Arte di scrivere, Cibo
Leave a comment

Il cono gelato/ l’abbraccio ritrovato

Il professore stava svolgendo nuove ricerche e si era trasferito su un’isola, né troppo grande per perdersi e né piccola per essere avvistato. In quest’avventura aveva portato con se suo figlio, Sole. Gli aveva dato questo nome perché brillasse di luce propria e per diventare così importante al centro della nostra galassia. Sole, era troppo piccolo per comprendere il sogno

di suo padre, voleva solo trovare qualcuno con cui giocare, perché il padre non aveva il tempo per lui; lui lavorava tutta la notte alle sue ricerche astronomiche, per poi di giorno andare a dormire. Il professore, scrutando il cielo, stava studiando i movimenti della Galassia a Spirale M81, nella costellazione dell’Orsa Maggiore e voleva dimostrare che questi movimenti erano paralleli alla “circumnutazione” dell’apice di una pianta. La notte la passava ad osservare la sua Galassia col cannocchiale, annotando i diversi spostamenti, poi nelle prime ore dell’alba,

si addentrava nella fitta foresta per osservare e catalogare i germogli delle piante.

Quando il sole del giorno, incominciava ad apparigli, nella sua totale grandezza e luminosità, allora andava a coricarsi.

 

Paola Ricci@Photo

Paola Ricci@Photo

 

Sole invece incominciava a stropicciarsi gli occhi e si alzava per prepararsi la colazione che trascorreva da solo. Sole passava le sue giornate a camminare per l’isola e si segnava, sulla sua carta, tutti i sentieri nuovi che scopriva sperando di incontrare qualcuno

che abitasse sull’isola. Un giorno, finalmente, la sua perseveranza fu premiata e intravedendo una luce in un fitto sentiero si addentrò. Si fece largo nella vegetazione con difficoltà, seguì la luce che proveniva da un largo avvallamento, creato nella terra, vedendo un largo tappeto di muschio. Nella apertura la luce assumeva le colorazioni cangianti tra il verde e l’arancio e al centro si ergeva un immenso albero di Kauri, grande e possente come un gigante.

Verso la sommità vi era costruita una piccola, ma solida abitazione che era illuminata da un cono di luce che proveniva dalla cima dell’albero, dove libere di fronde il cielo penetrava.

Le farfalle volteggiavano attorno a quella casa stagliando dei brevi intervalli di luminescenza che apparivano e scomparivano col il loro battito delle ali. Sole decise di arrampicarsi sulla corda che pendeva dalla casa e arrivato in alto, con timore, bussò alla porta semiaperta. Sentì una voce greve emettere un breve suono di invito e poi si alternavano voci d’animali a lui note che sincopato si alternavano come in un gran fragore.

Entrò e alla vista di qualcosa di straordinario, la sua bocca si aprì di scatto senza emettere suono alcuno. Vi era un uomo piccolo, a cui era difficile dare un’età, che era circondato da galline e mucche, anch’esse piccole, e da alberi da frutto che crescevano attorno a lui e arrivavano fino alla sommità del tetto da cui pendevano frutti grandi e luminosi.

L’uomo, era seduto a terra in quella casa, e teneva una ciotola grande tra le sue gambe per rimestare una crema morbida e profumata, aggiungendo delle uova, mungendo il latte da una piccola mucca, lo versava denso e caldo. Spezzava i grossi frutti che coglieva direttamente dall’albero e continuava a girare con forza la gran crema. Sorridendo, l’uomo affondò la sua mano nella crema, e la porse a Sole per assaggiarla. Appena ne prese un poco, essa si scioglieva e Sole poté gustarne solo in parte il sapore straordinario di questa crema. I giorni passarono e Sole continuava ad andare a trovare l’uomo della crema, ogni volta gustava sapori diversi che si scioglievano nella sua mano e nella notte si addormentava leccandosi le dita.

Un mattino Sole trovò, mentre faceva colazione, uno strano oggetto di metallo sul tavolo di casa, forse l’aveva dimenticato il padre. Esso assomigliava nella forma a quel cono di luce che aveva visto formarsi il primo giorno sulla casa dell’albero dove conobbe l’uomo della crema. Lo prese e lo portò con sé; lo diede all’uomo della crema che lo ricoprì di una sfoglia che usava come piatto per mangiare, poi sfilando via l’oggetto metallico sorrise nel vedere la forma che ne risultò. L’uomo vide cosa aveva in mano e con gran fragore affondò il cono di sfoglia di cialda nella crema. Essi rimasero tutto il giorno insieme fino a quando scese la notte, Sole non era ancora rientrato a casa. Il professore nervosamente passeggiava in lungo e in largo davanti alla casa e quando vide suo figlio non gli chiese nemmeno dove era stato, ma se aveva preso lui lo strano oggetto di metallo. Sole tristemente lo consegnò al padre che mentre si avviava all’osservatorio emise un urlo.

“Chi aveva cancellato le formule e le misurazioni segnate sul cono di metallo?”

Allora Sole spaventato gli raccontò tutto e gli diede il primo stampo di sfoglia che aveva tenuto del cono, il padre lo osservò con occhi arcigni e poi lentamente il suo sguardo si distese, perché si erano stampati tutte le formule all’interno del cono. Solo allora il professore capì e sgranocchiando il cono abbracciò suo figlio in quella notte in cui si addormentarono insieme con una luna immensa.

 

sole-luna

Facebook Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *