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Cartoline dal Tibet / Quando arrivò la prima. I

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Questo è l’inizio di un racconto a puntate. Per le prossime puntate,  andate a cercare “Cartoline dal Tibet”.

Sembrava impossibile eppure la prima cartolina arrivò il giorno in cui François era già partito, aveva lasciato un messaggio in segreteria dall’aeroporto, almeno così immaginò l’investigatore privato quando l’ascoltò. Celine aveva incaricato Pascal, un investigatore privato consigliato dal suo studio di avvocati, di seguire il suo fidanzato da circa un mese, voleva scoprire se François

avesse un’altra relazione. Pascal nonostante l’insistenza della sua cliente quel giorno era particolarmente assonato e prima di uscire di casa riuscì ad ascoltare il messaggio della sua compagna che si era svegliata molto presto per andare all’aeroporto per il suo viaggio di lavoro. Violet è una giornalista d’inchieste, era passata prima per la redazione del giornale; lasciando  l’ufficio che sta in rue de Vaugirard a Parigi per prendere un taxi che l’avrebbe portata all’aeroporto. Stava seguendo un’inchiesta ormai da diversi mesi e il direttore del giornale, Le Soleil,  le stava facendo pressioni continue perché concludesse l’inchiesta quanto prima e che niente trapelasse visto che ne erano a conoscenza solo lui e Violet.

 

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Place des Vosges PARIGI , 2011
Canon FT, 55 mm,
Kodak 400- 2TM
Paola Ricci©Photo

Sembrava abbastanza chiara la calligrafia dell’indirizzo e del destinatario della prima cartolina dal Tibet che arrivò quel giorno e il postino la infilò nella cassetta comune del palazzo in rue de Vaugirard con ancora il portone chiuso. L’immagine della prima cartolina era di un luogo non facilmente riconoscibile, la natura era sovrana e superava l’immaginario collettivo sul Tibet; era la sconfinata larghezza degli spazi e si poteva solo immaginare la bellezza che doveva essere poi dal vero. Aveva la luce che manifestava la non scontata immagine fotografica;  era chiaramente stata realizzata da un fotografo professionista e non appariva stampata su cartoncino, ma che fosse una fotografia stampata sulla sua carta fotografica. Il francobollo  era uno del posto, di fattezze particolari e completamente diverso dai francobolli francesi. Questo e altro stava pensando Giselle, la portinaia mentre si fermò nello smistare la posta presa dalla cassetta comune. Il suo sguardo si era fermato proprio sul francobollo, più che  sull’immagine del luogo. Era uno dei suoi piaceri quello di collezionare francobolli. Riuscire ad averli poi dai suoi inquilini la faceva sentire anche più giovane, credeva così di riuscire ancora ad attirare l’attenzione della gente. Stava ad osservare questa cartolina nella cucina del suo appartamento,  e seduta aveva lasciato aperta la porta e poteva vedere chi entrava e usciva dal grande portone ormai del tutto aperto sulla via. Sorseggiava una tisana di melissa e girava e rigirava più volte la cartolina, fosse solo per capire meglio se il destinatario fosse quello della scala A oppure della scala B. Il nome era molto simile e la calligrafia in parte decifrabile. L’incertezza  le venne perchè vi erano due nomi simile di due inquilini del palazzo, François Belle e François Bullet. Nomi simili con cognome leggermente diverso, abitavano uno nella scala A e l’altro nella scala B; non avevano poi niente in comune, a detta della portinaia, che credeva  che non si conoscessero personalmente. Questo fu un elemento che rallentò di molto l’inchiesta della polizia, dopo il ritrovamento del corpo sotto i  ponti dei passaggi della Senna.

 

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PARIGI , 2011
Canon FT, 55 mm,
Kodak 400- 2TM
Paola Ricci©Photo

 

François Belle era un fotoreporter mentre François Bullet era un avvocato dei diritti internazionali. Le scale erano opposte e lo spazio da condividere era solo l’atrio prima del portone e il passaggio verso l’uscita sulla strada. Chi usciva dalla scala A era obbligato a passare davanti alla guardiola di Giselle, mentre dalla scala B si passava solamente per l’androne in uno spazio minimo per poi uscire dall’edificio e dal grande portone che si apriva il mattino alle 7 e si richiudeva la sera dopo le 9.

Giselle convenne che quella cartolina dal Tibet era destinata a François Belle reputandolo il giusto destinatario e che fosse lui a ricevere posta da questi luoghi così lontani; lui viaggiava così tanto per il suo lavoro da fotoreporter che per la portinaia era sicuramente lui il destinatario e che quei segni calligrafici fossero un po’ confusi, era solo la sua immaginazione, ma il nome era proprio quello di François Belle.

 

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Tibet , Arnie Hung ©photo

 

François Belle era stato nel Tibet l’anno passato e Celine non era riuscita a raggiungerlo, avvocato al Palazzo di Giustizia di Parigi era sempre impegnata nel suo lavoro di avvocato penalista. Stare a contatto col crimine la faceva sentire libera e di controllare il potere del male; era come stare a contatto con una parte a cui tutti apparteniamo e solo la distanza tra il bene e il male viene misurata nel tempo. L’animo animale, nell’ambito della sopravvivenza può pensare a un’ eventuale crimine, ed era questo che affascinava Celine. Mentre, per François Belle, la sua libertà era viaggiare allontanarsi dai luoghi e dalle persone e poter tornare poi a casa pieni e soddisfatti del mutamento.

La prima cartolina la prese proprio Celine rientrando a casa. La guardò e capì chi poteva averla inviata e per quale motivo era arrivata dopo un anno dal rientro di François dal Tibet. Era firmata solo con una cifra F.B I love you!

Celine chiamò l’investigatore privato Pascal che rispose subito vedendo il suo nome sul telefono. Conosceva la sua cliente e soprattutto la sua modalità apprensiva ed insistente.

Celine era convita che François la stesse tradendo e quella cartolina per lei fu la conferma del suo dubbio che la donna in questione fosse Felicita Bogherra una donna dell’ America Latina che si era trasferita a Parigi …..

CONTINUA 

 

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