Arte, Arte & Opere, Biennale 2019
Leave a comment

Edith Dekyndt (1960-) / One Thousand and One Nights

alt="BiennaleArte2017"

La fisica è arte quando appare in un ambiente estetico?

Edith Dekyndt è l’artista presente nel Padiglione del Tempo e dell’Infinito nella mostra VIVA ARTE VIVA della 57. Esposizione Internazionale della Biennale di Venezia.

alt="BiennaleArte2017"

Edith Dekyndt, Padiglione del Tempo e dell’Infinito 57.Esposizione Internazionale VIVA ARTE VIVA ,
Paola Ricci©Photo

L’estetica è soppiantata dall’illusione che non realizziamo tutto ciò che pensiamo sulla terra, allora la fisica porta l’immaginazione in situazioni in bilico, attraversabili con la conoscenza scientifica. Quest’artista prova ad attraversare l’idea del cosmo attraverso l’arte.

Edith Dekyndt desidera i cambiamenti negli stati della materia, irradiazione luminosa, danze di polvere, o ancora movimenti fluidi o aerei. Mostra le meravigliose e nascoste leggi della fisica senza dimostrazione matematica o cartesiana, ma piuttosto dando libero sfogo alla singolare curiosità.

La fisica dei matematici è abbandonata perché e un’erudizione che sottende la perdita della dimensione della bellezza?

La fisica è nello stare in piedi e non cadere appena li poggiamo a terra, ogni mattino che ci alziamo.

Il lavoro presentato da Edith Dekyndt è la ripetitiva condizione che non esiste la fine di un evento?

alt="BiennaleArte2017"

Edith Dekyndt, Padiglione del Tempo e dell’Infinito 57.Esposizione Internazionale VIVA ARTE VIVA ,
Paola Ricci©Photo

La variazione del rettangolo luminoso proiettato sul pavimento nel suo movimento determina l’inadeguatezza dell’azione, perché non termina mai. Paragonato al mito si Sisifo, quello che traspare è l’impossibilità di misurare due azioni separate che agiscono insieme; una si sposta e l’altra sposta ciò che deve rimanere in relazione con l’altra azione.

Non terminare l’opera, è parte di ciascun’operazione per realizzare un’azione artistica?

L’impossibilità di non finire qualcosa è l’azione vitale per una conoscenza interdisciplinare che coinvolga diversi campi d’azione e non risulti un sapere settorializzato.

La scelta di quest’artista, di rendere visibile un concetto filosofico attraverso un’azione di Performance art, è perché l’azione produca una “reazione” dei diversi sensi senza che ci sia una priorità tra di loro. La varietà delle attività è la “grandezza della sfida” e la simultaneità è risposta della non priorità di un senso rispetto all’altro. Questo non significa che ve un’improvvisazione del progetto, anzi occorre un delicato appuntare tutti i dettagli più nascosti che mantengano un equilibrio di forme interne.

alt="BiennaleArte2017"

Edith Dekyndt, Padiglione del Tempo e dell’Infinito 57.Esposizione Internazionale VIVA ARTE VIVA ,
Paola Ricci©Photo

Questa luce intensa che disegna un rettangolo sul pavimento in uno spazio infinitamente più grande che contiene la scena, si “aggira” una persona completamente vestita di nero tale che la confluenza del suo corpo avviene totalmente nello spazio circostante oscurato. Lo disegna di sfuggita la luce quando egli si affaccia attorno al bordo del rettangolo luminoso e l’azione di spostare la sabbia posta per terra con movimenti cadenzati dell’oscillazione della scopa, danno origine a una danza silenziosa. L’orecchio di ciascun presente nella sala immagina amplificato il suono della sabbia sul pavimento che è spostato. La ripetizione del gesto sembrerebbe, da un veloce sguardo, una mimica riduttiva, invece ciascun movimento attiva la domanda perentoria: “ quando terminerà l’azione?”.

Il terminare è il segno di una fine, ma in questo caso essa è vanificata nell’azione continua come un perturbante desiderio che la forma nell’oscurità non scompaia e riappaia nel non essere in grado di predire un fatto.

alt="BiennaleArte2017"

Edith Dekyndt, Padiglione del Tempo e dell’Infinito 57.Esposizione Internazionale VIVA ARTE VIVA ,
Paola Ricci©Photo

Uscendo o entrando un’alta tenda di lino ricoperta di fogli d’argento segna un limite, una sezione diversa di divenire.

Essa è la separazione o la demarcazione dello spazio attivo?

Sono le due semplici “azioni-presenza” che definisco l’opera, nello spazio e per lo spazio misurabile e calcolato.

L’artista Edith Dekyndt lavora la materia con una capacità di “sbriciolarla” sempre tra le mani e la mente per ricompattare, come magneti che si allontano e poi si riattaccano per la loro diversa polarità ed energia che ne racchiudano, energia insita nella materia, energia che ci dimentichiamo di lasciare libera di esprimersi.

#BiennaleArte2017 #VivaArteViva

 

Facebook Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *