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Dancing With Myself / Punta della Dogana Venezia I

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La mostra collettiva “Dancing With Myself” ha inaugurato i primi di aprile e chiuderà il 16 di dicembre 2018; a cura di Martin Bethenod e Florian Ebner.

Nata dalla collaborazione tra Pinault Collection e il Museum Folkwang di Essen, la mostra è stata presentata in una prima versione a Essen nel 2016, ma è stata ripensata per gli spazi di Punta della Dogana con oltre 56 opere non esposte a Essen.

Il titolo rimanda ad una dimensione del riflettere l’azione per se stessi e con se stessi, al di fuori del processo di una volontà comunicativa diretta verso l’altro, dove l’induzione dell’essere presente è circoscritta alla persona che “mostra”. L’attinenza con la canzone di Billy Idol è forse possibile come un scorrere frenetico di mille dimensioni su se stessi come nel ridondante ritornello che pulsa come un orologio senza tempo.

 

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Alighiero Boetti
Autoritratto 1993-1994
Dancing With Myself
Punta della Dogana 2018
Paola Ricci©Photo

La produzione artistica che appare nella mostra parte dagli anni ‘70 fino ad arrivare ai giorni nostri. L’artista è il protagonista in “assordanti” pratiche e linguaggi visivi (fotografia, pittura, video, scultura, installazioni), tanto che la rappresentazione del se diventa un unicum con la pratica e il mezzo usato. La grande densità delle pratiche artistiche è data dal mescolamento di stati d’animo anche contrastanti, come la malinconia, la vanità, il gioco ironico, l’autobiografia politica.

Il corpo è si scultura o effigie artistica in cui il rappresentare se stessi diventa proprio un “foggiare, plasmare” la materia, non curante, del riconoscimento del corpo o del viso, ma il vedere diventa l’indagare e rimanendo nel dubbio se il se è reale o costruito dalla materia artistica.

 

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Alighiero Boetti
Autoritratto 1993-1994
Dancing With Myself
Punta della Dogana 2018
Paola Ricci©Photo

 

Sono 32 gli artisti rappresentai, tra loro Bascoulard, Broodthaers, Hirst, Paolini sono gli artisti aggiunti alla mostra di Essen.

Martin Bethenod inizia questo progetto con la Fondazione Pinault dal 2014; La questione dell’autoritratto è un tema che è trattato da diversi musei europei come la mostra “Autoportraits , de Rembrand au Selfie” organizzata dal Musée des Beaux Arts di Lione, dalla Kunsthalle di Karlsruhe e dalla National Galleries of Scotland di Edimburgo.

Dancing With Myself affronta in modo diverso il rappresentare l’autoritratto perché analizza il “se” e quindi questo non è automaticamente una manifestazione dell’autoritratto dell’artista. Appare il “trasversale” dell’umano quello anche non “riconoscibile”, diventa lo strumento, il desiderio di rappresentare l’autoritratto.

L’identità si moltiplica o si assottiglia e lo spettatore può sentire di essere lui stesso perso in queste “manifestazioni” per poi rafforzare per empatia estetica del  “proprio se”.

 

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Urs Fischer
Untitled 2011
Dancing With Myself
Punta della Dogana 2018
Paola Ricci©Photo

Gioco e Melanconia si stempera nelle sale che così ricche di opere porta a perdersi in questi infiniti specchi virtuali degli artisti e la domanda che si allunga come un filo d’Arianna è:

“ Sto guardando persone reali, artisti, o quello che vedo è il passaggio e lo scorrere del proprio corpo in questo “se” ?” Il corpo si muove  per esprimere e rivelare qualcosa, è questo qualcosa elude, ma attira contemporaneamente.  Questa mostra la vedremo ancora nei prossimi articoli e  le opere che sono in mostra.

https://www.palazzograssi.it/it/mostre/in-corso/dancing-with-myself/

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