Concept, Filosofia
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Colore o Riproduzione ?

L’osservare il colore è mutevole quanto il tempo che scorre nell’atto che non è infinito, circoscrivibile in una durata. Il colore rimane costante se è riprodotto su una superficie solo se la luce che lo illumina rimane anch’essa costante, ma se la fonte di luce si modifica anche. il colore di un pigmento steso su una superficie, non sarà “stabile” nella percezione che ci rimanda.

Così nei papiers gouaches découpés di Henri Matisse, lui ci dice: “La carta ritagliata mi permette di disegnare nel colore. Si tratta per me di una semplificazione. Invece di disegnare il contorno e di inserirvi il colore – uno che modifica l’altro -, io disegno direttamente nel colore, tanto più calibrato in quanto non trasposto”.

 

Henri Matisse, 1953

Henri Matisse, la lumaca 1953

La bellezza di questo quadro è nella forza del colore che certamente non allude alla forma citata dall’artista “La Lumaca”, ma rimanda a un suo movimento a “spirale” del colore e “corpo”, nello spazio del quadro. L’artista ha prima disegnato il soggetto e poi con la carta colorata l’ha interpretato, non compiendo una riproduzione del soggetto, ma dando enfasi al Colore.

Direttamente nel Colore, come se l’atto non fosse altra “azione” negando ogni possibile fraintendimento che possa essere una riproduzione “virtuale” o rispecchiamento di piani diversi.

 

Paola Ricci© Photo

Paola Ricci© Photo

Quello che distingue un colore dalla sua riproduzione è la variazione nella durata dell’emissione della luce sulla cromia. Sembra che il colore rimanga a disposizione dei momenti, anzi ricerca nell’evento la possibilità di manifestarsi nella “variazione ” del colore in modo da essere la gamma e l’elemento più importante rispetto alla denominazione limitata del nome del colore stesso.

Così il giallo avrà un “range” di possibile riconoscimento di questa cromia che allude sempre e costantemente alla natura.

Prima di Matisse gli impressionisti osservavano i fenomeni che la natura presentava, dalla luce del sole che modificava le tinte locali degli oggetti, gli effetti atmosferici sul paesaggio che portarono poi ai nuovi risultati formali di quello che sarà arte astratta. La polarità tra luce bianca e oscurità non è solo fisica come riteneva Goethe, anzi è fisiologica come Schopenhauer affermò, dopo l’incontro con gli studi della tesi dello scrittore, “ Teoria dei Colori”. I colori diventano il prodotto stesso del vedere, capovolgendo il percorso di studi e partendo dal soggetto rispetto all’oggetto.

 

Paola Ricci© Photo

Paola Ricci© Photo

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