Arte, Scrittura, Suono & Musica
Leave a comment

I mulini a vento “la variazione”

“Without music life would be a mistake,” Nietzsche

 

Si era appena svegliato Nicola, restando sotto le coperte, gli piaceva quell’oscurità che faceva dell’albeggiare del sole un motivo di maggiore mistero. Amava i rumori nella casualità della vita, quella mattina aveva dimenticato aperta …….

la finestra della sua stanza e sentì sbatterla sugli infissi al ritmo cadenzato del vento che sopraggiungeva dalla valle. Si alzò chiuse quella piccola finestra ma il vento con forza passava impudentemente attraverso piccoli fori che il tempo aveva creato nel legno. Erano sibili di voci nascoste o fischi d’uccelli veloci. Nicola li ascoltò per un attimo e poi decise che era ora di alzarsi e di portare il suo corpo sotto la doccia.

In quella casa viveva da solo e inseguiva l’ascolto del sé  nel suono per giungere a rivelarsi con forza e con amore.

Aveva scelto di stabilirsi in questa piccola casa di fronte a una valle su una collina, dove il vento trasportava i suoni più distanti, quelli al limitare del mare, che come risacche ridondavano nella vallata. Le sue giornate passavano sfumate e difformi, trascrivendo quelle note su un pentagramma di musica e seguite dalle annotazioni delle sensazioni dove lo stupore poteva svuotarlo come l’indifferenza di un affamato.

Subito si accorse che quelle note trascritte, erano l’una il contrario dell’altro; erano notte e giorno, erano venti e quiete, ma qualcosa gli sfuggiva, alcuni passaggi sparivano nel momento che apparivano.

Un giorno particolarmente ventoso, si era messo fuori di casa ad ascoltare l’aria che arrivava sul muro della casa e sul suo corpo come fossero onde di un mare arrabbiato.

Quel vento anticipò il  movimento del suo corpo, quando con intervalli veloci, il premerlo sul muro e rilasciato a se stesso, sarebbe stato irrefrenabile.

Poi come era arrivato all’improvviso, tutto cessò e una quiete lo avvolse. Il suo corpo si appesantì nella sua mente affollata, non riuscendo ad ascoltare quello straordinario passaggio tra la furia del vento e la quiete dell’aria.

Allora Nicola pensò di costruire qualcosa che sarebbe stato in grado di cogliere quel passaggio di suoni. Prese i leggeri e porosi bianchi lenzuoli con cui si avvolgeva per riposare nelle notti, poi scelse alcune tavole di legno lunghe e strette che sarebbero state utilizzate per rinforzare il tetto e fissò con corde robuste, trovate nel granaio, le tele bianche alternando alle tavole e ne venne fuori una grande ossatura.

Pareva un fiore bianco con screziature di terra bruciata che cangiavano con la luce.

Lo fissò sul tetto del granaio perché tutti lo potessero vedere e si sedette sotto di lui con il suo corpo appoggiato al muro. Tornò allora, come per incanto, quel vento forte e generoso che aveva già incontrato e rimase ad ascoltarlo mentre incontrava quel fiore bianco posto sopra di lui. Allora gli fu tutto chiaro, quel passaggio che non era riuscito a cogliere a memorizzare non era altro che la “variazione del suono”. La creazione del suono può non finire se migra verso qualcos’altro che è nuovo ma non lontano da se stesso.

 

 

Facebook Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *