Architettura & Design
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Henning Larsen Foundation’s film competition

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Quando i video possono parlare di architettura senza pronunciare parola si raggiunge lo sguardo che si muove sugli edifici?

Osservare lo spazio degli edifici costruito dagli architetti, non è solo un modo di catturare la loro interpretazione dello spazio che occupa tale edificio, ma é l’evoluzione dello spazio che circonda quell’edificio e il suo vuoto che gli permette di occupare  una massa volumetrica eretta nello spazio verso il cielo.

La natura a volte lascia spazio perché altro venga a nascere e a svilupparsi nello spazio, quando già sistemi apparentemente consolidati sembrano che non si spostino dal luogo in cui si trovano. Il mare continua a lambire le spiagge su cui rilascia le sue schiume e le montagne apparentemente fisse e statiche continuano nel tempo lentamente a spostare la loro massa “immensa” e difficilmente ascrivibile in un contenitore architettonico.

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Il mare e le rocce

Quello che definisce i confini “agibili” dello spazio architettonico è la possibilità di attraversarli a piedi, di superare barriere di spazi chiusi e aperti che sono interni o esterni all’involucro costruito. Nella natura questo passaggio era dato dagli esploratori che attraversavano lo spazio per poterne “scovare” ciò che era emerso e quello sotterraneo nascosto che era stato edificato. Scavare e attraversare è una condizione di lasciare un vuoto e appropriarsi del suo spazio per osservarlo come corridoi e tracce di percorsi da scoprire.

Allora i vuoti architettonici cosa rappresentano nella cultura della progettazione edile nello spazio?

Sono necessari per poter erigere volumi? O sono alleggerimenti costruttivi necessari alla massa architettonica?

 

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Henning Larsen Foundation’s film competition
Paola Ricci©Photo

La storia dell’architettura è fatta da stili volumetrici che sono stati eretti in epoche che rispondevano alle esigenze del vivere umano. La civilizzazione ha migliorato questa creatività architettonica nella mente dell’uomo, o ha sviluppato un ordine assoggettato al crescere esponenziale di un’umanità che deve abitare e vivere in spazi?

Forse si potrebbe ipotizzare un annullamento di uno spazio abitativo costante e necessario e inventare lo spazio come beneficio per una emotività sul volume che circonda il corpo umano?

 

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Henning Larsen Foundation’s film competition
Paola Ricci©Photo

« La mia architettura non è concepita per piani, ma nello spazio. Di un edificio non progetto i piani, le facciate, le sezioni. Progetto gli spazi. Per quanto mi riguarda, non esiste alcun piano terra, primo piano, ecc. … Per me, esistono soltanto spazi contigui, senza soluzione di continuità, stanze, anticamere, terrazze, ecc. I piani si fondono e gli spazi si relazionano gli uni con gli altri. » Adolf Loos. Adolf Loos organizzò i vuoti in un continuum spaziale.

“L’esperienza spaziale propria dell’architettura si prolunga nella città, nelle strade e nelle piazze, nei vicoli e nei parchi, negli stadi e nei giardini, ovunque l’opera dell’uomo ha limitato dei vuoti, ha cioè creato degli spazi racchiusi” Bruno Zevi.

Nello spazio vuoto dove aria, vento, acqua non hanno limiti, e l’architettura gioca costruendo nel vuoto.

 

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