Arte, Fotografia
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Frida Kahlo /Portrait

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Ogni volta che un’artista sceglie di essere fotografato cosa fa vedere?

L’artista o la persona?

Sono scindibili i due aspetti in uno scatto fotografico?

Frida Kahlo nacque a Coyoacán, una delle delegazioni di Città del Messico. Il padre di Frida era un fotografo tedesco, Guilermo e fu il primo a ritrarre con la fotografia, sua figlia. Egli era emigrato dalla Germania, Pforzheim, una città situata nel Land del Baden-Württemberg per andare in Messico nel 1891. La madre di Frida era una benestante messicana Matilde Calderón y González.

 

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Guillermo Kahlo, Autoritratto, 1920

 

Frida si sentì così messicana che diceva di essere nata nel 1910, anno della rivoluzione, quando il vero anno di nascita era 1907; si sentiva figlia di quel movimento di quel periodo di rinnovamento sociale. Inizialmente i suoi studi erano rivolti per diventare un medico e durante il periodo di studio si unì a gruppi di studenti sostenitori del socialismo nazionale, iniziando a fare ritratti dei suoi amici per puro divertimento.

Fu nel 1925, dopo un evento che cambiò la sua vita, un incidente avvenuto sull’autobus che prese quel giorno, a farle cambiare e a diventare l’artista che conosciamo. Nell’incidente la sua colonna vertebrale si ruppe in tre punti e si frantumò il collo del femore e altre conseguenze su tutta la sua struttura ossea, come se si fosse frantumato quello che doveva sostenerla e ponendola in una “obbligata” condizione d’immobilismo. Per un lungo tempo dovette portare un gesso che la obbligò a stare ferma. Lettura e disegni furono i suoi compagni e incominciò a fare i famosi autoritratti, attraverso un sistema di specchi posti in alto sul suo letto a baldacchino che aveva realizzato suo padre.

“Dipingo me stessa perché passo molto tempo da sola e sono il soggetto che conosco meglio”. F.Kahlo

 

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Frida Kahlo, by Guillermo Kahlo

 

La fotografia è riuscita a ritrarla con la stessa intensità dei suoi autoritratti?

Il fotografo quando si pone nello scatto fotografico di una persona può scegliere infinite strade per riprendere una persona; quello di cogliere il viso con la benevolenza della documentazione senza interpretazione o catturare quello che la persona è nello sguardo in cui forse non si riconosce, ma rivela la “nuda” personalità del soggetto.

 

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Frida Kahlo, Guillermo Kahlo 1932

Porre la persona in situazione di una composizione “costruita” dove l’atelier mostra uno scenario; la composizione appare viva e in evoluzione. Questo è un lavoro che il fotografo può compiere dopo ripetuti incontri con la persona, oppure utilizzare la casualità del momento come elemento di composizione che come magia, rende la persona personaggio di una scena non sua. La fotografia così appare ancor più viva e quel momento è “storico” , definito e scandito nel bianco e nero brillante nella sua crudezza dei dettagli.

 

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Diego Rivera, Frida Kahlo,Anson Goodyear

Frida sposerà Diego Rivera nel 1929 e la vediamo spesso ritratta con lui. La fotografia, per un’artista che aveva fatto del suo corpo una ricerca estetica e onirica continua, diventa il contro altare di se stessa, come un tentativo di “registrare” un corpo sui cui lei invece operava una ricerca minuziosa e imprevedibile che le permetteva di rappresentarsi come lei “desiderava”, mentre le foto facevano vedere quello che il pubblico doveva immaginare.

Lei calibrava humor, aspetti fantastici ed elementi di “sorpresa” nei suoi dipinti, mentre i fotografi rimanevano “abbagliati” dall’immagine carismatica che esprimeva il suo viso e allora le sue foto diventano più un alter ego per ogni fotografo, invece di essere delle narrazioni visive in ciascuno scatto.

 

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Toni Frissell, FridaKahlo, 1937

È noto che tutti i più grandi fotografi dell’epoca, da Muray, ovviamente, a Tina Modotti, Edward Weston, Lola Alvarez Prado…, avesse una speciale attrazione per lei, ma per capire qualcosa di più di questo talento istintivo davanti all’obiettivo, bisogna tornare indietro, fino al primissimo fotografo dell’artista. Guillermo Kahlo, suo padre.

Egli comprese per primo la forza che essa sprigionava e nonostante difetti fisiche di cui soffriva, la spina bifida, le insegno come assume una “postura” preminente e che occupasse l’aria e lo spazio che andava a occupare in un set fotografico. Fotografandola in diversa situazione e più volte durante la sua crescita, il padre diede con quest’atto la consapevolezza del valore che lui vedeva in lei, la fotografia del padre non aveva altro che rinforzato e acclamato quello che in lei sarebbe venuto fuori, ma con la consapevolezza emotiva ed empatica di un padre che riconosce una figlia e questo era cibo per la costruzione di un “io” creativo di Frida. Impadronirsi della propria immagine per comprendere quello che lei era e cosa voleva essere, un momento fondamentale della crescita di ogni essere umano.

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Frida Kahlo, Guillermo Kahlo, 1926

Tra i tanti fotografi che hanno guardato questo corpo vi è uno che ha visto maggiormente la sua resilienza incarnata sulla sua pelle, possiamo citare Leo Matiz. Fotoreporter colombiano è amico di lei e del marito, né da un ritratto insolito dell’artista, avvolgendola in una dimensione estetica che “nasconde” il suo sguardo diretto per manifestare altro. Donna ormai matura e affermata non in ombra dalla figura del marito, appare ora negli scatti l’aspetto eroico di una donna che guarda avanti non preoccupata neanche del suo dolore che accompagnava il suo corpo.

 

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Leo Matiz, Frida Kahlo1941

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