Scrittura, Viaggi
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Cartoline dal Tibet / Il morto senza volto e senza nome V.

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Per le puntate precedenti andate a cercare “Cartoline dal Tibet”.

La posta di François Bullet non era stata ritirata da diversi giorni e Giselle non se ne era neanche accorta, presa com’era da diverse cose da gestire: la presenza di suo fratello Christophe in casa e scoprire i fatti del caso che stava seguendo con il suo amico Fabian Petit,

il quale aveva chiesto a Christophe di prolungare la sua permanenza a Parigi, e infine organizzare le grandi pulizie di fine mese delle due scale, che prevedevano lucidare i marmi e pulire le finestre di ogni piano che si affacciavano sul cortile interno della palazzina. Giselle, in quella occasione, si mostrava atletica e intraprendente con tutti i condomini, che dovevano accettare il via vai delle persone addette alla pulizia e venivano disciplinati in quei momenti da Giselle a scendere in modo attento e senza sporcare subito il lavoro appena svolto. Per l’occasione metteva i due cartelli all’inizio delle scale A e B con la scritta in rosso: ”Per tenere pulito basta non sporcare”. In quei giorni, a causa del continuo lavoro e affaccendarsi, doveva rinunciare inoltre ad andare a giocare a bocce con i suoi amici a Jardin du Luxembourg.

Christophe aveva già avvertito l’altra sorella a Saintes Maries de la Mer che non sarebbe rientrato come aveva previsto e le chiedeva gentilmente di occuparsi dei suoi tre figli ancora per un po’, promettendole che a fine anno scolastico avrebbe ricambiato il favore così che lei sarebbe potuta andare a trovare Giselle a Parigi.

Vincent van Gogh, Saintes Maries

La posta di François Bullet non era molta e non uscendo fuori dalla cassetta personale non aveva dato da intendere a Giselle che Monsieur Bullet non fosse a casa. Carole non aveva ancora le chiavi della cassetta, anche perché non aveva dato questo indirizzo ai suoi contatti, ritirava invece la sua posta in casa editrice, che era l’indirizzo che utilizzava al momento. In effetti, Carole non aveva avuto occasioni di incrociare la portinaia Giselle in questi primi mesi in cui si era trasferita in rue Vaugirard; aveva portato poche cose nella casa di François Bullet, alcuni libri, dei vestiti , la sua macchina fotografica analogica e l’attrezzatura per la camera oscura, per sviluppare negativi e stampare le foto. Questo piccolo trasloco, l’aveva fatto fare a François, che non dovendo passare davanti alla portineria per salire la scala B, non aveva neanche dato nell’occhio e nessuno aveva notato questo piccolo “ via vai” di oggetti.

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Carole Paola Ricci©Drawing

François aveva chiesto a Carole inizialmente di essere un po’ discreta in questi primi mesi, forse perché in cuor suo sentiva che questa convivenza non sarebbe durata a lungo e di non pubblicizzare la cosa a Giselle o con gli altri inquilini se gli avesse incrociati; pensava che così si sarebbe evitato molte spiegazioni una volta che la loro relazione fosse finita. Carol era “animale” notturno, usciva la sera per andare al Cafè de L’Odéon per scrivere, poi rientrava dopo mezzanotte, per alzarsi tardi alla mattina. Poi scriveva ancora a casa e faceva alcuni passaggi in casa editrice durante il fine settimana, come l’editore chiedeva, dal momento che lui era impegnato durante la settimana.

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Cafè de L’Odéon Paola Ricci©Drawing

La convivenza tra François Bullet e Carole aveva perso quell’atmosfera noir che c’era all’inizio, quando si vedevano dopo la mezzanotte, quando lei aveva finito di scrivere al Cafè e lui la raggiungeva dopo gli impegni diplomatici che Parigi imponeva con orari serrati e stancanti; era desideroso di atmosfere magiche che Carole sapeva emanare insieme alla sua innata sensualità misteriosa di scrittrice di gialli. La sua chioma rossa e la sua pelle candida erano mappe d’infiniti possibili messaggi “noir” di cui François Bullet amava circondarsi; era come tornare indietro nel tempo, quando il suo desiderio era fare il professore di letteratura, ma la carriera diplomatica aveva un pregio che gli permetteva di fare una vita più agiata e la sua pigrizia aveva sempre preso il sopravvento quando doveva prendere importanti decisioni. Essere diplomatico poi gli permetteva di viaggiare e vedere posti nuovi e fu proprio in uno dei suoi viaggi che conobbe casualmente Violet. Lei stava conducendo un’inchiesta in India, al confine col Tibet e la Cina, riguardo lo sfruttamento delle risorse naturali e idriche tibetane da parte del governo indiano e cinese. François Bullet era stato contattato, dalla redazione del giornale, per un’intervista; il suo ruolo era di diplomatico e “pacificatore” in questioni internazionali sul territorio di confine tra quei tanto diversi stati e che lui conosceva bene da diversi anni.

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Strade a Parigi Paola Ricci©Photo

Pascal era seduto sul suo divano e il viso aveva assunto una leggera paralisi facciale rimanendo bloccato per qualche secondo, quando poi una mosca fastidiosa lo obbligò a muovere la testa e a scompigliare i capelli con le sue mani, facendo cadere a terra la tazza di caffè bollente che Violet gli aveva portato. Un leggero urlo uscì dalla bocca di Pascal, quando cadde il caffè bollente su un piede scoperto.

“Violet ! Ma ti rendi conto di quello che hai appena detto? In una sola battuta sei riuscita a dirmi che hai un amante che ne sei innamorata e che dovrei andare a cercarlo, perché sono il migliore investigatore a Parigi. La prossima volta che mi vuoi fare un complimento cerca di trovare un modo meno sarcastico per dirmi che sono bravo; anzi facciamo così ti do subito l’indirizzo di un mio amico, così evito di scottarmi anche l’atro piede, se ci sarà mai una prossima volta”.

Pascal si dirige in bagno, cerca di medicare alla meno peggio il suo piede e vestendosi velocemente per uscire di casa dice ad alta voce a Violet : “ Volevo dirti che in rue Vaugirard ci sto lavorando da diverso tempo per un altro caso, peccato che non me lo hai detto prima perché era capace che ci incontravamo da quelle parti; potevo forse conoscere Monsieur Bullet. Allora la prossima volta ti consiglio, avvertimi prima, lasciami un messaggio su WhatsApp con la fotografia della persona, così non lo confondo con qualcun altro.

Ah! Poi volevo aggiungere. Non aspettarmi per cena”. Pascal, chiuse la porta con la dolcezza di sempre come quando usciva quando lei tornava alle prime ore dell’alba, dopo una notte passata in redazione.

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Pont Saint Michel Paola Ricci©Drawing

Addosso al corpo della persona sfigurata, trovata sul passaggio vicino al Pont Saint Michel, c’erano solo questi effetti personali: i biglietti andata e ritorno, da Parigi al Lhasa, alcuni scontrini di spese in negozi nella zona di rue Vaugirard e delle fotografie a colori di paesaggi e di città con sul retro i francobolli non francesi e le righe segnate a penna per poter indicare il destinatario e un messaggio. Questi oggetti furono ritrovate nella tasca della giacca interna sul lato, dove era piegato il corpo a terra.

Il medico legale non aveva ancora svelato del tutto l’ora del decesso, disse con certezza che il collo era stato spezzato, probabilmente da dietro e che la persona doveva essere alta quanto lui. Successivamente il viso era stato ricoperto da questa “pasta” opaca che l’aveva letteralmente “bruciato”, rendendolo irriconoscibile. Il medico legale doveva anche completare il referto per i riscontri di alcune impronte, e ulteriori ematomi trovati in altri punti del corpo e allegare gli esami di laboratorio, che avrebbero detto di che composto era costituita la maschera.

Fabian Petit, dal canto suo, era certo di avere il nome dell’uomo senza volto, ed era quello riportato sui biglietti aerei di un certo Bernard Arnold. Quando andarono a bussare alla porta lui e Christophe, si affacciò una giovane donna dai capelli lisci e biondi.

“Buongiorno mi scusi sono l’ispettore Fabian Petit e questo è il mio collega Christophe Potier, lei è per caso Madame Arnold, moglie di Monsieur Bernard Arnold ?”

“ Sì” rispose la donna con una faccia leggermente di sorpresa.

“Possiamo entrare un momento le dovremmo parlare?”

“Di che si tratta?” chiese la donna.

“ E’ una questione delicata e le chiedo se c’è qualcuno in casa, perché le devo dare probabilmente una brutta notizia”.

“ Beh! c’è mio marito Bernard, aspetti che lo chiamo. Bernard, puoi scendere c’è la polizia che ci deve comunicare qualcosa di brutto”.

Il viso di Fabian e Christophe divenne improvvisamente bianco e si appiattì annullando qualsiasi espressione, come se fossero davanti a un film muto è la sorpresa fosse irrefrenabile. Entrambi senza guardarsi in viso si stavano chiedevano, chi era allora il morto ?.

“Buongiorno ispettori, di che cosa si tratta?” chiese Bernard Arnold, pronto per uscire per andare al lavoro.

Una leggera staticità dei movimenti di entrambi gli ispettori rendeva l’atmosfera surreale.

“Cosa dovete dire a mia moglie di tanto delicato?” chiese Bernard.

“Mi scusi ma lei è Bernard Arnold?”. Chiese Fabian rallentando la voce e quasi balbettando il nome del signore.

“Si certo, perché?”.

“ E’ lei che per caso è rientrato da poco da Lhasa con il volo della Air France del 20 maggio in arrivo a Parigi alle ore 10 del mattino ?”.

“Si certo, Perché cosa è successo?”

“Perché abbiamo trovato i suoi biglietti aerei sul corpo di un uomo morto il giorno dopo, il 20 maggio”.

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Tibet , Arnie Hung ©photo

Normalmente Christophe in queste occasioni durante un’inchiesta di omicidio, cercava di procurarsi una fotografia della prova per poterla mostrare alla persona di interrogare, ma essendo presente solo in veste d’amicizia, confidava nell’esperienza di Fabian e nella sua precisione in queste situazioni. Evidentemente Fabian, questa volta, pensava che l’indizio era palese e facilmente riscontrabile.

“E’ molto strano che abbiate trovato i miei biglietti, perché dovrei averli io, quindi non capisco cosa avete trovato sul corpo di questo poveretto?”. disse Monsieur Bernard Arnold,

“Le vado a prendere i biglietti dovrebbero essere ancora nella mia giacca”. L’uomo si spostò nell’altra stanza per cercare la giacca.

Bernard Arnold portò la giacca davanti alle persone e muoveva le mani con calma e disciplina, senza farsi prendere dalla fretta e girando la giacca alcune volte per essere sicuro di aver guardato e toccato con attenzione tutte le tasche.

“Cara per caso hai svuotato tu le tasche della giacca quando sono rientrato?”

“No Bernard non ho avuto tempo di farlo, ma forse li hai messi da un’altra parte , sei sicuro di averli lasciati nella giacca?”

“Ma certo”, ma nel momento stesso che aveva finito di dire queste parole con dolcezza a sua moglie, fece un’espressione di sorpresa, come se la memoria si fosse manifestata in un’ unica scena e proiettata sulla sua fronte.

“Oh! Caspita, ora ricordo cosa è successo.”

“ Eravamo ormai scesi tutti dall’aereo e camminando in modo spedito verso l’uscita, allora sono andata a scontrarmi con un signore distinto che però aveva un passo ancora più veloce e a zig zag. Nello scontrarci ci sono caduti dalle mani i biglietti aerei, io li avevo in mano entrambi sia quello di andata che quello di ritorno e ricordo che ero abbastanza certo di averli visti caduti vicino ai miei piedi e senza verificarne l’appartenenza li ho presi e mi sono scusato col signore. Poi quando mi sono seduto in metropolitana, mi sono accorto che non erano miei e appena sono uscito dalla carrozza li ho buttati via”.

Fabian con un’espressione di meraviglia, rasente la rabbia gli chiede subito: “ Per caso si ricorda che nome ci fosse scritto sui biglietti?”.

“Devo essere proprio sincero, non me lo ricordo. Ricordo che mi sono messo a ridere perché erano un’andata e ritorno, come i miei, e pensavo che avevo incontrato un’altra persona che faceva come me, non buttava il biglietto di andata tenendolo insieme al ritorno”.

Bernard Arnold non fu in grado di dare una descrizione accurata della persona, che era sicuramente il nostro personaggio sconosciuto. A malapena si ricordava il colore del vestito che era quel grigio ferro che usano quasi tutti gli uomini che viaggiano per lavoro, rappresentanti di chi o quale azienda si voglia immaginare.

Fabian e Christophe lasciarono il loro recapito a Monsieur Bernard Arnold, in caso si ricordasse altre cose e particolari che avrebbero potuto aiutare a identificare l’uomo che non aveva ancora un nome e un volto.

CONTINUA…

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