Arte di scrivere, Editoria
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I tempi non sono mai così cattivi/ Andre Dubus. Mattioli 1885 Editore

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Vorrei iniziare riportando le due citazioni poste all’inizio del volume di Andre Dubus pubblicato dalla casa Editrice Mattioli 1885 nella sezione Frontiere.

Manifestano il senso della contrapposizione nell’umore dell’essere umano, aleggiando in tutti i suoi racconti come un incipit illuminante.

“L’uomo posto nella situazione violenta rivela i tratti insopprimibili della sua personalità: tutto ciò che dovrà portare con sé nell’eternità… ” Flannery O’Connor.

“I tempi non sono mai così cattivi da non trovarci un uomo buono.” San Tommaso Moro.

Quello che riesce a fare Andre Dubus è di scaturire, nel lettore, una reazione lenta e sotto pelle che si annida quasi come un leggero desiderio di rifiuto, ma poi di “insano” e concreto avvicinamento ai fatti per sapere come finirà l’evento, come la violenza è descritta scaturita dalla calma dei protagonisti che appoggiano, come piccoli tasselli di un mosaico trasparente, le loro azioni nella trama del testo. Non sai mai se quello che avviene riuscirai a leggerlo reggendo fino in fondo l’insano desiderio di ingoiarlo tutto di colpo.

Gli stati d’animo dei personaggi sono fluidi e si adattano come a un registro che riporta i cambiamenti delle temperature delle diverse stagioni. Il clima delle stagioni, nelle diverse situazione, degli eventi sono solo la metafora delle reazioni emotive dei personaggi. Non si comprende realmente che stagione percorre i fatti descritti nei racconti, è come se la temperatura dell’ambiente sia data dalle reazioni dei personaggi, tutto si muove su un filo sottile che più che essere trasparente ondeggia all’interno della materia stessa.

Riflettere sulla morte avviene già nel primo racconto, “La ragazza carina”, che a solo ventidue anni sente la morte distante, ma intanto presente nella sua esistenza e così allora vicino a lei.

Lo scrittore mescola mirabilmente la dimensione di gioventù con quella della morte come se una fosse la conseguenza dell’altra. Il peso non sta nelle parole, ma nei fatti e Dubus riesci ad alleggerire le parole che usa per manifestare il peso nell’immaginazione degli eventi. Quando questo accade, non strappa, non lacera i vocaboli, ma infligge nella mente del lettore l’attenzione.

La ragazza amava le cose semplici: “Le piaceva bere il caffè al mattino e fumare una sigaretta, mentre, senza prevedere di uscire per bere o per una cena o un uomo o del lavoro o qualsiasi altra cosa, si truccava e si metteva il vestito e le scarpe con tacchi; le piaceva entrare in chiesa, dove le grandi porte si chiudevano dietro di lei e camminava lungo la navata sotto l’alto e curvo soffitto bianco, fra le vetrate lassù sulle pareti bianche….”.

Le cose semplici sono descritte per i personaggi, e appaiono le loro movenze dure, come il contrasto di colori e materie che Dubus rileva nell’uso di semplici vocaboli: “… voleva essere una donna in abito estivo che stava seduta al tavolo vicino alla vetrina del bar: Scelse il vestito color salmone con le spalline, scollato sulla parte superiore dei seni e aperto su tutta la schiena. Poi prese la pistola dal cassetto del comodino e se la mise nella borsetta.”.

La scrittura è costruita in un’essenzialità di frasi corte e non intrecciate tra loro. Come una conseguenzialità di discorsi che se frapposti non sono inaspettati. Il lettore si rende subito conto che è catturato da un’atmosfera lineare, ma contrastante e questo lo avvolge nella sua atemporalità.

I luoghi descritti in questo racconto, “La ragazza carina”, non si frantumano durante gli eventi, ma sottendono il fato come cartoline da sfogliare silenziosamente.

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Andre Dubus I tempi non sono mai così cattivi Mattioli 1885, Editore

“Guarda in alto verso le stelle. A destra, gli alberi circondano il lago; non può vedere le case in mezzo. L’acqua bagna la spiaggia e la base del pontile: Riesce a vedere gran parte della banchina prima che venga coperta dall’ombra della quercia;”.

Anche nel racconto, “Benedicimi Padre”, gli aspetti crudeli avvengono con linearità e sono esposti con una scrittura “scarna”, ma incisiva. Il padre rimane tranquillo davanti alla perturbante esposizione dei fatti da parte della figlia. La sua tranquillità è comparata al suo “cuore mortale” e alla fugacità della vita che può sparire all’improvviso. Questo è il contrasto della vita dei personaggi di Dubus, sembrano che siano in un equilibrio di tranquilla apparenza, ma poi i pezzi non cadono a terra, sono trasmigrati verso i sentimenti oscuri e contrapposti tra non rottura e infelicità. Tutto è così sottile e impalpabile per attirare il lettore verso quegli “scatti fotografici” di un’America poco conosciuta.

Allora i personaggi di Dubus diventano reali quando sono scritti, quando lui entra nel personaggio e gli dona un’anima che è racchiusa tra le pagine che sfogli; non possono sfuggire dal libro e la carta diventa la casa, dove loro si muovono e albeggiano di paura nella ferocia dell’azione, nei fatti descritti.

Dubus “capisce” i suoi personaggi e l’esperienza che vivono è “tattile”, ma è anche il riflesso di quello che Dubus stava vivendo realmente mentre scriveva; non sono sempre elementi simbolici quello che scrive nei racconti, sono a volte fatti che avvenivano mentre lui scriveva come il vento che soffiava nel racconto “Storia di un padre” era presente nel giorno della sua scrittura. Oppure quando Polly soffre d’influenza nella “La ragazza carina”, lui si era raffreddato.

Leggendo questi racconti si ha la sensazione, che quello che è stato scritto nelle due citazioni iniziali, sia la strada per il lettore per compiere un’immersione  totale, nel sentire le contraddizioni della vita vera, tattile e piena di compassione per il male che tocca il buono.

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