Architettura & Design, Biennale 2019
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FREESPACE/ Biennale Architettura 2018

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Gli avvenimenti artistici possono essere dei momenti sporadici, ma la costruzione di un evento come una Biennale si radicalizza in un messaggio  che vuole lasciare una traccia nel tempo.

Venezia, 7 giugno 2017 – Il Presidente della Biennale di Venezia, Paolo Baratta, ha incontrato la stampa a Ca’ Giustinian per presentare Yvonne Farrell e Shelley McNamara, Curatrici della 16. Mostra Internazionale di Architettura che si svolgerà dal 26 maggio al 25 novembre 2018  ai Giardini e all’Arsenale e in vari luoghi di Venezia.

Il tema del divario tra Architettura e Società civile è stato nel passato rilevato come continuum attivo dove la progettazione architettonica andava da una parte e dall’altra la Società Civile richiedeva delle altre necessità. Come se la disciplina architettonica fosse incapace di porsi delle domande per poi attendersi delle risposte adeguate.

Nell’epoca in cui viviamo, possiamo affermare che l’Architettura è un’immagine che è scomparsa?

Che il passato insegna molto di più del presente in campo architettonico?

Occorre allora un atto di volontà e di andare a cercare quello che si sta alienando, ed è importante salvaguardare; quello che è catapultato  e abbandonato nell’ignoranza dovrebbe invece  essere alimentato da maggiori stimoli di conoscenza.

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L’insediamento di New Amsterdam nel 1664, anno in cui passò sotto il dominio inglese.

Partendo dal semplice principio che la vita individuale e sociale va migliorata, l’architettura ha un compito importante, anche solo nella semplice condizione di realizzare spazi abitativi e sociali in cui in primis vi è la necessità di trovare un “riparo”, nella casa e nelle abitazioni.

E se invece l’architettura viene relegata come potenza economica comunicativa di un’urbanizzazione espansiva, cosa avviene?

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Empire State Building, 1930

Le città si espandono continuamente, questo non è sempre un elemento deplorevole è importante  la regola di come questo avviene. E’ importante analizzare e cercare di valutare come  operare in questa espansione. Quando lo spazio pubblico è assente, allora emerge la “violenza” dello spazio abitativo; il futuro del pensiero architettonico deve lavorare in questa direzione di riacquistare lo spazio pubblico.

 

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Città del Messico e Aeroporto

Se pensiamo anche alle periferie delle nostre città dove si sono costruiti i volumi e non si è pensato allo spazio pubblico.

Paolo Baratta ci dice a questo proposito: “Noi viviamo nello spazio e non siamo carne da scatola, siamo farfalle viventi, uomini che si muovono, si riconoscono e vivono nello spazio”.

Questo monitor nella presentazione per la prossima Biennale di Architettura, da parte di Paolo Baratta appare forte e molto veritiero; esso racchiude  l’energia degli argomenti sollevati e che si vogliono andare ad affrontare in una cornice culturale che come lui ripete, non vuole essere sporadica. La forza che può contrastare le risposte non ricevute sulle domande inespresse, è l’azione  verso il “desiderio” di avere quelle cose; avere il desiderio per l’arte, il desiderio di avere uno spazio dell’uomo fabbricato a se stesso.

Occorre creare il pensiero sullo “SPAZIO” in cui viviamo?

Urge molto questa forma di pensiero, quello che occorre è riacquistare il desiderio dello spazio per non creare ancora contenitori ridondanti, ma porli in connessione con quello che si sente nel tempo e nello spazio.

Qualità dello spazio è sinonimo di qualità di vita?

L’architetto è invitato a porsi su una riflessione nuova di disciplina, sulla progettazione più che su una fenomenologia istituzionale. E’  un invito a riflettere su come si progetta e come la disciplina può manifestare la libertà della conoscenza, come profondità di concetti non effimeri.

Le due curatrici, Yvonne Farrell e Shelley McNamara, della prossima Biennale di Architettura hanno sempre lavorato insieme; hanno dato molta attenzione allo spazio e alla natura e al loro desiderio di svolgere un’azione pedagogica con le nuove generazioni, comprendendo che se non si trasmettono i principi e le metodologie ai giovani, si perde la storicità di ogni passaggio epocale,  di cambio di visione estetica che avviene.

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Yvonne Farrell, Shelley McNamara, Paolo Baratta
Photo by Andrea Avezzu’ Courtesy of La Biennale di Venezia

 

Promotrici del “Tema”, loro lo affrontato, nella prossima Biennale di Architettura, col titolo “FREESPACE”.

La qualità dello Spazio.

L’Architettura che si pone di donare spazi liberi, anche in quello privato.

Enfatizzare i doni gratuiti della natura.

La luce del sole.

L’aria e la forza di gravità, l’acqua.

Le risorse naturali e quelle artificiali.

Si pone attenzione alla fragilità in cui sta vivendo il pianeta e alla dignità dell’essere umano evidenziando che queste fragilità possono diventare le nuove sfide per una progettazione più libera e democratica.

Non occorre che tutto sia programmato in tutti i sui dettagli, ma sia libero di essere vissuto.La mostra si prefigge di avere una presenza spaziale e fisica ben manifestata, per coinvolgere fortemente il visitatore. La scelta di questo tema è partita, anche da alcuni esempi privati   come quello di Jørn Utzon che ha realizzato una casa a Maiorca, con una seduta all’entrata modellata proprio sul contatto umano della pelle sulla superficie.

Oppure in quelli eroici pubblici, come Lina Bo Bardi che solleva il museo di arte moderna di San Paolo, per realizzare un belvedere affinché i cittadini possano avere vista sulla città. Le curatrici si pongono il desiderio di ritrovare aspetti dell’umanità che in molti edifici hanno perso totalmente, nutrendo la sicurezza per l’essere umano.

Questo, per le due curatrici, diventa un desiderio da attuare e occorrono molto coraggio e molta forza perché le difficoltà sono molte e soprattutto, in un’economia così imprevedibile e brutale in cui ci muoviamo, il loro desiderio appare come una ventata di aria pura e ossigenata. Una novità impellente che se non adesso in un prossimo futuro sarà una continua richiesta.

Quando dicono: “Consideriamo la terra, il nostro cliente” riescono a racchiudere la semplicità nella complessità del problema sollevato.

Le due curatrici Yvonne Farrell e Shelley McNamara concludono, per poi iniziare, narrando un proverbio greco che dice.

“Una società cresce e progredisce quando gli anziani piantano alberi alla cui ombra sanno, non potranno mai sedersi”.

#BiennaleArchitettura2018

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New York, Marta Guerra©Photo

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"lasciate nel sole questo brillare di stelle, come libere parole donate la luce, accompagnatele dove loro vogliono andare / let the dazzling stars shine, like words, to accompany them wherever they choose to go"

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