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Christo visto da Martin

L’artista è stato sempre concentrato sulla “Rivelazione attraverso l’occultamento” come ha definito Bourdon; ha lavorato fino al 2009 con la sua compagna…. Jeanne-Claude prima della sua scomparsa ed entrambi sono stati definiti artefici della Land Art intervenendo sul paesaggio in modo provvisorio e utilizzando prevalentemente il tessuto che agisce come un “velo” di copertura.

Qualcuno ha visto in questa ”concettualizzazione” dello spazio, riferimenti con Man Ray e Joseph Beuys, in particolare le due opere in questione sono “L’Enigma Di Isidore Ducasse” del 1920 e “Pianoforte Con Feltro”. Questi artisti non sono definibili come artisti della Land Art, Man Ray artista che si affacciava al Surrealismo, mentre Beuys definibile come artista che viveva l’arte in prima persona per raggiungere il concettuale come forma mentis; quello che Christo cerca di compiere è un’unione tra una visione concettuale  e quella surreale del panorama visivo nello spazio in cui viviamo.

 

Martin Geier photo © 2016

Martin Geier photo © 2016

 

Lo spazio del lago di Iseo è uno spazio in movimento circoscritto; il lago assume una dimensione di contenere un liquido che si muove comunque continuamente e nella sua instabilità è comunque contenuto nell’abbraccio, come se lo stare in bilico tra perdere la stabilità possa  riacquistare, nel tempo, l’essere contenuto e protetto.

Questa stessa protezione è stata data nel “passaggio” che l’artista Christo ha realizzato sul lago d’Iseo, dove gli uccelli sono andati a riposare e hanno “camminato” sull’acqua come gli umani capovolgendo la loro dimensione di vivere nel lago. La gente si affollata per ritrovare qualcosa che non sapeva se aveva perso o aveva dimenticato, ed è l’“ascoltare” non se stessi, ma quello che accadeva in loro  in un’altra dimensione.

 

Martin Geier photo © 2016

Martin Geier photo © 2016

L’arte qui diventa “Pop” perché l’unicità dell’arte è demistificata e tutti interagiscono con essa, dove la temporalità dell’evento diventa il paradosso dell’unicità.

Gli occhi di Martin che hanno vissuto una giornata in quel luogo in un preciso momento insieme agli altri, hanno colto dei frammenti temporali che non sarebbero più ripetibili e le persone si pongono sul fondo di una immagine fotografica per ricordarsi come un nutrire spirito e mente.

“Nulla è più memorabile di un odore. Un profumo può essere inatteso, momentaneo e fuggevole, e tuttavia evocare un’estate della nostra infanzia su un lago di montagna. Un altro, una spiaggia al chiaro di luna. Un altro ancora un pranzo in famiglia con una teglia di arrosto e delle patate dolci durante un pazzo agosto in una città del Midwest. Gli odori esplodono morbidamente nella nostra memoria come mine terrestri cariche, nascoste nella massa cespugliosa degli anni”.
Diane Ackerman.

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