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Giuseppe Penone / Uomo, Natura,Tempo

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Protagonista dell’Arte Povera è il torinese Giuseppe Penone, nato nel 1947 in provincia di Cuneo. L’artista ha sviluppato con coerenza gli impulsi dell’ esperienza artistica battezzata da

Germano Celant nel 1966-67 che promuoveva “il ricorso a materiali poveri, naturali, antiartistici, per evidenziarne l’energia e analizzarne i processi naturali”.

Penone quando “ha tracciato con chiodi la sua mano su un tronco d’albero” o affianca la crescita dell’albero e del corpo umano (“Lavorare sugli alberi”, 1968), segnala i rapporti fra il corpo e l’esterno (“Rovesciare gli occhi”, 1970), o quando esplora fotograficamente l’epidermide (“Svolgere la propria pelle”, 1970), l’esplorazione poi estesa al profondo (“Paesaggi del cervello”, foto d’interno di teschio correlate a foglie d’albero).

Questo suo parallelismo dell’impronta leonardesca, si è tradotto in opere e operazioni in cui si esalta il confronto tra le energie e le materie dell’arte e le energie e le materie della natura. Basti pensare ai grandi alberi in parte veri in parte di bronzo presenti nel Museo Castello di Rivoli, o alle pietre naturali e le pietre gemelle scolpite nell’opera “Essere fiume” del 1981.

 

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Giuseppe Penone Rovesciare i propri occhi,Palazzo della Civiltà Italiana all’Eur, sede di Fendi , Paola Ricci©Photo

Giuseppe Penone materializza un trend attuale nella cultura figurativa europea: l’innesto di elementi inorganici all’interno di altri organici. In altri termini Penone utilizza le proprie sculture di bronzo, per affiancarle in una sorta di ritorno all’archetipico della natura; un concetto spregiudicato in cui la natura s’identifica con la “natura naturans” (produrre della natura la sua stessa realtà), come nel caso della scultura installata presso i giardini parigini delle Tuileries, con un albero bronzeo reciso e simile a uno vero, in contatto con altre piante nutrite dalla clorofilla.

 

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Giuseppe Penone Foglie di pietra e Pelle di grafite,
Palazzo della Civiltà Italiana all’Eur, sede di Fendi , Paola Ricci©Photo

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Giuseppe Penone Foglie di pietra e Pelle di grafite ,Palazzo della Civiltà Italiana all’Eur, sede di Fendi , Paola Ricci©Photo

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Giuseppe Penone Pelle di grafite ,Palazzo della Civiltà Italiana all’Eur, sede di Fendi ,
Paola Ricci©Photo

La natura è, per Penone, il punto di riferimento centrale della sua ispirazione, la miniera dei materiali primari. Per lui è proprio dalla presa di coscienza dello scarto radicale fra la cultura contadina e urbana industriale che nasce la possibilità di ritornare a vedere con occhio nuovo il senso profondo e le straordinarie potenzialità estetiche del mondo naturale, con le sue energie e forze di crescita e di erosione, dallo sviluppo vegetale alla forza dell’acqua, del vento e della terra.

 

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Giuseppe Penone Spine d’acacia ,Palazzo della Civiltà Italiana all’ Eur, sede di Fendi , Paola Ricci©Photo

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Giuseppe Penone Spine d’acacia ,Palazzo della Civiltà Italiana all’Eur, sede di Fendi , Paola Ricci©Photo

L’artista comincia la sua ricerca nel 1968, intrecciando tre alberelli in modo tale che crescendo formino un’unica struttura vegetale; conficca dentro un fusto un cuneo di ferro con i numeri da 1 a 10 o un alfabeto. Dove tutto il fare estetico confluisce con la crescita dell’albero e porterà dentro di sé questi segni del linguaggio umano.

 

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Giuseppe Penone Ripetere il bosco ,Palazzo della Civiltà Italiana all’Eur, sede di Fendi , Paola Ricci©Photo

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Giuseppe Penone Ripetere il bosco ,Palazzo della Civiltà Italiana all’Eur, sede di Fendi , Paola Ricci©Photo

Incastra dentro un tronco dell’albero un calco metallico della propria mano nell’atto di afferrare qualcosa. Il tronco continuerà a crescere, ma tranne in quel punto, dove il gesto della mano, sempre visibile, verrà progressivamente assorbito. Permette agli uccelli di beccare un grande pane, dentro al quale sono state introdotte alcune lettere dell’alfabeto in ferro: sono gli uccelli con la loro azione a far apparire gli elementi della scrittura.

 

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Giuseppe Penone Matrice,Palazzo della Civiltà Italiana all’Eur, sede di Fendi , Paola Ricci©Photo

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Giuseppe Penone Matrice,Palazzo della Civiltà Italiana all’Eur, sede di Fendi , Paola Ricci©Photo

Già in questi lavori, presentati all’inizio della sua carriera, è definito un fatto fondamentale, vale a dire che il vero autore delle opere non è tanto l’artista quanto l’energia vegetale o animale che reagisce all’intervento umano. L’azione formativa del linguaggio plastico scultoreo viene qui identificata con l’azione naturale: arte e natura sono riportati a un solo comune denominatore.

 

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Giuseppe Penone Abete ,Palazzo della Civiltà Italiana all’Eur, sede di Fendi , Paola Ricci©Photo

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Giuseppe Penone Abete ,Palazzo della Civiltà Italiana all’Eur, sede di Fendi , Paola Ricci©Photo

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