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Ernesto Neto (1964-) / La tenda divinatoria

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Se entrassi in una tenda ed essa si trasformasse in un luogo, dove si troveresti?

Non sapere dove ci si trova, è sempre fonte di paura e stupore ma può diventare una dimensione di divino, stare in un luogo non riconoscibile?

La difficoltà a riconoscere un luogo sembra imputabile a quando le dimensioni e le luci ti proiettano in un “ricordo” di luogo non piacevole. Per qualcuno la metropoli può dare un senso di spaesamento e di paura per altri può essere invece il deserto, l’infinito sguardo senza fine senza limiti e riferimenti formali.

 

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Ernesto Neto, Um sagrado lugar
Padiglione degli Sciamani 57.Esposizione Internazionale VIVA ARTE VIVA ,
Paola Ricci©Photo

Allora se una tenda che ha circoscritto uno spazio, non fosse del tutto chiuso, cosa potrebbe rilanciare sulle sensazioni dell’umano che vi entrasse?

L’artista Ernesto Neto ha realizzato nel Padiglione degli Sciamani per la mostra VIVA ARTE VIVA all’Arsenale di Venezia un’ambientazione che ha creato un microcosmo autosufficiente per piccole comunità che passano al passaggio di una visione estetica formativa.

 

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Ernesto Neto, Um sagrado lugar
Padiglione degli Sciamani 57.Esposizione Internazionale VIVA ARTE VIVA ,
Paola Ricci©Photo

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Ernesto Neto, Um sagrado lugar
Padiglione degli Sciamani 57.Esposizione Internazionale VIVA ARTE VIVA ,
Paola Ricci©Photo

 

 

Come se il passare da un luogo a un altro incontrando il lavoro di Neto sia la necessità intrinseca alla vita di fermarsi ed entrare nella tenda dove la terra accoglie corpi e anime nei loro suoni e nei loro riposi.

Il materiale che costituisce la tenda è un ricamo forato e disegno di una trama di ragnatela che ondeggia dall’altezza delle capriate per raggiungere la terra. Tutto l’ambiente è opera vivente che l’artista rende come una circolarità di stare in una pancia che poi avrebbe fatto nascere altro, messaggi, disegni, colori che si manifestano, totem pronti a prendere vita e a rilasciare alla terra qualcosa di comunitario e non la singola espressione individuale.

I luoghi possono curare come sciamani animati?

 

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Ernesto Neto, Um sagrado lugar
Padiglione degli Sciamani 57.Esposizione Internazionale VIVA ARTE VIVA ,
Paola Ricci©Photo

 

La religiosità di diversi approcci filosofici da quello buddista a quello sufi, non attecchisce ma è la coo-struttura estetica che fa da mentore divinatorio.

Ernesto Neto, artista brasiliano, costruisce un ”luogo nel luogo” ancorando alle colonne e alle travature, della navata principale dell’Arsenale alla Biennale di Venezia, un suo lavoro che parte da una sua ricerca già iniziata negli anni precedenti e in altre sedi di Musei, ed ha esposto strutture d’installazioni con però da configurazioni diverse, come al Kiasma Museum nel 2016.

 

 

 

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Ernesto Neto e Huni Kuin
Padiglione degli Sciamani 57.Esposizione Internazionale VIVA ARTE VIVA ,
Paola Ricci©Photo

 

Il concept e principio di ricerca e d’ispirazione è rivolto verso i rituali delle popolazioni dell’Amazzonia, Huni Kuin. Un percorso sciamanico dell’etnia Huni Kuin al confine col Perù. L’istallazione si chiama Um sagrado lugar (Sacred Place) è il luogo per l’artista per vivere in sintonia e porre la guarigione dell’anima come un supremo bisogno sociale e attuale per ogni continente.

 

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Ernesto Neto, Um sagrado lugar
Padiglione degli Sciamani 57.Esposizione Internazionale VIVA ARTE VIVA ,
Paola Ricci©Photo

 

 

“Ho imparato che il sacro segreto ci accompagna sempre. Purtroppo noi, la cosiddetta società civilizzata, abbiamo abbandonato la sacralità del mondo… ” Ernesto Neto.

 

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Ernesto Neto, Um sagrado lugar
Padiglione degli Sciamani 57.Esposizione Internazionale VIVA ARTE VIVA ,
Paola Ricci©Photo

 

#BiennaleArte2017 #VivaArteViva

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