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Cartoline dal Tibet / L’ispettore Christophe Potier. IV

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Per le puntate precedenti andate a cercare “Cartoline dal Tibet”.

L’ispettore Christophe Potier era arrivato a Parigi una settimana prima dei fatti da noi narrati per trovare sua sorella. Aveva lasciato il caldo Sud della Francia di Saintes Maries de la Mer per fare un’immersione d’arte, perché: “l’arte è nutrimento per qualsiasi intuizione sul mondo reale”.

Aveva lasciato i suoi figli a Saintes Maries de la Mer, sotto la tutela dell’altra sorella più giovane che faceva l’insegnante alle scuole elementari e così si trovava ad occuparsi, oltre ai suoi due figli, dei tre di Christophe Potier.

A Parigi l’aspettava la sorella maggiore, Giselle, sì proprio lei, la portinaia del nostro palazzo in rue Vaugirard. Giselle era sempre contenta di ospitare suo fratello, si divertiva a chiedergli di raccontarle i casi più complicati che aveva risolto da quando lavorava a Saintes Maries de la Mer; in quella cittadina nessuno poteva immaginare quante fatti criminali potevano avvenire comunque e frequentemente.

 

L’ispettore Christophe Potier©Paola Ricci

Christophe Potier riteneva che era sempre importante tenersi allenati a “scrutare” le abitudini dei parigini; era una disciplina molto utile per il suo lavoro e Giselle in questo era perfetta, perché aggiungeva nei suoi racconti, degli aspetti più che interessati e intuitivi dei suoi coinquilini parigini e della gente che osservava passare in rue Vaugirard; erano tutti gli habitué di quella strada, dove il passaggio cittadino era molto intenso, tanto che Christophe Potier pensava ormai di conoscerli perfettamente tutti e con i loro soprannomi acquisiti.

Era per quello che Giselle era stata in grado di dire quelle cose a Celine, una settimana dopo, quando ritrovarono il corpo sfigurato dell’uomo nei pressi dei passaggi pedonali, vicino al Pont Saint Michel e vicino alla Senna. Suo fratello stava lavorando sul caso e Giselle purtroppo si era fatta scappare di bocca alcune annotazioni che Christophe aveva lasciato attaccate al muro come fossero tante “cartoline” sui primi indizi dell’inchiesta in corso e che lei aveva letto, mentre lui era fuori casa.

Facciamo allora qualche passo indietro, Christophe Potier e la sua famiglia erano originari di Parigi, il suo primo incarico, come ispettore, fu proprio nella capitale, nella sede storica al 36 Quai des Orfèvres; poi un anno fa decise, per la salute dei suoi figli, di andare a vivere a Saintes Maries de la Mer, proprio quando la sede storica della Polizia Nazionale si stava trasferendo sempre al numero 36, ma di Rue du Bastion, in una zona moderna di Parigi.

Christophe nella sua permanenza a Parigi aveva lavorato in coppia con Pascal, il nostro investigatore privato, di cui conosceva anche altri suoi colleghi, ed essendo una persona molto calma, socializzava con facilità con tutti. Pascal decise di mettersi in proprio quando Christophe lasciò Parigi per trasferirsi al Sud.

 

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Tibet , Arnie Hung ©photo ,

Christophe, il giorno che fu ritrovato il corpo dell’uomo sfigurato vicino al Pont Saint Michel, era alla centrale con il suo amico Fabian Petit, che era stato chiamato per andare a fare il primo sopralluogo. Allora Fabian lo invitò ad accompagnarlo:“ Christophe dai vieni come me come ai vecchi tempi, così dopo da lì andiamo a mangiare qualcosa a La Grange Aux Canards, vedrai che ti sembrerà di stare a mangiare nel sud della Francia”.

 

Il corpo dell’uomo era irriconoscibile e non si poteva distinguere nessun dei lineamenti del viso; era vestito in modo elegante e particolare, la posizione del cadavere era supina, leggermente laterale, e la parte della giacca rivolta verso l’alto appariva aperta come se stessero per toglierla, ma con ancora con il braccio dentro. Il viso era ricoperto di una massa pastosa opaca che aveva come corroso il volto dell’uomo, quando arrivarono Fabian e Christophe trovarono il medico legale che stava rimuovendo questa “maschera” che copriva il volto per scoprire che non era rimasto che una superficie deformata e svuotata in corrispondenza delle diverse cavità degli occhi, della bocca e del naso. Il cordone creato attorno al luogo del ritrovamento della salma era stato fatto passare dalla polizia il più ampiamente possibile, in modo che non ci fosse alcun passaggio nei due sensi di possibili corridori o passeggiatori parigini.

Christophe si accorse mentre Fabian era piegato vicino al medico legale verso la salma, che dall’altra parte della Senna vi era un battello e una persona con il cannocchiale, che si stava nascondendo attraverso le finestre della barca. Non riuscì a capire se fosse una donna o un uomo, ma rimase per un lungo tempo ad osservare e poi scomparve all’interno del battello.

 

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Tibet , Arnie Hung ©photo ,

Violet quel giorno aveva deciso di non andare in redazione perché voleva parlare con Pascal e stava aspettando che si alzasse dal letto, aveva fatto una notte di appostamenti per conto di Celine; François Belle era appena rientrato dal suo lungo viaggio, ma era spesso fuori casa la sera, non dando informazioni facilmente verificabili per Celine su dove stesse realmente tutta la notte.

Pascal usci dalla camera da letto e vide Violet che camminava nervosamente dalla cucina al soggiorno con le sue scarpe col  tacco alto, che probabilmente con il loro ticchettio avevano velocizzato il suo risveglio. “ Buongiorno Pascal, scusa se ti ho svegliato con i mie rumori , ma ti devo parlare urgentemente e per questo non sono andata ancora in ufficio. Forse è meglio che ti siedi e ti porto una tazza di caffè nero, che ne dici?” Pascal era disorientato e camminava a zig-zag con addosso solo i pantaloni del pigiama e disse : “ Violet che succede ? Ti hanno licenziata ? O per caso sei incinta?”

La faccia di Violet non cambiò a nessuna delle due domande di Pascal, il quale disse sorridendo: “Allora la questione è più seria che mai !”. Non immaginava minimamente che la sua vita sarebbe cambiata completamente da quel giorno.

“Pascal ti devo chiedere un favore e spero che tu deciderai di aiutarmi. Dovresti indagare per scoprire dove si trova un uomo di nome François Bullet che abita in rue Vaugirard, non riesco a contattarlo da circa una settimana, dopo l’ultima volta che l’ho visto.”

“Perché mi chiedi se deciderò di farlo?” chiese Pascal con una faccia sorpresa, ma calma.

“ Perché è il mio amante e ne sono innamorata e tu sei il migliore investigatore che conosca e mi dispiace darti questa notizia, ma sono molto preoccupata per lui. Non lo riesco a contattare da più di una settimana e non è da lui sparire così improvvisamente”.

CONTINUA …

 

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