Architettura & Design, Arte
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Il desiderio dell’interno II

Il Pantheon si compone di tre parti: il Pronao, l’Avancorpo e la Rotonda, ma il suo elemento fondamentale è il vuoto. Questo si percepisce quando si entra nella magnifica “cella” (naos) il cui diametro, di m. 43,44, è pari all’altezza da terra della cupola emisferica che lo ricopre, illuminato da un oculo centrale di m. 8,92 di diametro. Se immaginassimo di capovolgere questo cono circolare, la cui sommità ha una cupola forata, quello che prima era un riparo, diventa

un’apertura a cielo aperto verso lo spazio, e l’intero volume sarebbe in contatto diretto con l’infinito per contemplare il cielo. Il passeggiare dell’uomo sarebbe però limitato o di difficile attuazione, nel dover risalire la circolarità della semisfera quello che prima era a protezione dell’uomo ora non lo sarebbe più e l’interno si troverebbe a condividere quasi equamente il pieno con il vuoto e viceversa. Ora ci spostiamo verso un altro luogo di Roma che ci permette di trovare una relazione con la “cella” del Pantheon. Il Circo Massimo, è rimasto spogliato delle sue strutture antiche e la traccia che ne risulta è minima rispetto ai disegni che ci parlano di luogo di giochi e corse di cavalli. Questo spazio è considerato la più grande struttura per spettacoli costruita dall’uomo. Il Circo Massimo è uno spazio aperto e visibile in lunghezza e larghezza, dove la luce occupa contemporaneamente sia il pieno, che il vuoto dello spazio; predomina e si percepisce che lo spazio compie una “respirazione” aerea. Nel Pantheon risulta che lo spazio è sviluppato in altezza e circolarità, dove la vastità del vuoto è rivolta, non verso la terra, ma verso la luce del cielo, mentre nel Circo Massimo il vuoto avvolge il pieno e la luce del sole; troviamo un accordo reciproco sul “vuoto” tra i due spazi dei diversi luoghi, dove in uno penetra e nell’altro avviluppa. Ora se immaginassimo di piegare la superficie del Circo Massimo, su se stessa, come un foglio di carta, di fare un contatto tra due angoli, tale da creare un’ampia apertura e poi capovolgessimo la direzionalità dello spostamento delle persone, in altezza, otterremmo una caverna capovolta, il ribaltamento lo possiamo compiere perché si capovolgere il camminamento dell’uomo nello spazio esistente. L’uomo nel Circo Massimo corre per la sua lunghezza e nel Pantheon lungo la sua circonferenza; è la linea di tracciato che determina il capovolgimento della concezione spaziale. Enfatizzando e poi capovolgendo quello che un corpo umano compie in modo sinestetico in uno spazio, avremo la forza dell’interno come spazio esterno e viceversa e non più l’interno come una contrapposizione di esterno. Quello che raggiungiamo con il capovolgimento due dimensioni spaziali è un interno dello spazio non occluso verso l’esterno ma come in diretto contatto con il fuori. L’interno diventando un luogo di contemplazione per collegarsi con l’esterno permette che le energie creative modifichino lo spazio interno, benefico come una protezione. Il desiderio di stare in un interno, senza volere usufruire della spazialità esterna, appare come il crearsi una gabbia virtuale dove si crede di trovare la propria protezione psichica fisica e mentale e invece la si perde. Dopo, questo “viaggiare” tra diversi temi, luoghi e progetti, citiamo, a conclusione, la casa del weekend a Varenna (Lecco) di Giulio Minoletti, del 21 agosto 2015. Quello che l’osservatore sente è di potersi affacciare sul lago, stando appoggiato a un angolo di casa come ad un tronco sano che ha posto una radice che si allunga su una terra sospesa. Il confine tra terra interna e terra esterna è una pellicola trasparente che scorre su binari intorno alla casa, dove il giardino non è uno spazio esterno all’abitazione, ma come un paesaggio nel paesaggio; quello che appare in lontananza entrerà con le diverse stagioni, con i diversi gradienti di densità cromatica dati dall’aria e l’uomo potrà incontrarsi con la sua grazia, spostando quella pellicola esterna che ha scelto come passaggio per farlo entrare insieme al piacere dell’Interno.

 

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