Arte, Arte & Opere
Leave a comment

Gustav Klimt (1862-1918)/ L’oro scoperto I

alt="Gustav Klimt"

All’inizio del secolo XX, Venezia è per Klimt la reificazione dell’Oriente; sentito come il nuovo orizzonte della classicità moderna.

Siamo all’inizio del 1900 e Klimt si muove in direzione per il suo viaggio, dopo Venezia si dirigerà a Ravenna, dove scoprirà i mosaici lucenti d’oro delle basiliche ravennate, che impressionò la sua vista.

L’oro veneziano e ravennate saranno quello che gli permise di astrarre il suo sguardo sul quotidiano, portandolo su un piano d’ iconicità dei suoi personaggi rappresentati. L’artista li porta sul piano dell’astrazione che li avvolge nel mistero psicologico e quasi introspettivo; fluttuanti nell’atmosfera che lui conosce bene, ma che è negata la sua comprensione immediata, realizzando l’aspetto misterioso di persone che sono esistite nella storia e nella sua vita.

Realizza delle nicchie, in cui il corpo è avvolto anche se non sembra esistere, mantenendo integra l’individualità della persona che con il semplice sguardo ci osserva sembrando che non sia rappresentata. Lo sguardo vivido di Adele Bloch-Bauer è lì ed è pronta a emettere qualche parola o narrazione a chiunque volesse interloquire con lei, ma il suono di tale voce è solo si ascolta con gli altri sensi che non siano la voce.

Nei quadri, Giuditta I e II, Ritratto di Adele Bloch-Bauer, il Bacio e Danae, si può vedere anche la volumetria polimaterica dell’architettura e del colore di Venezia; diventa un’esperienza tattile quella di percorrere i mosaici del pavimento della Basilica, in Piazza San Marco per l’artista quando si trovò a Venezia.

 

alt"Gustav Klimt"

Gustav Klimt Ritratto di Adele Bloch-Bauer 1907
Neue Galerie di New York

Klimt può ritrovare la sua scacchiera triangolare e la disgregazione del motivo geometrico che frastaglia come in un pulviscolo di colori che si dispongono in un fluttuare su una superficie liquida.

Il principale inventore della Sezessionsstil (stile secessionista) è proprio Klimt, egli privilegia le superfici, annullando nella sua bidimensionalità quella eleganza della linea che fa sparire o rendere misterioso il volume stesso che si potrebbe immaginare.

Quello che avviene in questi quadri è il continuo e espansivo riduzione dello spazio reale, la persona che appare quasi soffocata, apparentemente dal lavoro bidimensionale, non subisce nessuna sofferenza, anzi un’elevazione psicologica che la distanzia quasi dallo stesso autore. La carne diventa senso e questo ridondare di luce fa aumentare una sensualità introspettiva. Immaginare come lo spettatore viene catturato nel decifrare tutti gli intarsi dorati di cui la persona è circondata, rimane quasi risucchiato in quel maniacale oro che brilla nel quadro. Quello che raggiunge Gustav Klimt è un’astrazione che non è nella forma ma in quella simbolica, mantenendo viva la forma empatetica del soggetto che vive nell’opera stessa. La sublimazione è nell’oro, raggiungendo un erotismo intrigante; tutto sembra che esprima un’incubazione di emozioni come il passaggio nelle stagioni intermedie né inverno o estate, ma l’autunnale veloce cambiamento dei livelli di profondità e di spazio.

Facebook Comments
Filed under: Arte, Arte & Opere

by

"lasciate nel sole questo brillare di stelle, come libere parole donate la luce, accompagnatele dove loro vogliono andare / let the dazzling stars shine, like words, to accompany them wherever they choose to go"

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *