Arte di scrivere, Lasciate fiorire i carciofi
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Che colore ha la pioggia?

  1. 8. 98    La pioggia scivola

bagnando il viso mio,

scendeva lento senza fermarsi il solco umido

sulla pelle lasciando tagli di immagini

che scorrono i fiumi lenti ma impetuosi

nella deriva della bocca si sente il sapore salato

della lacrima secca.

 

Paola Ricci ©

Paola Ricci ©

 

Quando si è bambini e la maestra chiede di disegnare la pioggia, tutto sembra apparentemente chiaro e semplice per l’insegnante. Pensano che  se solo  si disegnino le gocce che cadono, allora il bambino rappresenti il giusto soggetto richiesto. Ricordo  cosa disse un bambino di prima elementare, in una mia lezione, a proposito della “macchia”; ” è semplice maestra Paola, basta immaginare una goccia di pioggia che scende e arriva per terra, quella è una macchia”.

Il bambino con quella parola, ha descritto una azione, una sensazione in movimento e una situazione ambientale. Tutto, raggiungendo così l’enfasi  che supera l’immaginazione dell’ evento di piovere.

Il bambino descrivendo così la “macchia” ha prodotto un processo di conoscenza  immediato e indiscutibile. Egli ha posto una conoscenza nello “spazio”,  come dice H. Bergson che è solo nello spazio si esplicita la conoscenza. Io trovo una grande “grazia” in questa descrizione del bambino; ” la grazia preferisce le linee curve a quelle spazzate, è perché la linea curva cambia direzione ad ogni istante, ma questa nuova direzione era già indicata in quella che la precedeva” H. Bergson

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