pagare quello che lui non si sarebbe mai permesso di fare era rendere quella nudità accettabile.

L’Italia era quella meta irraggiungibile per Jacob, dove i colori dei paesaggi sono le variazione di musiche diverse, di temi che s’incontrano improvvisamente. Questo stava raccontando, più semplicemente che poteva, Jacob quando ogni dieci minuti cambiava posizione nella stanza del disegno. La scrittrice era lì silenziosa, non partecipava minimamente alla sua variazione, ascoltava il tono della voce e le pause tra una parola e le altre e sembravano che le parole non fossero altro che le vesti che poggiava sulle parti del suo corpo che si muoveva. Come metteva una gamba piegata, o un braccio teso o la testa reclina sulla spalla, le parole si stendevano come tessuti nuovi che cangiavano nel vissuto.

Quello che non avrebbe mai potuto nascondere Jacob alla scrittrice era la sua malinconia di cui forse andava fiero; la matita, tenuta tra le dite della scrittrice, scivolava sulla carta mescolato con un sottile e stridente imbarazzo di rossore, che lei vedeva in ogni cambio di posa di Jacob.

La scena doveva essere ripresa ancora una volta, il regista non era ancora soddisfatto, aveva fatto mettere perfettamente in asse la macchina e le luci erano dirette verso il modello per enfatizzare la malinconia che doveva esprimere in quella scena. Doveva aspettare il prossimo ciak, il truccatore continuava a spargere polvere  sottile e bianca, per rendere la pelle più diafana che poteva, perchè il regista voleva vedere meglio le ombre incise sulle pieghe della massa sovrabbondante in alcuni punti del corpo.

 

Paola Ricci ©Photo

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Mancavano ancora poche riprese da fare per quella giornata, erano forse le ultime scene che sia Jacob che la scrittrice dovevano fare insieme, poi avrebbero preso insieme il primo volo per Firenze, dove lo aspettava il loro figlio maggiore.

Chissà se la scrittrice si era ricordata di aver spedito la prima bozza del suo romanzo all’editore di New York?

“Il dovere dell’artista è di mischiare continuamente la vita e opera per potersi preservare dietro ad un paravento”.  “La scrittura è il luogo della verità: è la vita che si pone al di là della naturalità e dell’artificialità”.Colette.

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