Arte, Lasciate fiorire i carciofi
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Il cavallino di fuoco I

alt="Paola Ricci"

Il bambino chiede al padre:

“Vorrei tanto un bel cavallo,

ho deciso che da grande

vorrò esser cavaliere.

E per questo a cavalcare

voglio adesso incominciare”.

Anche il babbo si è convinto

e decidono di andare

un cavallo a comperare.

Colmi sono gli scaffali

d’ogni sorta di balocchi;

nel negozio invece ahimè

di cavalli non ce n’è!

Cosa dire? Cosa fare?

Sì dal mastro si può andare

che i cavalli sa approntare.

Questo mastro pensa e dice:

“Qui ci vuole un buon cartone

per piantare l’ossatura

che va fatta con gran cura!”

Tutti e tre in fila indiana

vanno dritti alla cartiera.

“Carton fino o carton grosso?”

chiede ai tre un omaccione.

E dà loro tre bei fogli

del migliore cartoncino

e la colla da spalmare

perché possa ben saldare.

Cavalcare: una parola!

Non si corre senza ruote.

Vi provvede il falegname

con prontezza e precisione.

Svelto e alacre in un minuto,

taglia, pialla, sega, lima…

e le ruote eccole qua.

Ora manca la criniera!

Via di corsa per cercare

fra le setole e le spazzole,

chi dia loro la maniera

di crear coda e criniera.

ben gentile è l’artigiano

che è contento di donare

peli e ciuffi in quantità.

Che distratti! Che sbadati!

Chi ha pensato per i chiodi?

“Ecco a te quel che ti serve”

dice il fabbro compiacente.

Con i chiodi e il cartoncino,

con le setole e la colla

ben sbiadito il cavallino.

Un pittor dobbiam trovare!

Un pittore ecco è già pronto

ben felice di aiutare

il cavallo a colorare.

Per nessuno c’è più tregua,

la giornata è laboriosa

col migliore materiale

costruito é l’animale.

Tutti insieme in gran daffare

incollando e ritagliando

or preparan zampe e dorso

or gli mettono un gran morso.

Batti e batti sopra il chiodo,

lima e pialla quelle ruote,

rosso e giallo usa il pittore

e il cavallo è uno splendore.

Trotta innanzi, trotta indietro:

come è ardente il suo galoppo!

Son turchini i grandi occhi,

macchie gialle ha sui ginocchi.

Con l’incedere marziale,

con la sella di gran pregio,

con la ricca bardatura,

va col bimbo alla ventura.

 

Vladimir Majakovskij

 

“Papà si può essere cavaliere senza avere il cavallo?”

“E’ un po’ difficile, figlio mio, ma possiamo sempre averlo un cavallo!”

“E come papà?”

“Lo costruiamo noi! In fondo anche solo un manico di scopa può essere un buon destriero occorre solo imparare a cavalcarlo!”

Matteo amava andare nella vigna le prime ore del pomeriggio, prima di rientrare a casa per fare i compiti. In giro nei campi coltivati che circondavano la sua abitazione si aggirava con una piccola paletta di metallo rubata dall’orto della mamma a scavare nella terra brulla per cercare di trovare oggetti persi o dimenticati dai passaggi del tempo.

Pensava ancora alla frase che aveva detto suo padre la sera prima dopo avergli letto la poesia del cavallino di fuoco: “Lo puoi costruire insieme con me, cercando i pezzi per farlo Matteo e poi lo facciamo”.

Occorreva solo trovare i “pezzi” che avrebbero costruito il cavallo e ciò che lo distingue dall’uomo o da altri animali: un corpo possente sostenuto da quattro alte zampe, una coda lunga e con peli lunghi come capelli e infine un collo allungato che si erge con altri lunghi capelli.

Tutto questo corpo è fatto per correre e le zampe scorrono e si alzano, tutto è allungato nel vento e proprio così lo immagina Matteo il suo cavallo.

alt="Paola Ricci"

Il corpo del cavallo è tondo e morbido, ed è sostenuto da quattro zampe.
Disegno Paola Ricci©

Per costruirlo forse bisognava chiamare, il mastro, il falegname, l’artigiano e poi il fabbro e il pittore, ma erano tutte persone che facevano lavori con le mani, queste parole definivano in modo diverso lavori simili tra loro. Usando materiali diversi, chi il legno chi il ferro o la pittura, tutte queste persone usavano sempre le mani per compiere questi lavori.

“Ma guarda un poco i lavori di questi artigiani hanno verbi che finiscono con la stessa vocale, taglia, pialla, sega, lima, sembra che si rincorrano col suono” pensava Matteo ad alta voce.

Ora torniamo alla cosa più importante del cavallo, che bisognava pensare fondamentalmente a farlo correre, ed è quello a cui pensava Matteo.

“Allora se lo dobbiamo costruire devo trovare qualcosa che lo sposti, che lo faccia correre, come con le ruote, perché senza di loro forse non si va da nessuna parte, in fondo quelle della bicicletta fanno correre, e il vento scorre tra i capelli come la criniera di un cavallo”.

alt="Paola Ricci"

Al posto degli zoccoli gli metto le ruote e queste zampe le posso disegnare col pennello e matita rossa o anche strofinando la grafite sulla carta appoggiata su un cartone per far vedere le linee dei suoi muscoli.
Disegno di Paola Ricci©

Matteo fu fortunato nel trovare in fondo alla vigna la vecchia carrozzina delle bambole di sua sorella distrutta da tutte le volte che lui ci aveva montato sopra e recuperò così due belle ruote per il suo destriero.

Ora un adulto si chiederà cosa c’entrano le ruote con un cavallo, forse perché hanno la “funzione” di creare il movimento, come lo stesso è con il pollice e l’indice che io invento una pistola chiudendo le altre dita, perché hanno la funzione di puntare su qualcuno o qualcosa.

Ora con oggetti diversi ma con la stessa funzionalità, ho creato un rapporto metaforico. Questo è successo anche in un’altra poesia che ho letto, in cui il cesto diventava una caravella.

“Via di corsa per cercare fra le setole e le spazzole” diceva la poesia.

Allora Matteo s’intrufolò dalla vigna allo studio della madre e prese i pennelli larghi e grandi e un po’ rovinati di cui la madre non avrebbe certamente notato la mancanza. “E così avrò creato la coda e la criniera” pensava Matteo.

“Ora occorre qualcosa per il corpo, qualcosa di morbido ma facile da tagliare, forse con il cartoncino come aveva fatto Max Ernst in un quadro che mi aveva fatto vedere la mamma” continuava a sognare Matteo.

L’artista si era divertito a far saltare i cavalli, come faceva anche Degas il pittore impressionista, solo che lui aveva preso….. CONTINUA

 

alt="Paola Ricci"

Coloro di rosso il mio cartone ondulato.
Disegno di Paola Ricci©

alt="Paola Ricci"

Il cuscino è morbido e gonfio e rosso di fuoco.
Disegno di Paola Ricci©

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