Lasciate fiorire i carciofi
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Il cavallino di fuoco II

alt="Vladimir Majakovskij"

……del cartoncino e aveva ritagliato delle sagome di cavalli e cavalieri che saltavano ostacoli fatti di tessuti di maglia e tutto era stato incollato insieme come in quei collage che lui amava fare e l’aveva intitolato “Dada Degas”.

Dada era il nome di un gruppo d’artisti di cui lui seguiva alcune idee. Era come quando ci si trovava in cortile con tanti bambini e s’inventavano giochi nuovi, così gli artisti dada volevano rovesciare e inventare un modo diverso di fare arte rispetto agli artisti che li avevano preceduti; la mamma diceva che erano artisti che si divertivano tanto.

“Ma ora devo trovare tutti i pezzi se no non avrò il mio cavallo e lasciamo quello di Ernst incollato al suo quadro quello certo non lo posso cavalcare e non corre” e Matteo uscì dallo studio della madre.

“Prendo quello scatolone e gli tolgo una parte della carta e così apparirà la parte ondulata, questo fa pensare al corpo morbido e tondo del cavallo su cui monterò e lo taglio dandogli una forma tondeggiante e possente che si inclina come una conca perché io possa poggiarmi comodamente come su un cuscino”.

alt="Paola Ricci"

Il cuscino è morbido e gonfio e rosso di fuoco.
Disegno di Paola Ricci©

“Le zampe e il dorso sono fatti, manca solo il morso. Queste parole sono belle perché ripetono lo stesso suono, mi sembra che la maestra mi avesse detto che si chiama allitterazione, il ripetere lo stesso suono all’inizio o all’interno di due o più parole vicine” rideva Matteo.

Ora Matteo doveva solo scegliere il colore del suo cavallo; lui ne aveva visti pochi ma sapeva che possono essere bianchi o neri o marroni, quelli degli indiani sono pezzati ma lui voleva un cavallo tutto suo e allora decise di farlo rosso giallo e con gli occhi turchini e così il suo galoppo sarebbe stato ardente come il fuoco.

Poi aveva visto un altro quadro di Ernst dove anche lui aveva disegnato un cavallo rosso vicino a uno nero e gli era piaciuto di più quello rosso; il quadro si intitolava “La sposa del vento” e correvano in un mare che sembrava di legno perché le linee non erano altro che le venature di un pezzo di legno.

alt"Vladimir Majakovskij"

Il cavallino di fuoco.
Diversi frottage fatti con la grafite, il cartone ondulato è stato colorato di rosso
e con esso ho impresso una stampa su carta lasciando un segno.
Paola Ricci©Drawing

alt="Vladimir Majakovskij"

Il cavallino di fuoco.
Disegna il contorno del viso di un gatto su un foglio lasciando spazio attorno, taglia la carta intorno
al contorno del disegno, otterrai una maschera e con spugne punzona su un altro foglio con colori caldi
e freddi, avrai due macchie a forma di viso di gatto e con le matite fai occhi, bocca e baffi.
Paola Ricci ©Drawing

La mamma mi disse che per fare questo bastava poggiare la tela su un pezzo di legno e poi stendere e premere con una spatola larga il colore desiderato, questa tecnica si chiamava frottage. Lui era molto bravo a farlo e usava la tela come fosse carta.

Adesso che aveva trovato tanti pezzi di legno caduti nella vigna, sapeva cosa farne prima di bruciarli nella stufa.

“Ma allora basta colorare di rosso alcune cose o animali o persone che esse sembrano ardenti come il fuoco?” chiese Matteo al padre che di sera si mise a costruire il cavallino di fuoco.

alt="Vladimir Majakovskij"

Il cavallino di fuoco.
Disegna il contorno del viso di un gatto su un foglio lasciando spazio attorno, taglia la carta intorno
al contorno del disegno, otterrai una maschera e con spugne punzona su un altro foglio con colori caldi
e freddi, avrai due macchie a forma di viso di gatto e con le matite fai occhi, bocca e baffi.
Paola Ricci ©Drawing

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"lasciate nel sole questo brillare di stelle, come libere parole donate la luce, accompagnatele dove loro vogliono andare / let the dazzling stars shine, like words, to accompany them wherever they choose to go"

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