Arte, Arte & Opere, Biennale 2019
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Carolee Schneemann (1939-)/Leone d’Oro 2017

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Carolee Schneemann Leone d’Oro alla Carriera della Biennale Arte 2017

Continua il percorso di analisi su artiste che esplorano il corpo al femminile, come delle “linee” di configurazioni artistiche; lo studio e l’esplorazione nel tempo di artiste, ora approda alla energia pittorica di Carolee Schneemann.

Essere dei pionieri di forme d’arte pone un peso diverso e d’importanza al mezzo che viene utilizzato per esprimersi; negli anni ‘60 utilizzare il proprio corpo era anche stravolgere la concezione accademica della pittura-disegno. Quest’operazione estetica non è solo l’utilizzo del corpo nudo, come provocazione e determinazione del femminile pari alla presenza dell’artista maschile, ma è la capacità di esplorare confini nuovi per determinarsi pittrice. Lei incastona sul suo corpo il disegno pittorico come sessualità artistica.

Nella recente retrospettiva su Carolee Schneemann “Kinetic Painting” al Museum der Moderne di Salisburgo (Austria) nel 2015, l’opera pittorica ha avuto modo di mostrarsi sulle lunghe pareti del Museo a Salisburgo. Questa mostra ha dato l’opportunità di vedere molti lavori inediti, poco visti rispetto alla produzione delle azioni performative che invece sono maggiormente conosciute di quest’artista, in una esposizione a largo raggio e di grande respiro curatoriale, come se l’azione dello spettatore era di muoversi insieme alle opere. Questa mostra ha dato modo di visualizzare e scoprire la relazione stretta che la definisce “l’essere una pittrice”.

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Carolee Schneemann. Kinetic Painting, Museum der Moderne Salzburg.
Sala della mostra (2015-2016)

Queste opere sono della metà degli anni ‘50 e contengono il termine proprio di Painting Constructions, dove il termine in inglese “constructions” racchiude il significato proprio di terminologie attinenti alla costruzione nello spazio, edificazione di oggetti di larghe strutture e molto affini a edifici reali, che qui sono invece metaforici e il colore agisce come forza propulsiva di creare materia su materia e livelli di tridimensionalità profondi come in una vista dall’alto di paesaggi allargati e sovrapposti.

Carolee Schneemann ha studiato pittura a Bard College, Columbia University, e University dell’ Illinois. Nella fase iniziale, ha iniziato impostando i suoi quadri nel “movimento”, utilizzando meccanismi semplici e integrando fotografie e oggetti di uso quotidiano nelle sue Painting Construction.

Il lavorare con quest’approccio costruttivo porterà a percorrere gli anni ‘60 in poi, l’idea della “linea pittorica che configura” il corpo, la sua sensualità, come un disegno. Sono le proiezione mentali di corpo-segno, manufatto e azione pittorica che vanno a manifestarsi. La linea risultante dell’azione del corpo non esiste se non si manifesta il corpo stesso così come nell’opera “Up to and Including her Limits” (1973-1976)

I monitor sono poi la rivelazione visiva che quello che ha registrato è l’opera; l’insieme artistico del suo corpo che si muove e fluttua nell’aria e ondeggia a testa in giù come un animale libero nella natura, è la pittura che si manifesta si vede in azione.

Quindi ora rivedere la postazione con l’imbracatura che la teneva sospesa e circondata dalle pareti dipinte e dalle linee risultanti della sua azione, può risultare svuotante, come una assenza e presenza immaginata nel passato, diventa solo un epitaffio ma che ci nutre.

 

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Carolee Schneemann. Kinetic Painting, Museum der Moderne Salzburg.
Up to and Including Her Limits, 1973–1976
Sala della mostra (2015-2016)

Quello che ci sbalordisce e ci rilascia calore emotivo è vedere il video prodotto nel frangente dell’azione “pittorica”. Quanti vorrebbero poter vedere il fare della pittura di Giotto o di Rubens o arrivare ancora più indietro fino gli uomini nelle caverne; lei sta proprio nel tempo reale e nello spazio letterario e concreto ed è la dimensione più estetica che unisca l’artista con lo spettatore dell’arte. Le sue energie sono nel gesto che si fa pittura, o nella scultura che si fa metafora dell’azione, non ha caso il suoi riferimenti sono di artisti come Claes Oldenburg, Jim Dine, dove “l’evento che si attualizza”, è metafora per parlare di “altro” e quest’altro è il punto focale della ricerca di Carolee Schneemann.

L’arte è dell’artista ma è anche di chi fruisce con essa, è quel fruire che porta a una vita dell’opera nel tempo all’infinito.

“it really had to do with painterly sense of environment as a collage area”. C.S.

Lo stesso aspetto pittorico lo ritroviamo in un video di un’epoca precedente, intitolato Fuses (1968). In cui si susseguono immagini prive di un sottofondo di suono, che “documentano” con una tecnica del collage, scene di lei con il suo compagno di allora, James Tenney.

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Carolee Schneemann. Kinetic Painting, Museum der Moderne Salzburg.
1964-1967 Fuses
Sala della mostra (2015-2016)

Dove l’erotismo del video, se anche è palese nelle immagini, comunque ha una sua costruzione cromatica che si modifica e si mescola come frammenti lanciati insieme e mescolati come se un pennello cercasse tinte diverse su una tavolozza di colori allineati. Sembrano bruciature di fotogrammi, solarizzazione e inversioni di toni, tutte tecniche della fotografia utilizzate nel video perché si raggiunga un effetto “pittorico” della narrazione.

“The artist originally trained in painting, and has continued to identify herself as a “painter” despite the interdisciplinary nature of her projects and their convergence with film and performance. In the opening sequence of Fuses – as the camera is directed across the body of Tenney under a hue of red light – Schneemann effectively draws the eye of the spectator across a richly textured painting. Her visuals are not explicit in this regard; rather, one must uncover, and feel their way through, the ambiguous physical forms exposed by the focus of her camera.”Katrina Millar

Vedere il lavoro proposto dall’artista alla Tate di Liverpool intitolato “Precarious” nel 2009 è come di immergersi letteralmente in una dimensione di sovrapposizioni di piani cromatici che scorrono nello spazio lineare, dove invece la percezione diventa semicircolare, quando le immagini incominciano a fluttuare come escono dal monitor con effetti simili ad un ologramma.

 

Le immagini s’identificano in azioni che vengono moltiplicate o sovrapposte o solarizzate, perdono una identità di riconoscibilità per assumere quella primaria del colore, poi quella morfologica e per canalizzarsi su una dimensione onirica in un loop continuo.

Il movimento dei vetri, quando è proiettato il video sulle pareti, agisce come la capacità di mescolanza tra i diversi strati di tinte che pittori svolgevano con lentezza nei loro studi con le tele sui cavalletti. I due vetri posti paralleli ai lati dell’otturatore fungono come mezzo di “trasformazione” che canalizza la luce, che si moltiplica nello spazio espositivo.

Lei si definisce sempre una pittrice, questo termine viene espresso come la sua aneddotica dei suoi lavori svolti nel tempo. La pittura è intesa come azione che racchiude l’omogeneità dello spazio che l’essere umano percepisce continuamente muovendosi in esso.

L’assegnazione a Carolee Schneemann del Leone d’Oro alla carriera in questa Biennale di Arti visive 2017, definitasi ”pittrice”, e con l’uso del video come un mezzo rappresentativo, si unisce anche alla filosofia illuminante che la curatrice della mostra ARTE VIVA ARTE in questa 57. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, Christine Macel, in cui ha invitato gli artisti a presentare un proprio video che li “narri”.  Come  tante storie che si muovono tra il passato e il presente e verso il  futuro; perché il futuro è nell’interazione dello spettatore di quello che l’artista si mostra.

La narrazione fa parte della creazione di un’opera, ma “l’azione” della narrazione è quello che da vita all’opera e in questo sta il profondo ponte tra la storicità di quest’artista e la scelta di rappresentare, da parte della curatrice, i diversi artisti invitati, con un video su di loro. Azione intesa come vita e movimento nello spazio che differenza il genere umano con quello vegetale che è ancorato alla terra e non ha necessità di spostarsi.

#BiennaleArte2017  #VivaArteViva

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Carolee Schneemann Photo by Andy Archer

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