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I vasi del mistero/ Betty Woodman (1930-)

Quando le mani plasmano la creta, il mistero sta quando si fermeranno o quando il vaso è completamente vuoto?

Il materiale è talmente duttile che le mani scorrono sulla superficie della creta con la piacevolezza della pelle che scivola dalla sabbia della spiaggia al bagnasciuga del mare.

C’è un confine tra questi due confini che rede creativa la massa imperfetta verso la quantità che diventa forma completa, cercando il vuoto del vaso, si entra con la mano per modellare ancora con più piacere la superficie.

Betty Woodman, Table and Rug, dettaglio 2016.
Paola Ricci©Photo

Le sculture di Betty stanno tra due confini, quello della materia come peso e massa e quella della differenza cromatica che è superata ponendo la ceramica come un “innesto” naturale sulla tela o sul piano del pavimento, sorreggendo una tela o appoggiandosi a lato di un pannello posto anch’esso sulla terra. Il colore è la padronanza che fortifica tutta la composizione in un equilibrio energetico, ma anche impalpabile che sembra fare svanire le profondità e porre il mistero di cosa contengo questi vasi; avvicinandosi con cautela, perché l’occhio possa entrare fino in fondo dove il colore si scurisce dalla profondità del contenitore, ci immergiamo nel mistero della profondità e del vuoto.

Betty Woodman, Table and Rug, dettaglio 2016.
Paola Ricci©Photo

Betty Woodman, Table and Rug,2016.
Paola Ricci©Photo

La ceramica in mano alla Woodman compie un passaggio importante negli anni ’50, da quella materia ritenuta nel campo artigianale per spaziare in quello d’arte. Per un’artista donna nel 1950 non era facile riuscire a dimostrare quel tipo di passaggio estetico che aveva anche già compiuto Picasso, Matisse, Chagall con le loro ceramiche; i lavori di questi artisti erano solamente racchiusi in un atto compiuto di “arte applicata” eseguita allora da un artista.

Betty Woodman, Reversal,2016. Paola Ricci©Photo

Betty Woodman, Reversal,2016. Paola Ricci©Photo

“Back then, the world of ceramics was totally male dominated, it was a very macho world. If you weren’t willing to be one of the boys, it was very difficult to be a part of it. But I’m a little combative, so I guess I also enjoyed it.” Betty Woodman

 

Betty Woodman,Summer Tea Party,2015.
Paola Ricci©Photo

Proprio il divertimento è quello che si percepisce nel lavoro di Betty, dove il mistero è di scoprire l’equilibrio posto come un gioco di forme e di sfondi, con livelli cromatici anche a volta capovolti e contrapposti; la visione frontale delle opere nasconde dei “trucchi” da illusionista e oggetti che sembrano sospesi hanno invece elementi esterni bidimensionali rispetto al piano d’appoggio del pannello posto sulla parete. Oppure come “camaleonti” i vasi si confondono con il dipinto di fondo creando l’illusione di avvicinarti a un quadro bidimensionale e scoprire un’opera tridimensionale.

 

Betty Woodman, Reversal, dettaglio 2016.
Paola Ricci© Photo

Ancora, sembrano anche delle quinte di una scenografia di un racconto favolistico, di case che si appiattiscono o improvvisamente diventano tridimensionali per un effetto ottico tra i pattern che si confondono tra di loro. Il colore è steso con una densità liquida sia sulla materia della ceramica sia in quella del dipinto proprio per enfatizzare quest’aspetto illusionistico dell’opera di Betty Woodman.

La qualità della pittura che lei opera è data dalla “qualità” dello spazio in cui andrà a collocarsi, tale che dipinto è spazio, e lo spazio è un mistero che non è circoscrivibile nel pensiero di quest’artista.

 

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