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Claude Monet (1840-1926) Belle-Île

Il tempo di fare le pennellate necessarie che una nuvola mutava tutto, la luce che cambiava e la percezione cambia e non ti permette di mescolare i colori e pensare per poi rivedere. sulla tela se le tinte  accostate fossero quello che vedevi, occorreva che la mano fosse veloce che i colori sulla tavolozza fossero a disposizione. La natura vista lì nel luogo non ti permetteva di soffermarti.

 

Tempesta, sulla costa, Monet

 

Allora cattura quello che il vento sposta, fissa, quello che il sole illumina per un secondo, cogli quello che l’arrivo della tempesta ti fa vedere; rimani sopraffatto delle tinte che si muovono davanti ai tuoi occhi e usa il coraggio della tua mano per essere insieme col movimento del vento e lascia che il silenzio di quel vento ti entri negli occhi come fulmini e sciabolate da lasciare impressi sulla tela.

 

Porto Coton, Monet

 

Nell’isola di Belle-Île, avveniva ogni giorno e Monet (il 1870 e il 1880) era lì assorbito a questo mutare incontrastato di ogni momento che non era uguale all’altro, “un portale aperto verso l’infinito…. una ferita di uccelli bianchi e la solitudine “ ci scrive il poeta Baudelaire quando osservava le rocce della costa di questa isola. Le tempeste che avvenivano su quei profili della costa, erano d’ispirazione, non solo ai pittori, ma anche allo scrittore Alexandre Dumas che nel romanzo “ Il visconte di Bragelonne ci dice ” se Dio è il supremo medico dei mali dell’anima, la natura è il sovrano rimedio “.

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