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Cartoline dal Tibet / Il medico legale VI

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Per le puntate precedenti andate a cercare “Cartoline dal Tibet”.

Fabian Petit e Christophe Potier furono convocati dal medico legale alcuni giorni dopo il ritrovamento del cadavere; speravano che avrebbe fornito nuove informazioni e di poter sciogliere così i dubbi sulla morte di quest’uomo, che al momento non aveva nome e volto.

La stanza era poco illuminata delle lampade che erano indirizzate solo sul tavolo dove era disteso il corpo dell’uomo. La luce tagliente del sole arrivava dalle finestre che si trovavano alte e si affacciavano sul lato dell’edificio dell’Istituto di Medicina Legale di Parigi, che dava sulla strada.

L’istituto medico legale riceveva i corpi dei defunti, qualunque fosse il motivo della loro morte, ed era situato a Place Mazas, lungo la Senna, costruito con mattoni rossi il muro appariva di un colore ancora più intenso quando il sole tramonta. Il pubblico ministero aveva già emesso la richiesta di autopsia sul cadavere all’IML, gli esami forensi erano stati presieduti dal medico legale assegnato: l’incontro tra il medico legale e l’ispettore Fabian Petit occorreva al magistrato incaricato dell’indagine per decidere quando rilasciare il corpo e permettere la sepoltura. Il problema del magistrato, comunque, non era risolto dal momento che il corpo ancora non aveva un nome e non era stato identificato da nessuno.

 

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Ponte vicino a Notre Dame di Méryon Charles 1853

 

“Si accomodi ispettore” disse il medico legale a bassa voce, che dava le spalle sia a Fabian che a Christophe. Il suo tono di voce era basso e chiuso, non squillava ed aveva un’intonazione nasale come di una persona che avesse un leggero raffreddore. Vista di spalle appariva di una corporatura alta e longilinea e nel momento che si voltò si vide, attraverso l’apertura del camice bianco, una lunga collana di perle di diversi colori e forme, che risuonavano in modo piacevole.

“Sono il dottore Celestin Morel, medico legale, e ho rilevato il caso dal mio collega” disse la donna di bell’aspetto e dalle mani grandi, che aveva raccolto i capelli lisci in modo tale che stessero nascosti sotto il collo del camice. La sorpresa fu molta per entrambi gli ispettori che si aspettavano una figura maschile dietro a quella corporatura longilinea e prestante.

 

Camargue vista©Paola Ricci

“Buongiorno dottore, sono l’ispettore Fabian Petit e questo è il mio amico e collega Christophe Potier che opera a Saintes Maries de la Mer, ma che si trova qui a Parigi in visita da sua sorella, casualmente quando si è presentato il caso era nel mio ufficio. E’ venuto anche lui sul luogo del delitto, appena è stato ritrovato il corpo. Gli ho chiesto io di rimanere ancora alcuni giorni a Parigi, come ai vecchi tempi, e di darmi una mano in questo caso, che si è presentato complicato fin dall’inizio. A tutt’oggi non siamo ancora riusciti a identificare il corpo e s’immagini la difficoltà a trovare anche l’assassinio” Fabian parlava con calma, ma tutto d’un fiato, come se volesse che la comprensione superasse qualsiasi difficoltà.

Christophe era leggermente dietro Fabian quando Celestin Morel si girò verso di loro al suono della voce dell’ispettore Fabian Petit e così riuscì a vederla in viso un attimo prima che lei potesse fare lo stesso. Celestin si avvicinò alle lampade basse sul cadavere e allora le pieghe delle sue guance divennero lentamente arrossate, sotto il calore della luce.

Aveva in mano la cartella con la documentazione del caso e Christophe osservò i movimenti delle sue mani e per un attimo gli ritornò in mente la freddezza e la meticolosità dei medici legali di Parigi, che ben si allontanava dalla tipologia di lavoro che avveniva a Saintes Maries de la Mer.

Lì l’inchiesta si svolge direttamente sul luogo del delitto e tutta la squadra investigativa è coinvolta, per poi trovarsi spesso a mangiare tutti insieme a fine giornata in qualche ristorante sulla spiaggia. Per questo modo di vivere con maggior “relax” e vicino al mare Christophe si era deciso a trasferirsi al sud, ma soprattutto per salvaguardare la salute dei suoi figli.

 

Vincent van Gogh, Barche a Saintes Maries, acquerello

“L’uomo conosceva il suo assassinio, perché non sono presenti sul corpo elementi che facciano pensare a un qualsiasi tipo di colluttazione; potrebbe anche essere una donna di altezza medio-alta visto che il nostro uomo è longilineo, ma non altissimo, 1 metro e 72 cm. Il collo è stato spezzato con un unico gesto senza provocare più traumi del necessario o che facciano pensare ad un tentativo di soffocamento. Poi il corpo è stato trascinato per alcuni metri verso la volta del ponte e lasciato nell’oscurità. Ipotizzo che l’assassino abbia trasportato il corpo cingendolo sotto le ascelle, questo spiega le leggere escoriazioni su entrambe le caviglie dovute al trascinamento; il mio collega aveva notato le strisce di terra e ghiaino fino alla volta del ponte lasciate a terra, avendo fatto lui il sopraluogo. Questo spiegherebbe il segno dell’elastico dei calzini lasciato sull’incollatura dei piedi e non sul polpaccio, determinato dallo spostamento del corpo e dalla presenza all’interno degli stessi calzini di tale terra e ghiaino compatibile con quella presente a terra, tracce se ne sono trovate addirittura all’interno delle scarpe dell’uomo.”

“Mi scusi dottore è riuscito a capire a che ora è avvenuto il decesso?” chiese Fabian a Celestin.

“L’ora del decesso è tra la mezzanotte e le due, posso ipotizzare, inoltre, che la maschera di crema sia stata applicata dopo il decesso, dal momento che non ne ho trovato tracce all’interno della bocca ingerite accidentalmente. Poi io credo che l’assassino o assassina abbia avuto un tentennamento.” Disse Celestine Morel con quella flemmaticità che si può assumere quando sei in una conversazione tra colleghi prendendo il “tea” con biscotti al cioccolato.

“ Mi scusi come fa a dire che vi è stato un tentennamento dell’assassino nel mettere o no la crema a base di soda caustica?” chiese Christophe a Celestine Morel.

“ Perché la concentrazione di soda caustica nella crema è risultata alta e se avesse agito dall’ora del decesso fino a quella del ritrovamento avremmo avuto ancora meno di quel poco che ne è rimasto”. Celestine Morel si pronunciò così sicura che dava proprio l’idea che fosse stata presente lei sul luogo del delitto nel primo sopralluogo e non il suo collega.

“Allora lei è sicura che è passato del tempo tra il gesto che ha determinato la morte dell’uomo e poi l’avvenuta apposizione della crema con la soda caustica?” chiese questa volta Fabian.

“ Ne sono sicura” disse Celestine Morel con il suo tono fermo e secco.

“ Lei mi vuole dire che l’assassinio o assassina ha trascorso del tempo a guardare l’uomo morto prima di mettere la crema sul viso?”. Fabian aveva cominciato a girare nervosamente intorno alla salma, che era scoperta e mostrava un viso irriconoscibile, ma non del tutto annullato nella sua morfologia facciale. Le proporzioni del viso, la struttura ossea, le distanze e i lineamenti con l’attaccatura dei capelli erano ancora visibili e determinabili.

 

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le Café Rajah, Parigi

Pascal stava ritornando in rue Vaugirard dopo che Violet gli aveva confessato che aveva un amante, doveva incontrarsi con Celine per essere informato su gli ultimi fatti riguardanti François Belle e la sua ipotetica amante e collega Felicita Bogherra.

“Buongiorno Celine, mi scusi del ritardo, ma ho avuto un piccolo inconveniente con la mia compagna che è rientrata da qualche giorno a casa. Vediamo di fare velocemente il quadro della situazione così lei ha modo di arrivare al lavoro in tempo. Io oggi pensavo di mettermi a controllare le entrate e uscite dal condominio di François. Così vediamo se è insieme a Felicita Bogherra, visto che mi ha detto che è rientrato dal Tibet da qualche giorno insieme a lei.” erano seduti ad un tavolo in un bar, poco distante dall’entrata principale della palazzina. Si rendeva conto che quel giorno avrebbe lavorato con la testa da un’altra parte e se restava davanti all’edificio di François, forse questo l’avrebbe aiutato a focalizzarsi meglio su cosa stava succedendo realmente nella sua vita.

 

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Caffe a Parigi Photo Humberlad Morris

 

“ Mi scusi Pascal, ma le sembra sufficiente restare in strada, davanti alla palazzina, per capire che François ha una relazione con Felicita Bogherra ? L’abbiamo già appurato questo. Io voglio solo la prova lampante che è così! Vedrà come gli sbatto in faccia questa storia e quelle maledette cartoline che ha spedito lei a casa.” Celine dondolava nervosamente la gamba accavallata mostrando il tacco sottile che evidenziava la bellezza della caviglia e di una gamba affusolata e tornita di una probabile danzatrice di tango argentino.

“ Non si preoccupi troveremo la prova!”. Rispose Pascal con un tono stanco e distaccato.

“A proposito, è proprio sicura che sia stata lei a spedire queste cartoline? Mi diceva che sono delle fotografie scattate probabilmente da François nel Tibet. Forse lui aveva piacere di ricevere queste, invece di comprare le solite cartoline da un negozio qualunque e di bassa qualità”. Pascal cercava di stemperare la rabbia che traspariva da tutte le movenze che aveva Celine nel parlare con lui.

 

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Tibet , Arnie Hung ©photo

 

“Poi occorre che me le faccia vedere queste cartoline, perché vorrei confrontare i francobolli e i timbri di quei luoghi, poi far fare un’analisi più dettagliata sul materiale della fotografia e sull’inchiostro usato per scrivere. Ma lei è poi sicura che la calligrafia è di questa donna? Sa perché tra una cosa e l’altra io non ricordo di averle viste e lei non me le ha mai fatte vedere. Sbaglio o è vero?”. Concluse così Pascal sapendo benissimo che Celine non le aveva mostrate e aveva ormai sviluppato una forma di paranoia che alimentava parlando di prove attinenti, ma non volendole mostrare neanche all’investigatore privato che stava pagando periodicamente da qualche mese.

Celine era il classico cliente che assolda l’investigatore solo per poter alimentare una convinzione mentale che è poi supportata da fragili prove. Per Pascal erano soldi sicuri che entravano, ma che si stava annoiando di ricevere e forse proprio oggi, dopo la chiacchierata con Violet, era arrivato il momento di liberarsi di questo cliente definitivamente. Sentiva che qualcosa stava succedendo nella sua vita che richiedeva cambiamento e coraggio.

 

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Tibet , Arnie Hung ©photo

“Certo che sono sicura che sono cartoline scritte da lei e quindi caro Pascal non perda tempo a fare il confronto sulla calligrafia per vedere chi ha realmente scritto queste cartoline!” disse Celine con tono scocciato e nello stesso tempo si alzò dal tavolo per andare a pagare il conto del caffè.

Era ormai l’imbrunire della giornata e Pascal aveva visto uscire François Belle alcune volte sempre da solo, carico di borse per l’attrezzatura fotografica e con la spesa per la casa e proprio quando vide entrare lui con le borse della spesa vide uscire Christophe Potier con una borsa per documenti e un ombrello in mano , visto che apparivano i primi lampi che si confondevano con le luci della città che si stavano accendendo.

L’espressione in viso a Pascal fu come di uno che avesse visto un fantasma, tanto che non si preoccupò neanche per un attimo di uscire allo scoperto e andare verso di lui sul marciapiede opposto, rischiando quasi di essere sfiorato da un taxi che arrivava dalla parte opposta.

“Christophe, Christophe” grido allora Pascal “Christophe ma che ci fai qui a Parigi?” alzò la voce carica di un sorriso liberatorio proprio quando Christophe si era voltato e lo aveva visto.

CONTINUA.

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