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Cartoline dal Tibet / L’ultima cartolina.

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Per le puntate precedenti andate a cercare “Cartoline dal Tibet”.

“Caro amico mio che bello rivederti a Parigi, mi sei veramente mancato tanto. Sai volevo venirti a trovare, anche per stare un giorno solo nel tuo sud e sentire come ti trovi a lavorare con i tuoi nuovi colleghi. Poi non l’ho fatto mai. Mi sono messo in proprio da quando te ne sei andato; però mi mancano le nostre mangiate nei Bistrot più impensabili di questa frenetica città. Dai raccontami come mai sei qui da queste parti ?” Disse Pascal, dimenticandosi che la giornata era quasi conclusa, che non aveva nessuna voglia di tornare a casa e che non sapeva dove passare la serata.

“ Pascal, mio caro amico che bello vederci così casualmente. Volevo farti una sorpresa in centrale quando sono venuto, ma Fabian mi ha detto che lavoravi in proprio e mi avrebbe dato il tuo contatto prima della mia partenza per Saintes Maries de la Mer. Sono qui da un po’ di giorni, per un caso un po’ complicato a cui fabian Fabian mi ha chiesto di dargli una mano. Devo dire che non mi dispiace stare un po’ di tempo immerso nella frenesia parigina di un’inchiesta complicata. Poi quest’omicidio appare come uno di quelli la cui possibilità di soluzione rischia di svanire. Non so se hai letto del caso del ritrovamento di un uomo sfigurato vicino a Notre Dame, sotto un arco del Pont Saint Michel disteso sui passaggi pedonali, dove ogni mattina presto, tanti parigini vanno a correre prima di dover affrontare quella fiera scaltra che è Parigi e invece anche lì si ritrovano faccia a faccia con la brutale incognita della vita notturna. Un uomo sfigurato ucciso in pieno centro, sembrerebbe che l’assassinio sia anche rimasto a guardarlo per un tempo lungo, dopo avergli spaccato il collo e averlo sfigurato.

 

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Tibet , Arnie Hung ©photo

 

“ Ne avevo sentito parlare alla televisione, e ho anche visto la giornalista fare la diretta dal luogo dopo il ritrovamento del corpo. Quella donna ha avuto anche la macabra idea di definire l’uomo di bell’aspetto!”. Pascal parlava grattandosi nervosamente la testa dei suoi folti ricci neri che cominciavano ad imbiancarsi un po’ dandogli l’aspetto di uomo schivo ma con fascino, in realtà il suo obbiettivo era sempre di non dare nell’occhio e potersi dileguare dalle situazioni quando ne aveva voglia.

“ La vittima probabilmente viveva in questa via, gli hanno trovato diversi scontrini di vari negozi della zona, ma come tu sai questa è la via più lunga di Parigi! Mi dici come lo troviamo questo indirizzo senza neanche le chiavi di casa? È vero che i negozi interessati sono circoscritti in un’area non superiore ad un km, se questo ci può consolare e potremmo sempre partire dalle fotografie ritrovate. A proposito che ci fai qui tu?

Per caso abiti da queste parti? O forse ci abita una bella donna che vorresti conquistare?” Rideva Christophe ammiccando uno sguardo e stringendogli le spalle con le mani. Pascal era definito trai i colleghi come un uomo che faceva colpo sulle donne facilmente, ma Christophe sapeva come la sua timidezza si nascondesse dietro allo sguardo intenso che mostrava per tenere lontane le donne. Violet era stata presentata a Christophe e non aveva avuto tempo per conoscerla perché poi lui era partito per il sud della Francia.

“No caro amico, nessuna donna da conquistare, stavo lavorando e poi a proposito di donne proprio oggi Violet, mi ha detto che ha un amante e sembra che sia sparito e mi ha chiesto di ritrovarglielo !”

“ Ma fai sul serio! Va bene che sei probabilmente l’investigatore migliore dopo di me Ahhh! Ma non sei mica l’uomo più buono al mondo, mica sei Frère Jacques. Lo sai come la penso io in fatto di donne, vivi e lascia vivere. Dai caro Pascal, non te la prendere forse è arrivato il momento che tu cambi qualcosa nella tua vita”. Disse Christophe mentre ormai si erano spostati dall’entrata del palazzo e si stavano muovendo apparentemente senza meta.

 

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Tibet , Arnie Hung ©photo

 

Si ritrovarono a mangiare in un dei loro caffè preferiti, finito il lavoro a mangiare i Croque monsieur, circondati da molta gente e da quel vociare che ti fa sentire meno soli. Erano seduti al Cafè de L’Odéon; Pascal diceva che era il luogo perfetto perché un assassino compisse un omicidio senza che nessuno se ne accorgesse per un’intera giornata. Lo spazio ideale per non essere notato, dove la confusione e il rumore costante potevano attutire qualsiasi urlo e mascherare qualsiasi scena dalla parvenza strana.

“ Mi dicevi che avevate trovato addosso all’uomo senza volto delle fotografie che sembravano essere state utilizzate come cartoline, con dei francobolli attaccati dietro ?” Chiese Pascal sorseggiando dal calice il vino rosso, che rendeva ancora più saporito il gusto del prosciutto un po’ croccante dei Croque monsieur.

“Si, ed è forse l’unica traccia consistente che abbiamo. I francobolli sono stati fatti analizzare e provengono dal Tibet e dalla Cina, dovremmo avere tra poco anche i risultati del DNA dell’uomo senza nome.” Disse Christophe tenendo in mano il taccuino che usava spesso per gli appunti durante le indagini.

“ Quello che è strano è che se l’assassino ha tolto oggetti che potevano identificare la persona, come le chiavi il portafoglio, perché non eliminare anche questi?” Si chiedeva Christophe che non aveva ancora finito di mangiare.

“ Forse perché non si era accorto che c’erano? O forse perché non è avuto tempo di portarli via ed è stato disturbato da qualcuno?” Pascal incominciò a fare queste domande a voce alta.

 

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Tibet , Arnie Hung ©photo

 

“Non accorgersene credo che non sia la risposta giusta, visto che è rimasto a guardare il morto per un lungo tempo e quindi come è riuscito a togliere le chiavi e il portafoglio avrà notato la presenza anche di questi oggetti. Forse non è riuscito a toglierli perché qualcuno o qualcosa l’ha interrotto? O forse voleva che venissero trovati questi oggetti?” Parlò a voce alta Christophe e si accorse che quelli dei tavoli vicini non parevano essere disturbati o neppure incuriositi da quello che dicevano. Tanto che una donna alta e longilinea dalla chioma rossa e sciolta sulle spalla passò accanto a loro e chiedendo permesso lasciò scorrere le dita della sua mano sulla spalla di Pascal, che girandosi, senza vederla in volto, le disse semplicemente: “ Riesce a passare o vuole che mi alzi ?”

“Non si preoccupi, riesco a passare” e nel muoversi le cadde qualcosa dalla borsa.

Il Caffè si era quasi svuotato e l’orologio segnava le due di notte, Pascal si alzò dalla sedia e nell’alzarsi vide per terra una fotografia in bianco e nero di un uomo che guardava dalle rampe di una scala condominiale verso l’alto. Uno sguardo malinconico e di bell’aspetto e dietro alla foto vi era scritto François con una data di circa un mese fa. Si guardò attorno e non vedendo nessuno, decise di prendere con sé quella foto.

“Cosa hai trovato Pascal?” chiese Christophe incuriosito.

“Niente una foto che qualcuno ha perso”.

“Ah! È così te la tieni tu? Fammi vedere, perché ti piace questa foto?”.

“Perché quest’uomo è malinconico come me e lo sai che le coincidenze non vanno mai sottovalutate!” Pascal faceva roteare quella foto che non gli apparteneva, ma che inspiegabilmente voleva trattenere a se. Pascal non voleva tornare a casa sua a dormire e chiese a Christophe se poteva ospitarlo per quella sera da Giselle, così sarebbero andati avanti a parlare del caso.

 

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Tibet , Arnie Hung ©photo

 

Il giorno dopo Giselle aprì il portone un po’ prima del solito, il postino era già passato e l’impresa aveva finito le grandi pulizie che aveva organizzato. Sapeva che presto avrebbe rivisto i suoi amici di bocce e le bastava per metterle allegria, tanto che non fermò Celine che usciva distrattamente dal portone aperto; vide subito dopo uscire François Belle con le solite borse da lavoro e con una flemmaticità che invogliò Giselle a fermarlo poco prima che uscisse direttamente in strada.

“François, mi scusi, posso disturbarla un momento ? Volevo chiederle un piacere?”.

“Mi dica Giselle, cosa posso fare per lei?” le rispose François Belle.

“Avevo chiesto altre volte alla sua Celine se mi poteva dare i francobolli delle cartoline che ha ricevuto da lei in questo mese durante il suo viaggio in Tibet, ma ora che lei è tornato forse sarà più facile per lei staccare i francobolli dalle foto e darmeli visto li colleziono. Sa come sono le donne innamorate, tendono a trattenere integri gli oggetti ricevuti. Adesso che lei è qui sicuramente le basterà la sua presenza, potrà staccare i francobolli da quelle cartoline perché poi non sarà poi mica questa grande tragedia! Che dice si può fare? La convince lei, Celine a darmi i francobolli ?”.

 

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Tibet , Arnie Hung ©photo

 

“Mi scusi Giselle, ma di che cosa sta parlando?” Rispose François Belle che incurvò le sopracciglia bloccando uno sbadiglio che stava per manifestarsi in faccia a Giselle. “Io non ho inviato nessuna cartolina a Celine dal Tibet, anche se ci sono stato il mese scorso. Forse le ha ricevute da un’altra persona. E’ sicura che ci fosse il mio nome nel messaggio? Comunque chiederò a Celine stasera quando rientro. Buongiorno Giselle”. Ormai François Belle rispose in modo un po’ scocciato, non sapeva neanche lui se si stava innervosendo per l’intromissione di Giselle o perché era rimasto all’oscuro di queste cartoline tutto questo tempo, tanto che non si accorse di una persona che stava per uscire in strada dal portone e gli diede una leggera spallata senza neanche scusarsi.

Era Pascal provò a scusarsi e voltandosi si rivolse a Giselle: “Cara vado a prendere dei croissant al cioccolato, che ne dici di mettere su un caffè?”

Nel rientrare nel condominio Pascal imbocco la scala opposta all’abitazione di Giselle, aveva imboccato la scala B e dopo qualche scalino si accorse che i punti di riferimento erano cambiati. Lanciò uno sguardo in alto verso la tromba della scala e ritornò alla mente un’immagine recente che aveva visto. Non capiva quale, ma qualcosa stava arrivando dalla sua memoria. Velocemente ritornò indietro e sentiva la voce di Christophe che lo chiamava.

“Dai Pascal sbrigati con i croissant ! Dobbiamo andare in centrale; vieni anche tu vero? Come ai vecchi tempi, e lascia perdere Violet , è capace che il suo François Bullet è riapparso e stanno facendo colazione insieme.” Disse Christophe con la tazza del caffè in mano e fuori dalla porta di casa. La sua voce arrivò fin giù nell’androne del palazzo, dove Giselle stava smistando la posta del giorno e di scatto si voltò verso Pascal che le passò davanti e disse: “ Come mai mio fratello conosce François Bullet ? Abita qui nella scala B, è un signore rispettabilissimo è un diplomatico ed è un uomo corretto. Non andrebbe certo dietro alle gonnelle di donne impegnate. Mio fratello è il solito che rende tutto frivolo e leggero”. Allora Pascal capì subito perché le scale opposte erano un ricordo vivo.

Tornò indietro, tirò fuori la fotografia in bianco e nero e capì la foto era stata fatta da quella tromba di scale e che quella persona con scritto dietro François , poteva essere proprio il signor Bullet.

“Scusa Giselle, ma quest’uomo è per caso François Bullet ?” chiese a lei mostrando la foto della sera precedente caduta dalla donna dalla chioma rossa.

“Si è lui, bella foto, ma come mai hai questa fotografia?” chiese Giselle girandola e sperando di trovarci attaccato un francobollo.

“ E’ una storia un po’ lunga, forse un giorno te la racconto”. Disse Pascal.

“Non vedo il signor François Bullet, da più di una settimana. Devo dire che ora che mi ci fai pensare non so se è qui a Parigi o in giro per il mondo. Aspetta un attimo che do un’occhiata alla cassetta della posta. Be’ ! Ora che vedo c’è un po’ di posta, lui di solito è molto meticoloso e la libera con una certa frequenza. E’ molto strano questo”.

 

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Tibet , Arnie Hung ©photo

 

Il magistrato Masson era già seduto nella stanza e fece accomodare Fabian Petit e Christophe Potier e dietro di loro si sedette anche Pascal.

“ Allora ispettore Fabian vedo che ha chiamato i rinforzi per questo caso, quindi mi può dare buone notizie ? Sa questo caso dell’ uomo senza volto e nome, mi sta creando un po’ di problemi e ci manca poco che il sindaco incominci a fare pressioni per volere arrivare ad una conclusione. Allora cosa c’è di nuovo?”.

“ Purtroppo signor Masson al momento non abbiamo ne il nome dell’uomo, ne il movente e pochi indizi per ipotizzare una risoluzione in tempi brevi”.

“ Guardi che mi hanno già fatto pressione anche quelli dell’IML e il medico legale Celestin Morel mi ha comunicato che vi ha dato molte indicazioni e indizi per procedere; devo dirvi in confidenza che si è permessa di dichiarare che con quello che sapete e che lei vi ha detto anche un investigatore alle prime armi avrebbe sbloccato la situazione e dato un giusto riposo al corpo del signore che stazione da più di una settimana in una cella frigorifera”. Rispose Masson, con un tono risentito nascondendo la sua pacatezza che sempre lo contraddistingueva.

“Gentile magistrato Masson, se mi permette una considerazione, il medico Celestin Morel può dire quello che vuole, ma la polizia dopo un ritrovamento di un corpo ha che fare con la vita vera e fuori dalle celle frigorifere. Comunque le comunicherò al più presto gli sviluppi dell’inchiesta. Se non ha altro da dirmi, io andrei via a cercare l’assassino!” Fabian tirò fuori il suo orgoglio ferito senza dare spazio ai suoi amici che compresero il suo risentimento.

“Si, si , vada pure e mi tenga informato” Masson, rispose dando già le spalle alle persone nella stanza mentre si mise a curare la sua orchidea fiorita.

 

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Tibet , Arnie Hung ©photo

 

Celine aveva passato una giornata molto dura in ufficio e rientrando a casa trovò François Belle intento a spostare dal cassetto tutta la posta arrivata.

“Che stai facendo François !” Disse Celine con ancora la borsa in mano e il cellulare che suonava senza che lei facesse niente.

“ Rispondi pure Celine, poi ne parliamo!” François continuava a trafficare senza volgerle lo sguardo.

“Chi parla! No mi scusi ma adesso non posso parlare la richiamo più tardi! Ho capito che è urgente, la chiamo dopo! Non si preoccupi”. Chiuse il cellulare Celine e si avvicinò a François.

“Cosa è questa storia di cartoline dal Tibet che ti avrei mandato io o qualcun altro ?” Parlò François con un tono scocciato guardandola di sfuggita negli occhi.

“ Veramente lo vuoi sapere? Allora arriviamo al dunque, da quanto dura la tua relazione con Felicita Bogherra? Si sincero e non girarci attorno!” Decretò Celine.

“Cosa è questa storia? Da quando in qua io avrei una relazione con Felicita?” François spalancò gli occhi e si avvicinò a Celine cercando di abbracciarla per consolare un pianto che iniziò a sgorgare come una liberazione.

“ Guarda queste Cartoline dal Tibet che ho ricevuto, con scritto I “love you FB”! Cosa devo pensare, è da tanto tempo che non sei più lo stesso e passiamo poco tempo insieme, stai più con lei che con me” Il pianto era ormai diventato la sua sofferenza sopita e nascosta da troppo tempo.

“Queste sono foto mie! Ma le avevo fatte l’altro anno che ero stato in Tibet e non te le ho spedite.” Sfogliava nervosamente le cartoline François, mentre Celine gliele dava in mano una alla volta.

“ Ora ricordo! Le avevo date al signor François Bullet, una volta che ci siamo incrociati nell’androne e abbiamo parlato; mi diceva che aveva una compagna anche lei fotografa e scrittrice. Gli ho raccontato dei miei viaggi in Tibet, mentre lui ci andava in veste di diplomatico, allora mi ha chiesto alcune foto di quei luoghi perché voleva fare una sorpresa alla sua compagna inviarle come cartoline quando lui era da quelle parti, invece di spedire quelle comprate dai negozi per turisti. Ma come mai ce l’hai tu ora?” Chiese sorpreso François.

“ Perché la prima volta l’ho trovata in cassetta della posta, Giselle pensava che fosse tua, visto che sa dei tuoi viaggi. Poi quando è arrivata la seconda cartolina, me l’ha portata a casa personalmente, aveva dei dubbi sulla scrittura perché non era ben chiaro il tuo cognome, ma io arrabbiata ho creduto che fosse tua e che fosse lei a inviarla”. Ormai le lacrime si erano esaurite e Celine cercava un abbraccio affettuoso per superare la sua gelosia che voleva scacciare via.

 

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Tibet , Arnie Hung ©photo

 

Al mattino seguente Fabian e Christophe Potier aspettavano una telefonata da Pascal che doveva cercare di contattare Celine per convincerla a mostrargli le Cartoline dal Tibet. Fabian aveva controllato le persone scomparse a Parigi se erano collegate con rue Vaugirard, e non avevano portato a nessun risultato. Christophe invece voleva tornare sul luogo del delitto, per cercare di incontrare chi abitava sul barcone dal quale aveva visto una persona guardare con un cannocchiale il giorno del primo sopralluogo. Risultava intestato ad un uomo di nome Robert Palmer di origini scozzesi che svolgeva ricerche sulle piante di zone palustri o acquatiche. Pochi lo conoscevano o lo avevano incontrato personalmente, ma l’abitante di un barcone vicino al suo diceva che era partito per un lungo viaggio in zone non raggiungibili e da più di due mesi. Christophe si chiedeva, allora chi era la persona che aveva visto su quel barcone quella mattina?

Fabian e Pascal intanto decisero di andare direttamente a casa di Celine per recuperare le cartoline e poter svolgere dei riscontri. Celine e François avevano staccato i loro cellulari e preso una mezza giornata libera e quando sentirono suonare alla porta, erano ancora a fare una colazione.

“Buongiorno Celine scusa se la disturbo a casa ma sono con l’ispettore Fabian Petit e avremmo bisogno di parlarti urgentemente possiamo entrare?”

“Certo Pascal, ma poteva aspettare che la richiamassi io. Non serviva che passasse per casa e poi perché sei venuto con un ispettore? Non ho fatto mica niente di male!”

“Mi scusi signora Celine Belle ma la questione è delicata ed esula dal rapporto privato con signor Pascal”. Avanzò nella stanza Fabian Petit e François nel sentire la frase, “rapporto privato”, si alzò di scatto dalla sedia della cucina e rimase un po’ impietrito davanti a queste due persone che non conosceva minimamente.

Le cartoline furono date all’ispettore Fabian Petit e svelato chi era il reale proprietario François Bullet. Fabian Petit le portò alla scientifica per fare subito un riscontro tra la cartolina presente sul corpo dell’uomo e quelle recuperate a casa di Celine. Il laboratorio lavorò velocemente e verso il tardo pomeriggio i risultati furono decisivi. Le cartoline erano dello stesso materiale e il DNA della vittima era lo stesso ritrovato sul retro dei francobolli delle cartoline che teneva Celine. Ora il corpo aveva un nome ed era quello di François Bullet.

 

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Parigi
Paola Ricci©Photo

 

Il magistrato Masson fu informato dei nuovi sviluppi e autorizzò la perquisizione dell’appartamento di François Bullet in rue de Vaugirard, perché nessuno rispondeva al campanello e per Giselle nessuno abitava stabilmente con il signor François Bullet, pur sapendo che aveva una fidanzata.

Erano presenti tutti al momento di forzare la porta di casa di François Bullet, quando ormai la città era illuminata dalle luci dei lampioni e solo di striscio il sole del tramonto riusciva a malapena a entrare nell’appartamento.

La finestra opposta alla porta di entrata era aperta e le tende svolazzavano come vele di barche in risacca; le luci erano spente. Giselle aveva chiesto a Christophe se poteva stare nelle retroguardie a guardare, l’idea di poter raccontare agli amici delle bocce un sopraluogo con il suo fratello, la riempiva di curiosità. Doveva stare ben indietro e aspettare a poter entrare. Non apparve subito la sagoma del corpo disteso a terra, fu quando Christophe chiese a Giselle se sapeva dove fosse l’interruttore dell’entrata che allora Pascal accese la torcia del telefonino e videro la sagoma di una donna.

La luce della stanza fu accesa e Carole era distesa per terra con il viso in parte coperto dalla sua folta chioma rossa di capelli e vicino alla sua mano destra c’era una cartolina dal Tibet in cui François Bullet aveva scritto che aveva intenzione di troncare la loro relazione e che nelle cartoline precedenti aveva scritto “I love you” solo per non farla soffrire durante il mese, ma il suo cuore era rivolto ad un’altra donna e che era il giorno di partenza da Lhasa e rientro a Parigi, ma evidentemente questa cartolina non fu mai spedita ed era insieme ai biglietti d’aereo Parigi -Lhasa andata e ritorno intestati a Violet Dubois , la compagna di Pascal. Vicino al suo corpo c’era poi un tubo vuoto di medicinali.

Il medico legale arrivò velocemente nel condominio in rue Vaugirard e dal suo primo sopralluogo parlò di morte per avvelenamento  di medicinali, ma dopo l’autopsia sarebbe stato in grado di dire se era omicidio o suicidio anche se protendeva già per la seconda ipotesi.

L’inchiesta si concluse velocemente con il referto del medico legale che dichiarò che la vittima era morta per  assunzione di Pentobarbital ed era suicidio e aggiunse che la corporatura di Carole era compatibile a quella della persona che aveva aggredito François Bullet provocandogli a rottura del collo e la morte. Poi fu ritrovato in casa di François Bullet, anche la soda caustica e il vaso contenente parte finale della crema che aveva sfigurato il povero François Bullet.

 

Vincent van Gogh Saintes Maries

 

Il caso sembrava concluso, e il magistrato Masson si congratulò con Fabian Petit; e dopo qualche giorno, Christophe decise che era ora di rientrare a casa dai suoi figli a Saintes Maries de la Mer. Il giorno della partenza si alzò con calma dal letto e dopo colazione pensava di andare a salutare Pascal che si era trasferito in una stanza di albergo e voleva invitarlo a scendere con lui al sud e fermarsi per un po’ di tempo, visto che aveva deciso di lasciare Violet.

Giselle era già uscita da casa e l’aveva già salutata, doveva fare alcune commissioni e poi sarebbe andata a mangiare a casa di una sua amica che stava vicino a Jardin du Luxembourg, voleva raccontarle tutti i dettagli del ritrovamento del corpo di Carole nell’appartamento di François Bullet.

Quando sentì dei rumori dietro alla porta di casa, non ci fece più di tanto caso Christophe, forse era qualcuno che scendendo aveva sbattuto qualcosa sulla porta di legno. Prese le ultime cose dalla camera da letto, la sua valigia e mentre stava lasciando le chiavi di casa di Giselle nella ciotola vicino all’entrata vide una busta di medie dimensioni che stava per terra vicino alla porta. Si piegò per prenderla e aprì la busta su cui non c’era scritto niente. Nell’aprirla i suoi occhi stupiti lo fecero parlare voce alta: “Bella questa cartolina dal Tibet, in effetti non ci sono mai stato da quelle parti, ma chi me l’ha spedita? Qualcuno si sta divertendo con me!”

Chiuse la porta e andò in direzione dell’albergo di Pascal, ora sicuramente avevano cose da dirsi, lui e il suo caro amico investigatore .

 

FINE.

 

 

 

 

 

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