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Franz Erhard Walther (1939-) La scultura indossata.

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Certo che se indossassimo l’arte saremmo vestiti o saremmo anche noi delle sculture viventi?

Franz Erhard Walther è presente anche lui nel Padiglione dello Spazio Comune all’Arsenale nella mostra VIVA ARTE VIVA della Biennale di Venezia 2017.

Il periodo effervescente degli anni 70 dove l’azione nell’arte era provocazione costituente un processo di assimilazione o rifiuto attivo, si poteva vedere il lavoro di quest’artista in cui le persone erano delle sculture che interagivano tra corpo e tessuto come fosse una danza di mimo. I tessuti, poi riposti in armadi aperti, apparivano come il “corredo” di una famiglia inesistente.

 

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Franz Erhard Walther.Padiglione dello Spazio Comune 57.Esposizione Internazionale VIVA ARTE VIVA ,
Paola Ricci©Photo

 

Werksatz” (“Sentenza”, ndr) realizzata fra il 1963 e il 1969: rappresentazioni formate da una o più persone che davano vita a performance con elementi scultorei in stoffa Sehkanal (1968), in cui due individui erano legati da un lungo nastro che girava intorno alle loro teste, era l’esempio maggiormente riprodotto.

Ma le sue sculture se appoggiate al muro o poste per terra sono inanimate, se nessuno interagisce con esse?

 

 

Quello che non manca nel lavoro di quest’artista è la sperimentazione su se stesso pur mantenendo un tema costante nella sua mente; egli sperimenta la costante rivelazione che la materia suggerisce come il disegnare non è la variabile, ma diventa sperimentazione e quando si porta agli estremi quello che l’indole della tecnica assume è uscire dalla consuetudine.

Anche i colori possono evocare delle consuetudini che poi riversati  sui materiali come il tessuto,  perdono quell’immagine evocativa; il giallo dei limoni e il grigio del cemento armato scelto per le sculture di quest’artista sono spazi delimitati in cui non rientra quell’immagine primordiale.

Egli parlando dei suoi inizi dice una aspetto interessante che ritroviamo ora nel suo lavoro e nella sua ricerca , la possibilità che qualcosa fatto nell’arte scompaia nel momento che è stato realizzato.

 

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Franz Erhard Walther.Padiglione dello Spazio Comune 57.Esposizione Internazionale VIVA ARTE VIVA ,
Paola Ricci©Photo

 

“I made some 15 photographs in my studio in 1958 in which I posed with elements for the camera. I called this series “Attempt to Be a Sculpture.” The idea was that the sculpture would exist for a short time, and would persist only in the photograph.”Franz Erhard Walther.

Quello che avviene con le sue sculture è che il corpo interagisce e solo il video ne può dare una testimonianza che poi scompare e con esso anche la tridimensionalità esplicata. Allora la grandezza è in quello che il muro sorregge o quello che invoca nell’essere tolto dal muro e indossato come materia viva?

 

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Franz Erhard Walther.Padiglione dello Spazio Comune 57.Esposizione Internazionale VIVA ARTE VIVA ,
Paola Ricci©Photo

“I was thinking about becoming an artist, I was also thinking about sculptural things. But sculpture was so heavy, so slow, and I didn’t like this slowness, this heaviness.”

“So, when the pillow is stacked on the floor, what is it? A sculpture? When I put it on the wall, that changes its meaning. It now represents picture, image. So, two states.”Franz Erhard Walther

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Franz Erhard Walther.Padiglione dello Spazio Comune 57.Esposizione Internazionale VIVA ARTE VIVA ,
Paola Ricci©Photo

 

Qualcosa avveniva anche in un altro scultore come Claes Oldenburg, ma non sempre gli artisti s’incrociano o conosco quello che uno sta facendo dall’altra parte del globo e le materie vengono plasmate in modo simile, ma diverso e lo studio, la ricerca compie quella metamorfosi che non avviene in quelli che subiscono solo la fascinazione di altri e ripetono senza la metamorfosi necessaria nella creazione.

Egli lavora sulla tavola, sul pavimento come fosse un sarto che costruisce una scultura che si può indossare e cambia stato quando è presa in mano. Il corpo allora diventa anch’esso un materiale duttile che è in azione.

#BiennaleArte2017 #VivaArteViva

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