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Canova e Penone / Ercole e Spoglia d’oro

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Quando le opere d’arte, di epoche diverse, si affacciano tra loro o, una guarda l’altra da diversi punti di vista, il tempo si ferma o ne nasce una nuova entità temporale?

Ercole e Lica,  l’opera scultoria del Canova (1795-1815) e Spoglia d’oro su spine d’acacia  di Giuseppe Penone (1947-) sono conservate alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.

Ercole impazzito dal dolore procuratogli dalla tunica intrisa dal sangue avvelenato del centauro Nesso, scagliò in aria il giovanissimo Lica.

Il gruppo scultorio segue un’accurata struttura geometrica. L’eroe e posto in un postura di dinamismo che contrappone la  staticità della massa della scultura; il braccio teso dietro la schiena realizza una triangolazione acuta che quasi appare come una negazione alla sua rabbia che si stava per manifestare per scagliare Lica in aria.

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Ercole di Canova
Spoglia d’oro su spine, di Penone
Galleria Nazionale d’arte Moderna e Contemporanea Roma
Paola Ricci©Photo

Spoglia d’oro su spine d’acacia (2002) è invece l’opera tridimensionale su un grande pannello di Giuseppe Penone (1947-), dove, sulla lamina centrale d’oro, sono presenti le sue impronte su una vibrante tela lunga trentasette metri e ricoperta da spine di acacia, come degli “avamposti” della pelle della pianta rilevando la fragilità e l’innato desiderio di proteggersi dalle avversità del mondo esterno.

Quando, da una parte c’è la tensione dei corpi che ruotano e s’innalzano nell’aria e dall’atra, abbiamo la perigliosa disposizione delle spine che disegnano lo spazio lasciando affiorare libero sulla tela, la bocca dell’artista, allora avverrà l’emissione di un suono o del silenzio di chi osserva l’opera, rimanendo su un piedistallo mentale come quello dell’opera del Canova.

 

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Spoglia d’oro su spine, di Penone
Galleria Nazionale d’arte Moderna e Contemporanea Roma
Paola Ricci©Photo

Bocca e corpi sono staccati dal tempo in queste due opere; elementi definibili per segnare le sagome delle anime che si muovono nello spazio?

Uno degli artisti ricava la massa dei corpi mossi da intemperie di stati d’animo che lo scultore ha ricavato da un blocco di marmo; poi volgendo le spalle alla scultura la bocca si materializza dal bianco emergendo dalla tela. Volge questa mappatura di spine verso le spalle e i glutei di Ercole che ha lo sguardo avanti  e non alle spalle per veder se sopraggiunge altro. Le due opere allora si guardano in modo indiretto e lo spettatore che si pone in quel corridoio ha una supremazia e può cogliere dei dettagli imprevisti.

Il retro di un’opera di una scultura non è la parte nascosta o negata, ma è il volume che si muove nello spazio e lo spettatore, potendo girarci attorno, scopre, stando nel retro, che è anche difronte a un’altra opera.

 

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Ercole di Canova
Spoglia d’oro su spine, di Penone
Galleria Nazionale d’arte Moderna e Contemporanea Roma
Paola Ricci©Photo

Stando in mezzo alle due opere egli compie una sinergia tra il vuoto e lo sguardo. Egli si trova contemporaneamente ad attraversare un “corridoio” di vuoto apparente in cui il suo sguardo si alterna dando “le spalle” a un’opera e poi all’altra.

Guarda e intanto da le spalle a un’opera e poi guardando le spalle della scultura del Canova darà le spalle alla tela di Penone; in quel momento non potendo osservare le due opere contemporaneamente assume una posizione di scelta nello spazio, volgere muovendosi.

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Ercole di Canova
Spoglia d’oro su spine, di Penone
Galleria Nazionale d’arte Moderna e Contemporanea Roma
Paola Ricci©Photo

Non è uno scioglilingua quello che si  narrare, ma è una dimensione umana ed estetica dello stare nello spazio di un museo; diventa la scelta la risorsa di uno sguardo, vissuto in modo anche istintivo. Osservo volgendo dove sono attratto e dove voglio dare le spalle per negare per un momento quello che non voglio vedere per osservare altro con maggiore attenzione.

http://lagallerianazionale.com/

 

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