Archeologia dell’Ingrediente, Cibo
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Il calore fiorisce

Sotto il calore del sole e sotto l’umido della pioggia nutriente, la siccità le dà vigore, ma quanto è la bellezza di questo giallo che fiorisce?

L’acqua dei monsoni da tutto il nutrimento in terre dell’Asia, della Polinesia e poi per viaggiare in altri mercati di terre indiane dove viaggerà verso il paese occidentale.

La curcuma, dall’arabo Kour-Koum Zafferano, ha il sapore piccante e si diffonde sul palato della bocca come vento caldo rendendo il cibo luminoso come lanterne che aleggiano nel cielo.

 

Le mure della fortezza ad Agra

Era così quella notte tra le mura screpolate di quella piccola città nel Nord dell’India, quando lei correva per i vicoli stretti prima che la luce del primo mattino avrebbe illuminato di giallo la terra ma anche i mattoni che come un ricamo ondeggiavano le decorazioni fittissime intramezzate da vetro colorato.

Moschea dentro al forte ad Agra

Il forte rosso di Agra conosceva la bellezza delle sue mura di arenaria rossa in contrasto con il biancore del marmo del palazzo che con le sue mille sale era diventato un labirinto per la principessa Alopa. Persa tra quelle mura aspettò il giorno dopo per andare al mercato.

Palazzo ad Agra

Quello che doveva trovare era un tappeto dai mille colori, era il dono che suo padre gli aveva lasciato come regalo di nozze e che le era stato rubato; era un mantello magico perché chiunque ci ricamasse sopra una maledizione, si sarebbe esaudita e solo strofinandoci una spezia, l’incantesimo si sarebbe fermato.

Il padre lo chiamava il tappeto del “caldo fiorire”, perché solo una spezia dai mille poteri curativi poteva annientare le cattive maledizioni.

Rubato da un mercenario che l’aveva posto su uno dei suoi cavalli, voleva andare al mercato a venderlo per ricavarne qualche facile soldo senza sapere il valore che racchiudeva.

Weeks Edwin Cancello della fortezza di Agra India

La principessa Alopa doveva muoversi presto il mattino e in incognita, per non essere riconosciuta tra la gente. Il sole aveva reso tutti i muri di un colore rosso intenso come il melograno, tra il brillare di quella luce intensa che saltava da una parete all’altra delle mura come una traccia per non perdersi nei vicoli del villaggio.

Porta di Delhi

Quando lei entrò in una stanza che si affaccia a uno dei vicoli, vide alcuni mercanti che in cerchio tenevano tra le mani il suo tappeto; quello che la spaventò è vedere che un uomo anziano stava ricamando sopra qualcosa con l’aiuto di un giovane allievo.

Si avvicinò a loro e con garbo chiese cosa stavano ricamando?

“Giovane donna misteriosa, io sono un vecchio saggio e ho comprato questo tappeto da un uomo che non ne conosceva il suo valore e sto educando il mio allievo a ricamare le parole che non portano dolore ma coraggio”.

“Tu conosci una parola che racchiuda entrambe le due cose?”

Alopa si fermò e assorta tra suoi pensieri, disse con voce calma e suadente: “La nascita”.

Allora l’allievo la scrisse, ma la ricamò tropo vicina a un’altra parola che era nascosta dalla sua mano, che combinate insieme sviluppò la maledizione.

Il mercato, il saggio e l’allievo

Inizio da quel giorno un periodo oscuro per il popolo di Agra, dove il sole fioriva ogni giorno e la Principessa non poteva altro che costatare che il suo popolo invecchiava e si decimava nel tempo.

Fu allora che annunciò che da lì a pochi mesi avrebbe dato al mondo un nuovo erede al re, suo marito Salaj; egli era tornato da un lungo periodo di battaglia durato nove mesi proprio prima di annunciargli che aspettava un bambino.

Alopa però non comprendeva che la maledizione avrebbe toccato anche lei, tutto quel tempo aveva tenuto nascosto il tappeto ripreso dalle mani del saggio senza notare quello che era successo tra le due parole.

Fu allora che il saggio si presentò a corte, chiedendole di poter rivedere il prezioso tappeto e fu solo allora che la vista di Alopa si oscurò perché dopo la parola “La nascita” che lei aveva donato al saggio, pensando alla fortuna di attendere il figlio, si accorse che c’era un’altra parola. La magia della maledizione era “La nascita persa”, ecco perché nessun bambino era più nato da oltre nove mesi e la popolazione era diminuita anche per la gente che non era tornata dalla guerra.

Il regalo di nozze del padre di Alopa, avrebbe ucciso suo figlio e il popolo in cui stava regnando insieme al suo amato re Salaj.

Qual era l’antidoto per impedire la maledizione?

Il saggio lo conosceva, le diede una ciotola piena di polvere gialla, ma di un colore così intenso che nella notte bastava a illuminare la stanza.

 

Il Saggio

Doveva strofinarlo sulla parola da cancellare, tale che il ricamo sarebbe svanito e la maledizione si sarebbe fermata.

La polvera sottile che le diede era leggera ma intensa nel suo colore, sembrava un sole che fioriva nella mano della bella Alopa che posta sulla parola “persa”, scomparì, lasciando viva la parola “la nascita”. Il sapore di quella polvere, cosparsa sui denti, fu per farli risplendere ancora di più e rinfrescare la sua bocca quando lei poté stendere all’aria il tappeto magico e annunciare la nascita del loro figlio.

Curcuma ©Paola Ricci

La spezia era la curcuma che ricava dalla radice della pianta, è di rara bellezza e i cui colore tingevano le sue vesti e di verdi rischiarava i suoi occhi.

Questa polvere aveva poteri di allontanare i dolori che il corpo non riconosce o a volte, lascia sopiti per lungo tempo e la durata dell’attesa che questa polvere agisca in esso che la rende magica e sconosciuta ancora in tutti i pregi che racchiude e solo la saggezza del suo uso la rende preziosa come il padre di Alopa voleva insegnare, la saggezza della conoscenza. Gli scritti sono antichi su questa spezia e risalgono a 2000 anni fa, quando Marco Polo in uno del suo viaggio ci diceva: ” Vi è un vegetale che ha tutte le proprietà dello Zafferano, così come il colore, ma non è Zafferano”.

Curcuma, Pianta

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