Scrittura, Viaggi
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Cartoline dal Tibet / L’altro François III

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Per le puntate precedenti andate a cercare “Cartoline dal Tibet”.

François Bullet, era un uomo di circa cinquant’anni portati molto bene, longilineo e non ancora stempiato. Faceva una vita semplice avendo un lavoro che l’assorbiva molto e sempre a contatto con il modo politico e sociale; cercava di mantenersi in forma andando sempre a correre, quando gli impegni di lavoro lo permettevano, al mattino presto o alla sera prima dell’imbrunire lungo i larghi marciapiedi che costeggiano la Senna lungo le vie centrali di Parigi. I passaggi pedonali, lungo il fiume, sono quegli spazi “privati” che i parigini percorrono come flussi controcorrente alle macchine che sfrecciano per la città. Correndo, incrociava altra gente e luoghi abitativi come le chiatte ai bordi galleggianti; dal palazzo di casa in rue Vaugirard, che incrocia Boulevard Saint-Michel, si incamminava a piedi per raggiungere il fiume, il più delle volte raggiungeva la Senna in bicicletta per strade nascoste e lasciando la sua bicicletta al negozio di colori e libri

 

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Parigi ©Photo Paola Ricci

 

“Gilbert Jeune” di cui era amico con il proprietario. François Bullet aveva iniziato da poco una relazione clandestina con una donna che lui definiva “ l’aria per i suoi pensieri più nascosti”, sapeva che stava percorrendo una strada pericolosa perché l’attuale compagna che si era trasferita nel palazzo in rue Vaugirard da neanche due mesi risultava, e come la definiva lui “un’ombra nascosta”. Dopo 10 anni di relazione senza prendere nessuna decisione a riguardo dovette cedere all’ultimatum che Carole le aveva imposto, quello di farla venire a vivere con lui.

 

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Parigi ©Photo Paola Ricci

Carole era una scrittrice di romanzi gialli, passava gran parte del tempo della giornata a scrivere a casa, saltuariamente andava in biblioteca o al Cafè de L’Odéon vicino al Teatro per scrivere stando in compagnia;  soprattutto ci andava la sera, perché così diceva “la sua notte si colorava di giallo”; sentiva che riusciva a stare sulla storia fisicamente e le migliori intuizioni le raggiungeva negli schiamazzi dei clienti e dei camerieri che le giravano attorno al calare della notte. Era proprio in quel luogo che si erano incontrati François Bullet e Carole dieci anni fa, mentre lui era andato a bere qualcosa dopo uno spettacolo al Teatro dell’ Odéon e lei era immersa nella sua scrittura. Con la testa piegata sul suo quaderno lasciava che la sua chioma rossa di capelli facesse da filtro tra la gente e i suoi gesti veloci di scrittura sulla carta.

La prima stesura la faceva sempre su questo materiale “spiegazzato” che si deformava una volta messo nella sua borsa di pelle. Spostava la chioma rossa una volta a destra e una volta a sinistra, il suo volto candido di carnagione è avvolto da una leggera spruzzata di lentiggini che si dispone sul suo viso come un delicato merletto.

François quella sera nel girarsi di scatto dal bancone dopo aver bevuto la sua sambuca, riuscì a vedere il volto proprio mentre la mano aveva fatto alzare del tutto la chioma rossa e il profilo di Carole era illuminato da luci gialle del Cafè de L’Odéon.

Senza alcun dubbio, prese la prima sedia più vicina al tavolo e si sedette davanti a lei e le disse: “ Mi piacerebbe leggere quello che sta scrivendo, ha niente in contrario?” E con un gesto gentile ma sicuro le sfilò il quaderno di mano e si mise a leggere le pagine senza alzare il volto per vedere quale espressione avesse Carole davanti a quell’uomo che era un semplice sconosciuto seduto difronte a lei.

 

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Tibet , Arnie Hung ©photo

 

Violet era rientrata a casa dopo circa un mese che aveva lasciato Parigi, la redazione del giornale, ma soprattutto Pascal a cui aveva inviato solo dei messaggi vocali senza dirgli di preciso dove era e quanto tempo doveva ancora stare fuori casa. La loro era una relazione “rassicurante”, niente accadeva e niente apparentemente cambiava i loro assetti e le loro abitudini, niente sembrava incrinare la loro relazione . Pascal amava il suo lavoro perché era come stare in una dimensione onirica, poteva fantasticare per avere le giuste intuizioni, ma poi doveva mettere i piedi per terra perché tutto coincidesse e combaciasse per portare a definire e concludere ogni indagine.

Giselle aveva ricevuto ancora altre tre nuove cartoline dal Tibet e ormai non guardava neanche più con attenzione la grafia del destinatario e il mittente, le aveva tutte e tre imbucate nella cassetta di François Belle. La sua compagna Celine ogni volta che passava davanti alla portineria sentiva la voce di Giselle che le chiedeva quando poteva passare a prendere le cartoline per staccare i francobolli che le aveva promesso quella volta che aveva portato la seconda cartolina a casa personalmente. Si muoveva velocemente Celine davanti alla porta a vetri della portinaia eppure per magia la incrociava sempre e ogni volta doveva rimandare questa richiesta, visto che non aveva nessuna intenzione di darle in mano quelle che per lei erano la prova del tradimento di François con la sua collega Felicita Bogherra.

 

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Tibet , Arnie Hung ©photo

Il giorno che Celine trovò la notizia del ritrovamento del corpo di un uomo non identificato nei pressi dei passaggi pedonali vicino al Pont Saint Michel vicino alla Senna e relativamente vicino a casa sua, fu fermata nuovamente da Giselle che le disse una frase che le ritornò in mente nei giorni successivi: “ Sai cara Celine che il corpo che hanno trovato vicino al Pont Saint Michel di quell’uomo, sembra che sia un di uomo che ha viaggia nel Tibet, come il tuo François; sembra che fosse privo di documenti e chiavi di casa e col viso sfigurato, ma con vecchi biglietti di areo da Parigi al Tibet e ritorno; si pensa che vivesse da queste parti visto che gli hanno trovato gli scontrini di diversi negozi proprio di queste parti”.

Celine si voltò di scatto e le chiese: “ Come fai a sapere queste cose che sembrano essere indizi d’inchiesta, e non certo si trovano scritti sui giornali dopo il ritrovamento di un corpo?”

CONTINUA….

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Parigi ©Photo Paola Ricci

 

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